Comunicati stampa

16 gennaio 2019
Primo: rimuovere i video. Secondo: controllare il linguaggio. Dichiarazione del Garante nazionale Mauro Palma sulla spettacolarizzazione dell’estradizione di Battisti

Roma, 16 gennaio 2019 - “Come Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà ho atteso che calasse il clamore attorno all’operazione che ha riportato Cesare Battisti alla doverosa realtà dell’esecuzione di quella pena che la giustizia gli ha inflitto per quanto commesso. Un punto di arrivo che avrebbe richiesto un atteggiamento sobrio sul piano istituzionale e su quello della comunicazione.

Non è stato così. E poiché alle parole che cercano - in contrasto con la nostra Costituzione -  di dare alla pena il significato del «marcire in carcere»,  si sono aggiunti i video che dettagliatamente riprendono le varie fasi della traduzione in carcere della persona estradata, ritengo doveroso richiamare quanto affermato dal nostro ordinamento penitenziario, che all’articolo 42-bis comma 4, prescrive che nelle traduzioni siano «adottate le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità». L’articolo prosegue prevedendo sanzioni disciplinari per chi non osservi tale disposizione: certamente il legislatore non poteva supporre che fossero i vertici delle Istituzioni a non rispettarla.

Questo video postato dal ministro della giustizia e pubblicato sulla rivista online ministeriale purtroppo si aggiunge a quel riferimento al «marcire» che il ministro dell’interno ha più volte espresso in suoi video: riferimento che indica una finalità della pena detentiva opposta a quella voluta dalla nostra Costituzione.

Il Garante se da un lato confida – sulla base della più volte affermata volontà del ministro della giustizia del pieno rispetto della dignità di ogni persona – che si provvederà a rimuovere tali video, d’altro canto ritiene suo compito ricordare che epiteti, frasi e immagini che puntano ad acquisire consenso attraverso il ricorso a un linguaggio del tutto estraneo a quello del Costituente, finiscono per consolidare una cultura di disgregazione sociale e di tensione di cui il Paese non ha certamente bisogno”.

12 dicembre 2018
Picco di rimpatri forzati verso l'Egitto

Roma, 12 dicembre 2018 - Nelle ultime settimane si è verificata un’impennata di voli di rimpatrio forzato verso l’Egitto. A questo proposito, il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, Mauro Palma, registra che, proprio nel momento in cui, dopo la conferma della mancata collaborazione delle autorità egiziane nelle indagini sui responsabili della tortura e dell’assassinio di Giulio Regeni, forme di cooperazione istituzionali con l’Egitto vengono sospese, si ha la sensazione che, viceversa, la collaborazione fra i due Paesi in tema di rimpatri forzati sia entrata in una fase di rilancio.

A questo si aggiunga che, come sottolineato nella Relazione 2018 al Parlamento, il Garante nazionale, in quanto autorità responsabile lato sensu della tutela dei diritti delle persone private della libertà personale, esprime forti perplessità sull’opportunità di organizzare voli di rimpatrio forzato verso Paesi, come l’Egitto e la Nigeria, che non hanno istituito un meccanismo nazionale di prevenzione della tortura (l’Egitto in quanto Stato non firmatario dell’OPCAT e la Nigeria in quanto Stato firmatario che non ha ancora implementato le disposizioni riguardanti il Meccanismo nazionale di prevenzione).

Dopo queste doverose premesse il Garante nazionale informa che una delegazione del proprio Ufficio ha monitorato nella notte fra il 5 e il 6 dicembre 2018 un’operazione di rimpatrio forzato verso l’Egitto, nel corso della quale sono stati accompagnati nel Paese africano 16 cittadini egiziani precedentemente trattenuti nei Centri di Bari, Potenza e Trapani. L’operazione si è svolta in modo regolare, anche se permangono alcune delle criticità che il Garante nazionale ha più volte sollevato nel corso dei monitoraggi realizzati. Fra tali criticità ci sono: il mancato preavviso ai rimpatriandi; l’uso generalizzato e preventivo delle fascette in velcro ai polsi dei rimpatriandi, a prescindere da valutazioni individuali del rischio e da una effettiva e concreta necessità; le verifiche di sicurezza effettuate con modalità non sempre rispettose dei diritti della persona.

 

10 dicembre 2018
Protocollo tra i Carabinieri e il Garante: massima attenzione ai diritti

Nella mattinata presso il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale Prof. Mauro Palma e il Comandante Generale dell’Arma Giovanni Nistri hanno sottoscritto un importante Protocollo d’Intesa.
Costituendo obiettivo comune il pieno rispetto delle norme nazionali e delle convenzioni internazionali sui diritti delle persone detenute o private della libertà personale, l’intesa odierna è finalizzata a promuovere progetti formativi comuni, nonché a organizzare seminari, conferenze e tavole rotonde per la condivisione delle esperienze e il miglioramento delle rispettive capacità d’intervento.

06 dicembre 2018
Un giudizio complessivo sull'approvazione definitiva del Decreto sicurezza

Roma, 6 dicembre 2018 - A seguito dell’approvazione definitiva, da parte del Parlamento, della Legge di conversione del decreto legge n. 113/2018, nonché della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 3 dicembre scorso, il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, Mauro Palma, esprime alcune valutazioni in merito al testo definitivamente convertito in legge dello Stato.

Osserva preliminarmente che il testo discusso e licenziato dalla Camera dei Deputati è variato rispetto a quello originario sul quale il Garante aveva espresso, per obbligo di Legge, il proprio parere, sia in sede di audizione nella Commissione Affari Costituzionali al Senato sia con l’invio di un testo scritto allegato agli atti del percorso parlamentare del provvedimento.

Tali rilevanti modifiche avrebbero dovuto indurre a richiedere al Garante un nuovo parere, relativo appunto a quanto si andava modificando, o quantomeno a indire una nuova convocazione in audizione da parte della Commissione della Camera dei Deputati, in continuità e analogia con quanto fatto in Senato. Così non è stato.

Tra le novità rilevanti rispetto ai temi di competenza del Garante introdotte dal cosiddetto maxiemendamento del Governo nel corso del passaggio alla Camera dei Deputati ci sono:

  • La necessità di una convalida da parte dell’Autorità giudiziaria per i cosiddetti respingimenti differiti, così come sollecitato dalla Corte Costituzionale e come raccomandato dal Garante nazionale nel proprio parere alla Commissione Affari Costituzionali del Senato.
  • La previsione in modo esplicito dell’esercizio dei poteri del Garante nazionale in tutti i luoghi di trattenimento ai fini di identificazione o di rilevazione della cittadinanza, comunque denominati (con una modifica della stessa legge istitutiva del Garante).
  • La prevista predisposizione, da parte del Ministro degli Esteri di concerto con i Ministri dell’Interno e della Giustizia, di un “elenco dei paesi di origine sicuri”, con un richiamo alla Direttiva europea sui rimpatri n. 115/2008.

Il Garante nazionale accoglie con favore le prime due modifiche, mentre ricorda come da sempre in sede internazionale la predisposizione di elenchi di Paesi ritenuti presuntivamente sicuri sia stata più produttrice di difficoltà e di rischi per le persone coinvolte che non di agevolazione di possibili e dovuti rimpatri. Inoltre, ritiene che le domande di protezione - riguardando esse il destino e, quindi, la vita delle persone - debbano sempre essere valutate individualmente, e non sulla base di criteri generali, quale è quello della origine presuntivamente sicura.

Il Garante nazionale riconosce che la possibilità per i Paesi membri di compilare un elenco di presunti Paesi sicuri è prevista da alcune Direttive europee. Ma, al di là delle già citate difficoltà applicative riscontrate da altri Paesi membri, occorre notare che la cosiddetta “Direttiva procedure” (2013/32/UE) del Parlamento Europeo e del Consiglio prescrive che al migrante proveniente da un Paese incluso nell’elenco dei presunti Paesi sicuri debba essere garantita la possibilità di invocare la sussistenza di gravi motivi di pericolo per evitare il rimpatrio nel proprio Paese. Al contrario, il testo approvato dal Parlamento italiano prevede per il richiedente l’onere di dimostrare la sussistenza di gravi motivi per ritenere non sicuro per sé il proprio Paese.

Con il Decreto sicurezza, la provenienza da un presunto Paese sicuro, inoltre, implica in ogni caso l’utilizzo di una cosiddetta procedura accelerata per l’esame della richiesta di protezione. Tale procedura offre minori garanzie per il richiedente in quanto viene espletata in tempi più ristretti, che comprimono sensibilmente alcune garanzie.

Con il Decreto sicurezza tale procedura accelerata si applica non solo, come previsto precedentemente, a chi è trattenuto in un CPR, ma anche per chi si trovi in un hotspot.

Questi elementi rappresentano gli aspetti che integrano il parere già espresso al Senato frutto dell’analisi del testo originario. Molti di quegli aspetti permangono. In particolare, il Garante nazionale aveva già fatto presente che con l’abolizione della Protezione umanitaria e l’introduzione di nuovi “casi speciali” di permessi di soggiorno (condizioni di salute di particolare gravità; calamità naturali nei Paesi di origine; compimento di atti di particolare valore civile) una serie di diritti della persona in quanto tale, sanciti da Convenzioni internazionali e dalla nostra stessa Costituzione, rischiano di rimanere inesigibili da parte di persone rese prive di quella precedente forma di protezione. Al riguardo il Presidente della Repubblica, prima del passaggio parlamentare, aveva avvertito «l’obbligo di sottolineare» in una lettera al Presidente del Consiglio che «restano fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato, pur se non espressamente richiamati nel testo normativo, e, in particolare, quanto direttamente disposto dall’art. 10 della Costituzione e quanto discende dagli impegni internazionali assunti dall’Italia». Questa affermazione, che inquadra l’ambito applicativo del testo adottato dal Parlamento, rassicura rispetto all’impegno governativo preso in tal senso e all’alta vigilanza del tutore della Costituzione. Dal canto suo, nel proprio ristretto ambito, il Garante nazionale eserciterà tutti i suoi poteri per contribuire a fare sì che questi limiti costituzionali siano effettivamente resi invalicabili. Ad esempio, deve essere chiaro che dopo l’abolizione della protezione umanitaria, in caso di richiesta di protezione internazionale da parte di un cittadino che, a prescindere dal suo Paese di origine, prima di arrivare nel nostro Paese sia transitato in Paesi terzi nei quali può aver subito tortura o altri trattamenti inumani e degradanti, non debba sussistere alcun rischio di  procedura accelerata, poiché è necessaria una valutazione ponderata del caso in esame. Occorre inoltre ricordare a tutte le autorità coinvolte nei diversi passaggi valutativi della singola domanda di protezione che, qualora il richiedente abbia subito torture o trattamenti disumani in Paesi di transito, tale circostanza deve essere considerata rilevante ai fini della decisione sul riconoscimento di una protezione.

Nel proprio parere al Senato, il Garante aveva espresso perplessità anche su altre criticità che permangono nel testo diventato legge: relativamente al significativo prolungamento della durata del trattenimento presso i CPR dello straniero destinato al rimpatrio; all’introduzione della nuova ipotesi di trattenimento del richiedente asilo - trattenimento che può così giungere ai 210 giorni - ai fini puramente identificativi e di verifica della cittadinanza; all’ampliamento della tipologia dei luoghi di privazione della libertà personale, con un’estensione della detenzione amministrativa che rischia di essere ben lontana dal rispondere a effettive esigenze di tipo investigativo e burocratico e di configurarsi soltanto come un addendum di sofferenza forse funzionale soltanto a scoraggiare gli arrivi.

Per un approfondimento su questi punti si fa riferimento al parere presentato al Senato nel corso del relativo passaggio parlamentare.

Il Garante nazionale ribadisce il suo impegno a vigilare affinché l’attuazione del provvedimento non debordi verso possibili e incongrue estensioni applicative, non attenui le garanzie costituzionalmente e internazionalmente definite, sia assolutamente rispettosa dei diritti delle persone a cui il provvedimento è destinato e in grado di contenere la potenziale amplificazione del disagio e della sofferenza dei destinatari.

Il Garante nazionale eserciterà ogni potere che la Legge gli assegna per la vigilanza, la visita dei luoghi, l’accesso alla documentazione, il monitoraggio dei rimpatri forzati, certo di trovare la dovuta - e per altro consueta -  collaborazione dell’Amministrazione del Ministero dell’Interno.

 

05 dicembre 2018
I provvedimenti post sentenza Torreggiani hanno dato i loro frutti, lo dice il Consiglio d’Europa

Roma, 4 dicembre 2018

È stata pubblicata oggi la ricerca del Consiglio d’Europa relativa agli andamenti della popolazione detenuta nei 47 Paesi membri del Consiglio nel periodo 2005 – 2015.

La ricerca è stata condotta dall’Università di Losanna nell’ambito del programma SPACE, che valuta gli andamenti generali della detenzione e delle misure alternative in Europa con un’approfondita metodologia di analisi statistica. Tale ricerca non fotografa l’attualità, ma esamina tendenze complessive in modo da fornire ai Paesi membri uno strumento per indirizzare le politiche che essi poi autonomamente adotteranno. Per questo motivo i dati hanno sempre uno scarto temporale rispetto al presente, tanto che quelli di oggi sono aggiornati a due anni fa.

Per quanto riguarda l’Italia, la ricerca certifica che i provvedimenti adottati dopo la sentenza Torreggiani contro Italia per violazione dell’articolo 3 della Cedu, avevano dato i loro frutti, anche perché sostenuti da una cultura politica, giuridica e anche, quindi, sociale, che ha funzionato come supporto. Parallelamente -lo sappiamo da altri dati- nello stesso periodo considerato non vi è stato alcun aumento della criminalità.

I dati aggiornati a oggi (che se non indicano un numero di persone detenute alto come nel periodo coperto da quella sentenza tuttavia ci dicono che siamo arrivati nuovamente al tetto di 60mila) mostrano invece che se si abbandona quella cultura e non si prendono provvedimenti di altro tipo, si corre il rischio di fare un brutto tuffo nel passato.

Dopo il comunicato sulla pubblicazione della ricerca, oggi si sono scatenate subito molte polemiche: c’è chi tende ad affermare che tutto va bene perché lo certifica l’Europa e c’è chi tende a dire che i dati sono sbagliati o addirittura ‘fraudolenti’. Questi detrattori, per inciso, sono gli stessi che nel 2015 mostravano alta considerazione proprio verso i dati SPACE – che essendo aggiornati a due anni prima non potevano  includere un’analisi degli effetti dei nuovi decreti – per sostenere che i provvedimenti che si stavano adottando erano inutili.

In casi come questi si ha la sensazione di un uso bassamente strumentale di dati scientifici. Sarebbe bene invece mostrare di sapere affrontare problemi complessi – quale è quello della risposta alla commissione di un reato – senza rincorrere un facile quanto effimero consenso.

25 novembre 2018
I processi di emersione e identificazione delle vittime di tratta nelle procedure di rimpatrio forzato

Roma, 25 novembre 2018 - Promosso dal Garante nazionale il primo workshop europeo sull'emersione delle vittime di tratta nel corso delle procedure di rimpatrio forzato
All’iniziativa, ospitata significativamente dalla Casa internazionale delle donne, hanno partecipato in qualità di relatori Maria Grazia Giammarinaro, Relatrice speciale dell’ONU sul traffico di esseri umani, nonché esponenti della magistratura, delle forze di Polizia, delle Associazioni di settore ed esperti di diritti umani.
 

21 novembre 2018
Garante nazionale e Procura di Napoli istituiscono un tavolo di lavoro comune permanente

Roma, 20 novembre 2018

Il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, Mauro Palma, e il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, Giovanni Melillo, hanno sottoscritto un Protocollo d'intesa che impegna le due Istituzioni a realizzare azioni comuni per tutelare i diritti fondamentali delle persone private della libertà, per promuovere e accrescere la cultura di un’esecuzione della pena strettamente aderente al dettato costituzionale nel pieno rispetto della dignità di ogni persona.

12 novembre 2018
Diritti fondamentali e rimpatri forzati: due anni di monitoraggi del Garante nazionale

Roma, 10 novembre 2018

“Il Garante nazionale ha preso molto sul serio il compito di verificare il rispetto dei diritti fondamentali nel corso delle operazioni di rimpatrio forzato. Rispetto al 2017 abbiamo triplicato il numero di voli monitorati e da circa un anno è attivo un sistema nazionale di monitoraggio che coinvolge anche i garanti territoriali”. Lo afferma Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, in vista del primo convegno nazionale “Due anni di monitoraggi dei rimpatri forzati del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà” che si è tenuto lunedì 12 novembre al Senato, nella Sala Capitolare di Piazza delle Minerva.

Il Presidente Palma aggiunge: “Come emerge dal nostro Rapporto 2018 sui rimpatri forzati, che verrà reso pubblico la settimana prossima, sono diverse le criticità riscontrate nelle operazioni monitorate. L’uso delle misure coercitive non è in linea con gli standard europei e internazionali; la trasparenza di informazione va rigorosamente garantita, mentre i rimpatriandi spesso ignorano il motivo del loro trasferimento dal Centro. Altra area di centrale importanza è quella relativa alla tutela della salute: tutte le persone interessate da una procedura di rimpatrio forzato dovrebbero essere sottoposte a una preventiva verifica medica. Analogamente, va garantita la presenza fissa di un mediatore culturale sui voli di rimpatrio.

Positiva è la cooperazione con il Ministero dell’Interno nella formazione dei monitor e degli operatori di scorta. Lo stesso vale per la collaborazione mostrata nel comunicare le statistiche e nell’inoltrare le informazioni sui rimpatri che vengono quotidianamente effettuati.

A questo proposito una riflessione sui numeri. Nel 2017 sono state rimpatriate forzatamente 6.514 persone, di cui 2870 con scorta internazionale e 3644 senza scorta internazionale. Dunque una media di circa 543 persone al mese. Dal 1.01.2018 al 31.10.2018 sono state rimpatriate forzatamente 5306 persone, di cui 2889 con scorta internazionale e 2417 senza scorta internazionale. Dunque una media di circa 530 persone al mese. Questo vuol dire, a giudicare dalla media mensile, che il numero di rimpatri forzati effettuati si è leggermente ridotto rispetto allo scorso anno. La variazione verosimilmente dipende dal fatto che nel 2018 gli sbarchi sono diminuiti. In ogni caso, il Garante nazionale raccomanda di investire di più sui rimpatri volontari, che garantiscono una maggiore tutela dei diritti delle persone e che comportano anche un notevole risparmio per le casse dello Stato”.

Al convegno di lunedì, che sarà moderato da Daniela de Robert, componente del Collegio del Garante nazionale, interverranno in qualità di relatori: Massimiliano Bagaglini, Responsabile dell’Unità “Privazione della libertà e migranti” del Garante nazionale; Massimo Bontempi, Direttore della Direzione centrale immigrazione e polizia delle frontiere; Bruno Mellano, Garante regionale del Piemonte; Antonio Marchesi, Esperto in Diritti umani del Garante nazionale; Alessio Bruni, componente del Comitato consultivo del Consiglio ONU dei diritti umani; Adriano Silvestri, dell’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione Europea; Magdalena Silska, Consigliere del Fundamental Rights Officer di Frontex; Arturo Salerni della Coalizione italiana libertà e diritti civili e Régis Brillat, Segretario esecutivo del Comitato europeo per la prevenzione della tortura.

05 novembre 2018
Preoccupazione del Garante per picco di suicidi in carcere

Roma, 5 novembre 2018 - Il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute, Mauro Palma, esprime forte preoccupazione per il picco raggiunto dai suicidi di persone private della libertà: 53 detenuti e detenute si sono tolti la vita a partire dall’inizio dell’anno, di cui due nelle ultime 24 ore negli Istituti di Palermo-Pagliarelli e di Velletri.

Anche tenendo conto dell’incremento della popolazione carceraria verificatosi negli ultimi mesi, si tratta comunque di un numero allarmante. Da un lato perché supera già quello complessivo dei suicidi avvenuti lo scorso anno. E dall’altro perché alcune categorie di detenuti, come le donne o i cittadini stranieri, hanno visto crescere notevolmente il numero di suicidi, sempre rispetto al 2017.

Pur considerando le difficoltà di ricondurre eventi del genere a un’unica matrice e posto che la privazione della libertà personale inevitabilmente causa notevole sofferenza nella persone coinvolte, compito dello Stato, che dispone secondo la Legge quella stessa privazione, è fare il possibile per ridurre il rischio che la persona in questione non veda alternative rispetto a quella di porre tragicamente fine alla propria esistenza.

Pertanto, il Garante nazionale invita l’Amministrazione penitenziaria a continuare a tenere alta l’attenzione nei confronti dell’emergenza suicidi e dichiara la propria disponibilità a lavorare insieme su questo tema, con tutta la riservatezza necessaria, anche al fine di evitare fenomeni di emulazione.

Comprendere se tale scelta estrema si realizzi maggiormente in alcuni ambienti o in alcune fasi della detenzione potrebbe offrire elementi utili per prevenirla, mettendo in campo azioni mirate.

19 ottobre 2018
Il Garante nazionale rende pubblico il rapporto 2018 sui Centri per il rimpatrio

Roma, 19 ottobre 2018 - Il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale ha reso pubblico il rapporto sulle visite effettuate all’inizio di quest’anno in quattro dei cinque Centri di permanenza per il rimpatrio attualmente attivi nel nostro Paese.

Il Garante nazionale ha visitato fra il febbraio e il marzo 2018 i CPR di Brindisi Restinco, Palazzo San Gervasio (PZ), Bari e Torino. Nel caso dei CPR di Brindisi e Torino si è trattato di una visita di follow-up, che faceva seguito alla visita del maggio 2017, sulla quale era stato stilato un precedente rapporto

Il testo del rapporto oggi reso pubblico è disponibile sul sito del Garante nazionale, così come la risposta del Ministero dell’Interno.