Comunicati stampa

27 gennaio 2021
Vicinanza del Garante nazionale alla Polizia Penitenziaria

Roma, 27 gennaio 2021 - Il Garante nazionale esprime la propria vicinanza al Corpo della Polizia penitenzia nuovamente colpito dal suicidio di uno dei suoi uomini, in servizio alla Casa circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso.

Consapevole della pressante difficoltà in cui questi servitori della collettività operano, il Garante ribadisce ancora una volta che la propria azione è finalizzata alla tutela dei diritti di tutti coloro che sono presenti nei difficili contesti della propria azione: in primo luogo, proprio coloro che vi lavorano e che assicurano la continuità della presenza istituzionale in un periodo di particolare complessità, oltre che certamente coloro che in tali luoghi, per una varietà di motivi, sono ospitati.

Il Garante nazionale è certo che l’Amministrazione penitenziaria saprà adeguatamente prendersi carico del più volte ribadito disagio di chi opera negli Istituti di detenzione.

 

13 gennaio 2021
Il Garante nazionale “persona offesa” nell’indagine sui fatti di Sollicciano

Roma, 13 gennaio 2021 - Certamente, preoccupa fortemente il Garante nazionale l’indagine che ha portato ai provvedimenti di misure cautelari nei confronti di operatori di Polizia penitenziaria della Casa circondariale di Firenze-Sollicciano.
 
Per seguire da vicino l’evolversi della situazione, il Garante nazionale si è presentato come “persona offesa dal reato”, nominando come proprio legale l’avvocato Michele Passione del foro fiorentino. Tale decisione, ben lungi dal voler trarre conclusioni relativamente a ciò che la magistratura valuterà, costituisce un segno di garanzia per tutte le parti coinvolte e di rassicurazione dell’opinione pubblica circa l’esistenza di uno sguardo istituzionale esterno, attento a che nessun messaggio di impunità possa essere inviato, così come nessuna generalizzazione possa essere avanzata nei confronti di chi lavora all’interno di un contesto difficile.
 
Tuttavia, quanto finora risulta dagli atti richiede una riflessione attenta. Già a luglio il Garante nazionale aveva incontrato i vertici delle diverse Forze di Polizia, tra cui anche il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, a seguito di gravi fatti emersi in alcune indagini che avevano coinvolto operatori delle diverse Forze. Al centro di tali incontri è stata, sin da allora, la condivisione della necessità di rafforzare e diffondere una cultura che sappia tenere insieme l’essenziale funzione di repressione del reato e la scrupolosa tutela dei diritti fondamentali anche del suo autore. Proprio per questo occorre investire sulle condizioni di lavoro e sulla formazione di chi opera in tali contesti.

 

09 dicembre 2020
Il Presidente del Garante nazionale Mauro Palma partecipa alla Giornata internazionale contro la corruzione; diretta streaming mercoledì 9 dicembre dalle 11:00 alle 15:00 su http://www.ilvirusdellalegalita.com

Oggi il Presidente del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale Mauro Palma aprirà con un saluto istituzionale l'appuntamento web "Il virus della legalità" organizzato dalla Fondazione De Sanctis con il patrocinio della Camera dei Deputati in occasione della Giornata internazionale contro la corruzione. Dopo l'intervento del Presidente Palma, il Presidente della Corte di Conti Guido Carlino avvierà la discussione alla quale parteciperanno numerosi esponenti del mondo delle Istituzioni, della cultura e della società civile. Diretta web su http://www.ilvirusdellalegalita.com. L'iniziativa è promossa, insieme alla Fondazione De Sanctis, dalla Corte dei Conti, dall'Unesco e Treccani.

07 dicembre 2020
Il Garante regionale in Emilia Romagna

Roma, 7 dicembre 2020 - Si è conclusa la visita del Garante nazionale in Emilia-Romagna, una prima visita che ha riguardato la parte occidentale della regione. La delegazione – composta dall’intero collegio del Garante (Mauro Palma, presidente, e Daniela de Robert ed Emilia Rossi, componenti) e da sei membri dell’Ufficio – ha visitato diversi luoghi di privazione della libertà: dagli Istituti penitenziari, alla Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), alle camere di sicurezza delle varie forze di Polizia, inclusi i cosiddetti ‘locali idonei’ introdotti dal ‘Decreto Sicurezza 2018’ delle Questure, alle Residenze sanitarie assistenziali per persone anziane o con disabilità (Rsa e Rsd). Una visita senza dubbio complessa e articolata del territorio di Parma, Reggio Emilia e, parzialmente, Piacenza.

Riguardo alle Residenze sanitarie visitate è apparso positivo il mantenimento dell’accesso dei familiari alla struttura, ovviamente in maniera diversa e ben più limitata rispetto a quanto avvenisse nel periodo pre-Covid, ma comunque superiore alla prima fase della pandemia. È questo uno degli aspetti su cui il Garante nazionale è impegnato anche in un confronto con le Regioni e la visita è stata l’occasione per un dialogo con i responsabili dell’area sanitaria dell’Emilia- Romagna sul rischio di una chiusura di tali strutture e di progressiva limitazione delle autonomie decisionali delle persone ospitate.

Per l’area penale, la visita ha riguardato i due Istituti di Parma e di Reggio Emilia, il reparto protetto presso l’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma e la Rems di Casale di Mezzani. Positivamente, va detto che nei due Istituti la diffusione del Covid-19 in questa fase è estremamente limitata, con uno e due casi tra i detenuti e altrettanto ridotta tra gli operatori. In entrambi, sia il personale che le persone detenute erano dotati di mascherine e i tamponi vengono effettuati in maniera sistematica a chi entra in carcere. Questo elemento va valutato positivamente anche se l’alto numero di persone detenute anziane o con più patologie presenti nell’Istituto di Parma induce a molta attenzione e cautela.

L’Istituto di Parma ha, infatti, una sua evidente complessità non solo perché comprende una Casa di reclusione e una circondariale, ma anche perché la stessa reclusione si articola in una pluralità di circuiti diversi, con spesso situazioni di incompatibilità tra di loro. Particolarmente critica è la presenza di un gran numero di persone assegnate all’Istituto da altre regioni per motivi di salute in vista del ricovero nel Servizio di assistenza intensiva (Sai) e in quello per disabili, sezione paraplegici (Crupi); persone che frequentemente vengono assegnate all’Istituto indipendentemente dall’effettiva disponibilità di posti nei rispettivi reparti sanitari. Il risultato è che attualmente più di cento persone bisognose di specifiche cure attendono nei reparti comuni senza quell’assistenza sanitaria di cui necessitano; oltretutto, ingolfando l’Istituto. Si tratta di una situazione che richiede una diversa attenzione da parte dell’Amministrazione, ribadendo che ogni ipotesi di assegnazione richiesta dalla Magistratura di sorveglianza di altri distretti, spesso in risposta a richieste di sospensione facoltativa della pena o di detenzione domiciliare per motivi di salute, deve essere valutata sulla base della effettiva possibilità di presa in carico sanitario della persona una volta giunta a Parma.

L’Istituto di Reggio Emilia è anch’esso caratterizzato da un numero elevato di circuiti detentivi che rende molto complessa la sua gestione. Difficile anche la situazione della Articolazione per la tutela della salute mentale (Atsm), un reparto con un numero molto elevato di posti (46) in assenza di spazi adeguati. A rendere ancora più critica la situazione è la forte presenza di persone provenienti da fuori regione (16 attualmente) per le quali diventa molto problematica la presa in carico da parte del territorio di appartenenza. Un percorso di contenimento e armonizzazione del disagio mentale svincolato da una effettiva presa in carico territoriale centrata su una possibile connessione con la realtà esterna rischia, infatti, di essere del tutto teorico e di configurarsi come forma di internamento: la provenienza da diversi contesti regionali e la conseguente rescissione di ogni relazione con essi evidenzia tale rischio. Complessivamente, tuttavia, l’Istituto sembra indirizzato verso un nuovo inizio, attento alle esigenze trattamentali, lavorative e di connessione forte con il territorio, come da tempo si sentiva l’esigenza.

La Rems di Casale di Mezzani è una struttura provvisoria, operante dal 2015, con dieci posti, tutti attualmente occupati. L’attenzione all’inserimento dei pazienti in un percorso terapeutico continuativo è senz’altro uno degli aspetti positivi e certamente dovrà essere conservato anche quando la Rems sarà realizzata, come previsto da tempo, nella sua nuova sede regionale, più ampia e meno omogenea territorialmente.

Molta attenzione è stata rivolta anche alle camere di sicurezza delle diverse forze di Polizia: dei Carabinieri, della Polizia di Stato e, nel caso di Reggio Emilia, della Polizia locale. In questo contesto il Garante ha visitato, tra l’altro, anche il Comando provinciale dei Carabinieri di Piacenza e la stazione Levante, in fase di ristrutturazione e attualmente appoggiata presso la caserma dei Carabinieri della Forestale.

23 ottobre 2020
L’Italia presente per la prima volta nel Sottocomitato Onu per la prevenzione della tortura

Roma, 23 ottobre 2020 - Finalmente il Sottocomitato per la prevenzione della tortura (Spt), organo delle Nazioni Unite per la vigilanza e il monitoraggio di tutti i luoghi di privazione della libertà, ha un componente italiano.

Nella seduta di ieri, 22 ottobre, i rappresentanti diplomatici dei 91 Paesi che aderiscono al Protocollo opzionale alla Convenzione Onu contro la tortura hanno eletto Massimiliano Bagaglini come componente del Spt per un mandato di quattro anni a partire dal 1° gennaio 2021.

Massimiliano Bagaglini è il responsabile dell’Unità Migranti e privazione della libertà del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà e ricopre questo incarico sin dall’avvio, nel febbraio 2016, delle attività del Garante nazionale.

Per questo la sua elezione rappresenta non solo un riconoscimento alla persona e all’Autorità di garanzia che lo vede attivo componente, ma anche alla drammaticità del tema che egli rappresenterà in seno al Sottocomitato sulla base dell’esperienza che con continuità l’Unità migranti e privazione della libertà conduce.

Il Garante nazionale è grato al Ministero degli Affari esteri e della cooperazione, all’Ufficio Nazioni Unite e alla Rappresentanza italiana a Ginevra, per l’impegno profuso affinché la candidatura di Bagaglini potesse andare in porto.

19 ottobre 2020
Terminate le visite alle sezioni di Alta Sicurezza 2 “miste”

Terminate le visite alle sezioni di Alta Sicurezza 2 “miste”

Roma, 19 ottobre 2020 – Il Garante nazionale ha condotto una visita alle sezioni di Alta sicurezza 2 (AS2), riservate alle persone imputate o condannate per delitti commessi con finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico. Tali sezioni, definite peraltro con atto amministrativo e non da alcuna norma, hanno perso nel corso degli anni la caratteristica di omogeneità che le caratterizzava, in quanto le persone in esse detenute rispondono di reati legati a tre diversi fenomeni: quello del radicalismo violento di tipo islamista, quello dell’antagonismo politico anche di tipo anarchico, e quello residuale dei cosiddetti “anni di piombo” degli anni ’70 e ’80.

Proprio per questa disomogeneità che rende vago ogni riferimento a possibili percorsi di reinserimento, il Garante nazionale ha effettuato una visita alle quattro sezioni di AS2 in cui tali diverse tipologie si trovano a convivere. Queste sono negli Istituti di Ferrara, Terni, Rossano e Rebibbia femminile. Si tratta di situazioni diverse tra loro in cui vi è di fatto sempre una prevalenza numerica di una tipologia rispetto ad altre, rendendo così ancora più complessa la loro gestione nel pieno rispetto della finalità costituzionale della pena. Tanto più quando soltanto una o due persone di una determinata caratteristica sono poste in questo contesto del tutto diverso e distante per lingua, religione, cultura. Si determina così un microcosmo detentivo (le sezioni visitate ospitavano da un minimo di 6 a un massimo di 17 persone), separato dal resto dell’Istituto e da ogni praticabilità di obiettivi diversi dal trascorrere il tempo, segnando oltretutto una disparità di trattamento rispetto alle altre sezioni. Tale disparità si ripropone anche laddove i progetti sono pensati in maniera da raggiungere la maggior parte delle persone della sezioni a discapito dei pochi. In tal modo, le “minoranze” interne alle sezioni di AS2 miste sono più penalizzate degli altri. A ciò si aggiungono talvolta situazioni di totale incompatibilità tra persone ristrette nella stessa sezione. Talvolta anche la sicurezza di chi si trova in un contesto così diverso e quantitativamente rilevante può presentare problemi.

Il Garante ritiene necessario un ripensamento delle sezioni di AS2 che, con l’evolversi del contesto sociale, hanno perso quella caratteristica propria sulla base della quale erano state istituite. Il Garante nazionale invierà a breve all’Amministrazione penitenziaria il Rapporto tematico sulle sezioni di AS2, Rapporto che sarà successivamente pubblicato sul sito del Garante stesso con la risposta dell’Amministrazione. 

04 settembre 2020
Il Garante nazionale interviene sulla polemica detenzione domiciliare

Il Garante nazionale delle persone private della libertà intervistato dal quotidiano La Repubblica dopo la polemica giornalistica riguardante la detenzione domiciliari di alcuni detenuti. 

25 agosto 2020
Garante nazionale: preoccupazione per suicidi tra gli operatori della Polizia penitenziaria

Roma, 24 agosto 2020 - Tre suicidi in un mese, l’ultimo due giorni fa. A togliersi la vita una donna Assistente capo del Corpo di Polizia penitenziaria, in servizio nella Casa circondariale Pagliarelli “Antonio Lo Russo” di Palermo. Pochi giorni prima altri due operatori di Polizia penitenziaria in servizio nell’Istituto di Latina. Il Garante nazionale esprime innanzitutto vicinanza alla Polizia penitenziaria e ai suoi operatori colpiti da questi drammatici eventi. Ma esprime anche profonda preoccupazione per quanto accaduto, quale segnale di un disagio che non è più possibile non leggere.

Certamente, sono molti e diversi i fattori che possono spingere una persona a compiere un gesto estremo come quello di togliersi la vita e volerli ricondurre a un’unica matrice è sempre riduttivo. Tuttavia, sono note le difficoltà del lavoro che la Polizia penitenziaria svolge in prima linea in carcere, in una situazione segnata da una serie di criticità, strutturali, gestionali e numeriche, rese ancora più evidenti in questi ultimi tempi dall’emergenza sanitaria in atto.

Il Garante nazionale nei suoi Rapporti a seguito delle proprie visite agli Istituti penitenziari ha più volte messo in evidenza le criticità legate al personale che vi opera. Pertanto, auspica che l’impegno, più volte dichiarato dall’Amministrazione penitenziaria e positivamente ribadito anche recentemente, per il miglioramento delle condizioni di lavoro si tramuti a breve in gesti concreti volti a garantire ambienti rispettosi dei diritti e della dignità dei lavoratori, personale in numero rispondente alle esigenze, una formazione professionale iniziale e continua all’altezza dei compiti che Costituzione e Ordinamento assegnano al Corpo di Polizia penitenziaria. E offrendo anche quel supporto necessario a chi svolge un lavoro in prima linea, sottoposto a tensioni e situazioni di forte stress emotivo. 

31 luglio 2020
Il Garante nazionale a seguito di gravi fatti che hanno coinvolto alcuni operatori di diverse Forze di polizia

Roma, 31 luglio 2020 - A seguito di gravi fatti che hanno coinvolto alcuni operatori di diverse Forze di polizia, il Garante nazionale ha incontrato i vertici della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia penitenziaria per esprimere la preoccupazione per il rischio del diffondersi di una cultura della contrapposizione che non potrebbe che portare a una lacerazione sociale, una lacerazione di cui il Paese nel suo complesso finirebbe per essere vittima.

Da qui l’esigenza, espressa dal Garante e condivisa dai responsabili delle Forze di Polizia, di agire insieme per una formazione e una crescita della cultura dei diritti degli operatori capace di dare corpo e sostanza a un agire rispettoso dei principi della Costituzione, anche in condizioni difficili.

Il Garante nazionale ringrazia per la loro disponibilità gli interlocutori di così alto livello incontrati in questi giorni e assicura il proprio impegno a cooperare e vigilare.

Segue una dichiarazione del Garante nazionale in relazione a tali incontri.

Dichiarazione del Garante nazionale

Il Garante nazionale ha osservato con viva preoccupazione le drammatiche vicende che hanno gravemente coinvolto taluni operatori delle Forze di Polizia. La preoccupazione discende dal rischio che tali vicende ingenerino una cultura della contrapposizione che, nell’impropria generalizzazione che essa comporta, può costituire un elemento di lacerazione nel contesto sociale – una lacerazione di cui il Paese nel suo complesso finirebbe per essere vittima.

Sono venute alla luce ripetute segnalazioni di episodi di violenza nell’Istituto penitenziario di Torino, già riportate al Garante nazionale nel passato e che avevano indotto il Garante stesso a produrre formale denuncia alla Procura della Repubblica del capoluogo piemontese. Sono episodi su cui doverosamente ha indagato la magistratura inquirente e su cui si pronunceranno gli organi deputati. Tuttavia, proprio le carte dell’indagine hanno evidenziato anche una cultura di alcuni settori, altrettanto grave proprio perché espressione di persone che indossano una divisa. Tale aspetto pone seri interrogativi sulla capacità e sulla volontà di intervento da parte di chi aveva il compito di vigilare e di indirizzare, al contrario, verso una cultura della tutela di quanto la Costituzione e l’ordinamento normativo del nostro Paese prevedono.

Analoga devianza culturale è emersa dalle indagini avviate dalla Procura della Repubblica nei confronti del piccolo ma destabilizzante gruppo di carabinieri di Piacenza, anch’esso portatore – al di là dei reati penali che è compito della magistratura accertare – di una visione del proprio ruolo e dei poteri e degli obblighi che da esso discendono in pieno contrasto con la tradizione dell’Arma e con i valori su cui la Repubblica si fonda e il cui rispetto affida proprio alle Forze dell’ordine.

Altri episodi riferiti in questi giorni e relativi a un fermo a Roma, per ora affidati all’iniziale accertamento di quanto riportato, chiamano in causa alcuni agenti della Polizia di Stato e portano nuovamente all’attenzione quanto il Garante ha recentemente segnalato alla procura di Agrigento circa la concezione di taluni del proprio ruolo nei confronti di persone fermate o ristrette: persone affidate al loro controllo, responsabilità e tutela. Ancora una volta, anche in questi casi, non è compito del Garante occuparsi della rilevanza penale degli episodi, quanto segnalare la cultura che essi esprimono.

Sono episodi differenti che chiamano in campo settori diversi e che certamente, pur non rappresentando la complessiva cultura delle Forze di appartenenza dei singoli, pongono interrogativi al Garante nazionale che per compito istituzionale collabora con tutte le Forze di Polizia in una prospettiva di cooperazione e critica propria del mandato. Un ruolo che certamente è riconosciuto dalle Forze stesse come contributo di valore nel proprio operare. 

La presenza del Garante nazionale nella formazione del personale dei diversi Corpi di Polizia se, da un lato, è testimonianza di tale cooperazione, dall’altro pone anche al Garante stesso interrogativi su come reprimere nel concreto tali atteggiamenti attraverso mutamenti culturali che agiscano ancor prima che essi possano svilupparsi in atti di grave rilevanza disciplinare e penale.

Come è stato condiviso da tutti gli interlocutori, non è tollerabile il linguaggio che si è visto emergere da carte che riportano intercettazioni di colloqui di appartenenti a Forze dell’ordine; non è ammissibile che le persone, una volta riportate sotto il controllo di chi esercita l’autorità in nome della collettività, possano subire forme di violenza; né è accettabile qualsiasi indulgenza o asserita inconsapevolezza perché finirebbe implicitamente per proiettare quell’innegabile messaggio di impunità che è il vero germe distruttivo delle Forze dell’ordine in una democrazia.

A partire da questi punti, il Garante nazionale ha voluto incontrare i vertici della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia penitenziaria e della Guardia di finanza per offrire il proprio contributo a una riflessione su tali temi e a un rafforzamento di un’azione comune per la costruzione di un impianto culturale che isoli tali comportamenti. Per tale motivo, il Presidente del Garante nazionale, Mauro Palma, insieme a una delle due componenti del Collegio, Daniela de Robert, ha incontrato il Prefetto Franco Gabrielli, il Comandante generale Giovanni Nistri, il Comandante generale Giuseppe Zafarana e il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Bernardo Petralia.

Al centro degli incontri la condivisione di tre termini che rischiano per taluni di costituire dei costruttori culturali negativi e che richiedono quindi particolare attenzione nelle fasi di formazione iniziale e in itinere. La prima parola erroneamente declinata riguarda la produttività della propria azione, interpretata come quantità di operazioni portate avanti, quale indicatore della positività del proprio ruolo e della speranza di carriera. La seconda parola è inimicizia, qualora essa finisca per connotare la relazione tra chi esercita la funzione di repressione del reato e il relativo autore, non più visto come responsabile di quanto commesso e quindi necessario destinatario dell’azione repressiva e sanzionatoria, ma come nemico da annientare. La terza parola riguarda il rischio di implicita impunità che può nascondersi dietro un male interpretato spirito di appartenenza a un Corpo, non più visto come espressione dei suoi valori, ma come velo difensivo anche di chi tali valori ha offeso.

Il Garante nazionale ha preso atto, con soddisfazione e certamente senza stupore, della volontà di tutti i vertici delle Forze di Polizia di proseguire nella collaborazione, ragionando insieme su come rafforzare gli esistenti protocolli di intesa stipulati già nel passato con il Garante, nell’ottica della costruzione di una cultura che a ogni livello sviluppi e dia concretezza a quei valori di cui ciascuna Forza è portatrice.

La Costituzione del proprio Corpo come parte civile in processi che si potranno tenere per gli episodi oggi oggetto di cronaca – così come già fatto dall’Arma dei Carabinieri in un processo in corso – sarà, a parere del Garante nazionale, un elemento tangibile di volontà in tale direzione e darà concretezza a quell’impegno di cui la partecipazione del Garante nazionale alla formazione è espressione.

Il Garante nazionale ringrazia per la loro disponibilità gli interlocutori di così alto livello di questi giorni e assicura il proprio impegno a cooperare e vigilare.

 

19 giugno 2020
CONSEGNA DELLA RELAZIONE 2020 AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Roma, 19 giugno 2020 - Questa mattina al palazzo del Quirinale il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale ha consegnato al Presidente della Repubblica la Relazione al Parlamento di quest’anno che riguarda dati e attività del 2019 e dei primi cinque mesi del 2020.

La consegna al Capo dello Stato ha anticipato la presentazione della Relazione al Parlamento che si terrà il 26 giugno prossimo alle ore 10 e sarà accessibile via collegamento su piattaforma Teams (il link può essere richiesto a segreteria@garantenpl.it).