Comunicati stampa

21 giugno 2019
Il Governo valuti l’assoluta necessità di rendere la qualità della vita nei CPR compatibile con il recente allungamento dei tempi di trattenimento.

Roma, 21 giugno 2019 - A distanza di alcuni mesi dalle ultime visite nei Cpr, il Garante nazionale delle persone private della libertà nei giorni scorsi ha effettuato nuove visite in quattro dei sei Centri per il rimpatrio presenti sul territorio italiano. Il 6 giugno una delegazione guidata da Daniela de Robert, componente del Collegio del Garante, si è recata presso il Cpr di Ponte Galeria, a Roma, nel quale ha visitato l’appena riaperta sezione maschile. Il 18, il 19 e il 20 giugno, una delegazione guidata dal Presidente Mauro Palma e dalla stessa de Robert, ha visitato i Cpr di Palazzo San Gervasio (in provincia di Potenza), di Bari e di Brindisi. La situazione degli ospiti rimane molto dura e preoccupante, sia dal punto di vista della vita quotidiana, che scorre senza nessuna attività, con evidenti ripercussioni sulla salute psicofisica delle persone ristrette (fino a sei mesi o anche più), sia per quanto riguarda le condizioni materiali degli ambienti, spesso danneggiati o incendiati da precedenti ospiti ma mantenuti in tali condizioni di deterioramento e di assenza di igiene.

Alcune criticità appaiono persino più gravi che in passato, in primo luogo perché la possibile prolungata permanenza rende ancora più inaccettabili talune condizioni, in secondo luogo perché nuove criticità si sono prodotte nel tempo: per esempio il guasto, riscontrato in un Centro, di tutti i telefoni pubblici che, unito alla mancata disponibilità di telefoni cellulari da destinare agli ospiti, rischia di comprimere il diritto alla difesa e quello all’unità familiare. In alcuni Cpr non esistono ambienti forniti di tavoli e gli ospiti si trovano costretti a consumare i pasti sul proprio letto. Una privazione della libertà disposta perlopiù non in conseguenza di reati ma per irregolarità amministrative non può essere simile o peggiore a quella di chi sconta una pena. Tantomeno può prevedere minori garanzie di tutela dei propri diritti: per questo il diritto al reclamo e il potere di vigilanza dell’autorità giurisdizionale devono essere introdotti per le situazioni di privazione della libertà delle persone migranti, come il Garante nazionale ha da tempo raccomandato.

Dopo aver visitato recentemente il Porto di Civitavecchia e le zone aeroportuali di Fiumicino e Malpensa, il Garante nazionale il 20 giugno ha altresì visitato il Porto di Bari – il primo Porto d’Italia per respingimenti – e le relative pertinenze, esaminando le  procedure di espulsione e di respingimento, al fine di evitare che l’Italia debba rispondere in sede internazionale per eventuali violazioni.

23 maggio 2019
Il Garante nazionale in visita all’Istituto di Campobasso

Roma, 23 maggio 2019 - Il Garante nazionale si sta recando alla Casa circondariale di Campobasso dove ieri in una sezione è esplosa una rivolta che ha avuto dei momenti di tensione.

Verificare la situazione, capire le motivazioni che hanno portato i detenuti a tali comportamenti ed esprimere vicinanza al personale che – secondo quando riportato – ha saputo arginare le proteste in maniera pacifica e senza danni per alcuno è l’obiettivo della visita, che si concluderà in giornata.

L’Istituto di Campobasso, posto nel centro della città, si caratterizza per una forte dimensione territoriale. Questo suo aspetto di vicinanza è un elemento di forza in una prospettiva di reinserimento delle persone detenute. Mantenere un clima positivo all’interno e di colloquio e collaborazione con l’esterno è, come sempre, un fattore necessario che va ristabilito.

08 maggio 2019
Napoli: visita approfondita del carcere di Poggioreale da parte del Garante nazionale

Roma, 8 maggio 2019 - Il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale si è recato in missione a Napoli, dove ha effettuato a partire da giovedì 2 maggio e fino a domenica 5 maggio un'approfondita visita di monitoraggio del Carcere di Poggioreale. Alla guida della delegazione del Garante il Presidente Mauro Palma e la componente del Collegio, Daniela de Robert, che per l'occasione sono stati ospiti del TG regionale della Campania per un'intervista in studio.

02 aprile 2019
Un nuovo riferimento normativo in un ambito ancora pieno di limbi giuridici: gli standard per la privazione della libertà delle persone migranti

Roma, 4 aprile 2019 – Per la prima volta in Italia un’istituzione indipendente elabora, raccomanda e condivide standard nazionali sulla privazione della libertà personale. Ancor più significativo è il fatto che tali standard riguardino un ambito, quello della privazione – di natura non penale – della libertà delle persone migranti, caratterizzato da limbi giuridici e allarmanti criticità. A differenza della privazione della libertà in ambito penale - per la quale esistono norme nazionali di rango primario, come l’ordinamento penitenziario, che garantiscono tutele, individuano figure giudiziarie a cui si può accedere, come il magistrato di sorveglianza, e procedure di reclamo - la detenzione amministrativa delle persone migranti non prevede garanzie di questo tipo, né esistono un testo unitario o prescrizioni di rango legislativo assimilabili a quelle dell’ambito detentivo penale.

Negli ultimi anni il ricorso alla detenzione amministrativa, cioè alla privazione della libertà nei Centri per il rimpatrio (Cpr, ex Cie) disposta dalle Autorità di pubblica sicurezza e convalidata dall’Autorità giudiziaria, è diventato sempre più frequente, trasformandosi da strumento straordinario in regola. Gli interventi normativi in questo settore si sono moltiplicati, sia mediante l’ampliamento della rete dei Centri dedicati sia mediante la previsione di luoghi differenti, con un contestuale aumento delle tipologie di applicazione della misura di trattenimento e un allungamento dei termini di durata massima. Il Garante nazionale registra con disappunto che, a tali interventi non è invece corrisposto un equivalente investimento sulla qualità della vita delle persone trattenute, né un auspicabile e approfondito confronto con la società civile su un aspetto che incide con così forte impatto sui diritti fondamentali della persona.

Non meno importante è l’ambito dei luoghi nei quali si può configurare una privazione di fatto della libertà: gli hotspot, i centri per minori stranieri non accompagnati e le navi battenti bandiera italiana, oppure in navigazione in acque territoriali italiane, che trasportano persone migranti salvate in mare e alle quali viene impedito lo sbarco. Il Garante nazionale, attraverso la pubblicazione degli Standard, ribadisce la sua massima attenzione nei confronti di questi luoghi sottratti alla verifica giudiziaria e privi di quelle garanzie che devono contraddistinguere tutti quei luoghi destinati alla privazione della libertà delle persone. Oltre agli Standard veri e propri, il volume include anche tre capitoli che contengono la raccolta delle raccomandazioni inviate dal Garante nazionale alle Autorità competenti a seguito delle visite effettuate nei Cpr, negli hotspot, nel corso delle operazioni di rimpatrio forzato e nei luoghi di privazione di fatto della libertà, come la nave “Ubaldo Diciotti”.

Le raccomandazioni sono pubbliche. Ciò riflette la centralità per il Garante – una delle poche istituzioni di questo tipo in Europa a pubblicare i propri rapporti sulle visite effettuate- del tema della trasparenza. Con la predisposizione degli Standard, in linea con la giurisprudenza della Corte di Strasburgo (il Garante nazionale ha contribuito alla preparazione di analoghi standard a cura del Consiglio d’Europa, che sono in via di ultimazione) si intende offrire uno strumento di soft law per garantire «l’assoluto rispetto della dignità della persona», così come esplicitamente previsto dalla Legge.

D’ora in poi, il Garante nazionale vigilerà sul rispetto di questi standard- basati sulla propria esperienza diretta di unico organismo che ha libero accesso ai luoghi, ai documenti e alle persone coinvolte nella privazione della libertà- da parte di ogni autorità che assolva al delicato compito – con la conseguente responsabilità – della privazione di natura non penale della libertà di una persone straniera. A

lla presentazione del volume degli Standard, intitolato "Norme e normalità. Standard per la privazione della libertà delle persone migranti", che si terrà oggi alle ore 15,00 nella Sala Igea dell'Istituto della Enciclopedia italiana, interverranno in qualità di relatori, l'on. Giuseppe Brescia, Presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati, Donatella Di Cesare, Professore ordinario di Filosofia all’Università La Sapienza e Mario Morcone, Direttore del Consiglio italiano per i rifugiati. Modererà la discussione Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale. Per il Garante nazionale, interverranno il Presidente Mauro Palma, la componente del Collegio, Daniela de Robert e Massimiliano Bagaglini, responsabile dell’Unità “migranti e privazione della libertà”.

19 marzo 2019
Il 27 marzo il Garante nazionale presenta la Relazione al Parlamento 2019

Roma, 25 marzo 2019. Il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale ha visitato nel corso del 2018 cento luoghi di diversa tipologia e relativi alle sue diverse aree d’intervento: istituti di pena per adulti o minori, Rems, camere di sicurezza delle diverse Forze di polizia, servizi psichiatrici di diagnosi e cura dove si effettuano i trattamenti sanitari obbligatori, strutture residenziali per persone non autosufficienti, centri di trattenimento per i migranti irregolari, hotspot e anche una nave. Ha inoltre monitorato trentaquattro voli di rimpatrio forzato, principalmente diretti in Tunisia, Nigeria ed Egitto.

Un’attività intensa che rispecchia l’ampio mandato assegnato a questa istituzione di garanzia, la più giovane autorità indipendente del nostro Paese (istituita nel 2014, è operativa dal 2016), l’unica a occuparsi di diritti umani. A essa è affidato il compito di vigilare sul rispetto dei diritti delle persone private della libertà, indipendentemente dalla ragione che abbia determinato tale privazione, nella consapevolezza che queste persone sono tutte unite da una intrinseca vulnerabilità che richiede protezione.

Mercoledì 27 marzo, alle ore 9,00

alla Camera dei Deputati

il Garante nazionale presenta la

Relazione al Parlamento 2019

alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

La Relazione raccoglie le osservazioni, le analisi, le criticità emerse nel corso dell’anno a seguito delle visite effettuate e le raccomandazioni del Garante nazionale sul suo ambito di azione, con riflessioni, dati e notizie inedite. Il capitolo centrale è dedicato ai luoghi della privazione della libertà (la cella del detenuto, il reparto – o modulo – per le persone sottoposte a Tso, la nave carica di naufraghi a cui viene interdetto lo sbarco, ecc.), declinati attraverso cinque verbi (detenererinviarearrestareavere curatutelare) ai quali si aggiungono anche inquietanti nonluoghi (come il locale vuoto). Significativa la scelta di affidare a un architetto, Luca Zevi, l’introduzione a questa parte del volume.

La prima pagina di ciascun capitolo è illustrata dalle opere di alcuni street artist: Alice Pasquini, Gonzalo Borondo in collaborazione con Edoardo Tresoldi, Lucamaleonte, Sten+Lex, Andrea Tarli.

Alla presentazione della Relazione, svolta dal Presidente Mauro Palma e dalle due componenti del Collegio del Garante, Daniela de Robert ed Emilia Rossi, presenziano, oltre al Capo dello Stato e al Presidente della Camera dei Deputati che ospita l’evento, la Vicepresidente del Senato, il Presidente del Consiglio, il Presidente della Corte Costituzionale e i Ministri della giustizia e della salute.

18 febbraio 2019
Cordoglio del Garante nazionale per l'agente suicidatosi nell'Istituto di Sanremo

Il Garante nazionale esprime le proprie condoglianze alla famiglia dell'agente del corpo di Polizia penitenziaria toltosi la vita ieri, domenica 17 febbraio, nell'istituto di Sanremo.

15 febbraio 2019
Ulteriori espressioni di solidarietà per il Garante nazionale in risposta alle intimidazioni ricevute

Dopo le pubbliche dichiarazioni di solidarietà della Camera Penale di Roma, del Ministro della Giustizia, del Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziatrio (DAP), oggi il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, Mauro Palma, riceve un messaggio di vicinanza da parte della Procura nazionale antimafia, nella persona del Dott. Marco Del Gaudio, Sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia, già Vice Capo del Dap, che afferma: “Quello del Garante nazionale è un compito indispensabile. Lo sguardo d’insieme che i suoi rapporti sulle condizioni detentive del Paese offrono è quanto mai prezioso, sia per noi magistrati che per gli altri operatori del settore della giustizia. Per questo trovo ancora più assurdi gli insulti e le minacce recentemente rivolti al Garante in relazione al suo ultimo rapporto sul regime detentivo speciale del 41bis. L’ottica di questo rapporto è stimolare un’ampia riflessione su una normativa delicata, dall’applicazione diversa sul territorio nazionale. Ovviamente non si può essere d’accordo su tutti i punti del Rapporto, ma la logica della contrapposizione non appartiene al linguaggio delle istituzioni”.

 

06 febbraio 2019
Il Garante nazionale pubblica il Rapporto tematico sul 41-bis. Analisi delle sezioni speciali e criticità riscontrate dopo due anni di visite

Roma, 5 febbraio 2019

Il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale ha visitato tutte le sezioni per detenuti in regime speciale previsto dall’articolo 41-bis: 738 uomini, dieci donne e cinque internati in Casa di lavoro. Al gennaio 2019, soltanto 363 di essi – e delle dieci donne, solo quattro - hanno una posizione giuridica definitiva. Inoltre, diciotto persone sono ricoverate nei reparti ospedalieri interni agli Istituti (a Parma e a Milano-Opera).

Le principali criticità riscontrate riguardano in primo luogo le situazioni soggettive relative alle reiterate proroghe del regime e all’inserimento di taluni in “aree riservate” che finiscono per costituire un regime nel regime e sulle quali il Garante nazionale ha già espresso perplessità nelle sue passate Relazioni al Parlamento.

31 gennaio 2019
Garante nazionale: nessun messaggio di impunità di fronte a comportamenti violenti o lesivi della dignità personale

Roma, 31 gennaio 2019

Il Garante nazionale a seguito della cattura di una persona evasa a Campobasso, sottolinea positivamente la stigmatizzazione pubblica del comportamento di uno degli agenti fatta dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Francesco Basentini, che ha anche annunciato l’avvio degli accertamenti necessari per un’azione disciplinare nei confronti dell’agente di Polizia penitenziaria coinvolto. La posizione assunta dall’Amministrazione in questa occasione lascia capire che nessun messaggio di impunità sarà dato nei confronti di chi abbia commesso comportamenti violenti o lesivi della dignità delle persone, una volta che queste siano private della loro libertà personale. Ciò a tutela della grande maggioranza del personale di Polizia che agisce nel pieno rispetto delle regole e dei propri doveri, come nel caso dell’agente che ieri è intervenuto per fermare chi agiva con violenza.

28 gennaio 2019
Sea Watch 3, illecita detenzione. Richiesto al Ministro dei trasporti Toninelli di consentire urgentemente lo sbarco

Roma, 28 gennaio 2019 - Il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, Mauro Palma, esprime preoccupazione per la situazione dei 47 migranti soccorsi il 19 gennaio scorso dalla nave Sea Watch 3 e da tre giorni ancorati nella rada al largo di Siracusa.

Per questo ha scritto al Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli, chiedendo l’immediato attracco della nave Sea Watch 3 e il conseguente sbarco delle persone soccorse, nella chiara finalità di tutelare i diritti delle persone salvate e di preservare il Paese dal dover rispondere in sede internazionale di possibili violazioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU).

La situazione di stallo venutasi a creare per gli effetti della mancata autorizzazione all’attracco e dell’impossibilità della nave di riprendere la navigazione determina la privazione di fatto della libertà dei migranti soccorsi. Oltretutto è stato anche superato il limite massimo di 96 ore che la legge prevede per il fermo di una persona senza convalida giurisdizionale.

Nella lettera il Garante nazionale ha chiesto con la massima urgenza al Ministro informazioni relative all’assegnazione di un luogo sicuro (POS) dove sbarcare le persone ora a bordo della nave Sea Watch 3; all’indicazione data e allo stato attuale della situazione circa l’impossibilità di approdo, con la specificazione della motivazione; alla presenza di donne e minori a bordo; alla sistemazione delle persone salvate in ambienti coperti o esterni, con l’indicazione numerica in un caso e nell’altro; alle condizioni materiali attuali e alle azioni intraprese per rispettare il divieto di trattamenti inumani e degradanti, con particolare riferimento all’accesso a cibo e acqua e alla tutela della salute; ai motivi di ordine pubblico e sanità pubblica che hanno portato all’adozione dell’ordinanza che vieta a ogni natante di avvicinarsi alla Sea Watch 3.

Le persone a bordo di una nave che ha fatto ingresso nelle acque territoriali italiane, per quanto battente bandiera straniera, sono sotto la giurisdizione del nostro Paese. Ciò implica la responsabilità dello Stato per ogni eventuale violazione dei diritti umani: la situazione di privazione della libertà personale di fatto, in violazione dell’articolo 13 della Costituzione e dell’articolo 5 della CEDU; il mancato avvio delle procedure individuali di identificazione e quindi la mancata considerazione delle posizioni individuali, a rischio di violazione del divieto di espulsioni collettive; la mancata considerazione degli aspetti di vulnerabilità individuale, a rischio di violazione dell’articolo 3 della CEDU; la possibile violazione del divieto di non refoulement, considerato che le persone soccorse dalla nave Sea Watch 3 provengono dalla Libia, Paese verso cui non possono essere respinte; il rischio di violazione del diritto d’asilo regolato dalla Convenzione di Ginevra; la possibile violazione dell’articolo 3 della CEDU in relazione alle condizioni in cui sono costrette le persone migranti a bordo.

Il Garante nazionale ha informato delle sue preoccupazioni la Procura della Repubblica di Siracusa, in particolare sulle possibili responsabilità penali riguardo a un’illecita detenzione dei migranti sulla Sea Watch 3 e sui rischi di condanne del nostro Paese in sede internazionale.

Il Garante nazionale ribadisce il principio che le persone sono sempre un fine e mai un mezzo per raggiungere qualsiasi obiettivo e si riserva di aprire un confronto in ambito europeo sull’atteggiamento tenuto dalle autorità olandesi nella gestione della vicenda Sea Watch 3.