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Waiting rooms di aeroporti e porti: in nessuna area del territorio nazionale i diritti fondamentali delle persone possono essere sospesi

Roma, 8 agosto 2019 - Con quale fondamento giuridico, dove, come e per quanto tempo possono venire trattenute le persone straniere respinte presso i valichi di frontiera italiani? Nei mesi scorsi il Garante nazionale delle persone private della libertà ha cercato una risposta a queste domande visitando i locali in uso alle Forze di Polizia presso gli Aeroporti di Fiumicino e Malpensa e presso il Porto di Civitavecchia. Ora il Garante rende pubblico il Rapporto relativo alle visite effettuate. 
La permanenza delle persone all’interno delle sale d’attesa presso i valichi di frontiera è configurata dal Garante nazionale come una privazione de facto della libertà personale, non disposta o convalidata dall’autorità giudiziaria e che rischia di non dare effettività alle garanzie sostanziali e procedurali. Il Garante raccomanda urgentemente l’adozione di una norma primaria che eviti tale rischio. Per questo ha inviato il Rapporto anche ai Presidenti del Senato e della Camera. 
Il Garante raccomanda intanto che le soluzioni predisposte per accogliere temporaneamente le persone respinte alla frontiera siano urgentemente rese compatibili con il riconoscimento e la tutela dei diritti fondamentali.
Fra le criticità segnalate nel Rapporto, infatti, molte riguardano le condizioni materiali dei locali nei quali le persone vengono trattenute. In particolare, il Garante nazionale ha constatato nei locali visitati l’assenza di luce naturale e l’impossibilità per le persone trattenute di accedere a spazi esterni. In molti casi le persone straniere sono sistemate in brandine da campo e a volte in situazioni di promiscuità fra uomini e donne. Nell’Aeroporto di Fiumicino il Garante si è poi imbattuto in un locale di sicurezza, dotato di una parete a vetro e privo di suppellettili: al Garante è stato riferito che tale locale viene adoperato per ospitare persone pericolose o turbolente. Il Garante esprime preoccupazione per la presenza di un ambiente di questo tipo, che amplifica la sensazione di costrizione delle persone. 
A destare forti perplessità sono poi alcune limitazioni al diritto all’incontro con i propri avvocati. Il Garante nazionale sollecita infine il Ministero dell’Interno a dotarsi in frontiera di un servizio stabile di mediatori linguistici e interpreti, presenza che a oggi è assicurata solo saltuariamente.
Nel giugno scorso, il Garante nazionale ha visitato anche i locali in uso alle Forze di Polizia presso il valico di frontiera del Porto di Bari. Tale visita sarà oggetto di un altro Rapporto che, come da prassi, verrà inviato alle autorità competenti e successivamente reso pubblico.