Comunicati stampa

17 aprile 2020
Incontro del Garante nazionale con l'Ufficio di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere

Roma, 17 aprile 2020 - Questa mattina il Presidente Mauro Palma e Daniela de Robert, Componente del Garante nazionale, si sono recati all’Ufficio di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere per incontrare il Coordinatore dell’Ufficio, Giuseppe Provitera, e il magistrato Marco Puglia.

Al centro dell’incontro l’impegno dell’Ufficio di sorveglianza nell’accertamento dei fatti riportati da più fonti relativamente a maltrattamenti, che sarebbero stati compiuti nei confronti di persone detenute a seguito di una manifestazione di protesta e di una successiva perquisizione straordinaria.

Il Garante nazionale ha preso atto del forte e immediato impegno dell’Ufficio nell’accertamento dei fatti: unico interlocutore esterno a essere entrato nella struttura, effettuando visite non annunciate, in un caso anche notturna e ad aver avuto colloqui riservati con le persone che hanno subito tale perquisizione. Ciò ha permesso di verificare direttamente le loro condizioni e le modalità della loro detenzione al momento della visita, nonché di acquisire la documentazione degli eventi, inclusa quella relativa alla videosorveglianza. Tutto il materiale è stato trasmesso alla Procura per le proprie competenze di accertamento e indagine.

Il Garante, valutando particolarmente significativo l’intervento dell’Ufficio di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere, ha deciso di non interferire con l’indagine con un proprio esposto, ma di mantenere attivo il confronto con l’Ufficio stesso, al fine di seguire l’evolversi dell’indagine.

La visita, oltre alla necessità di acquisire dirette informazione, ha avuto anche la finalità di testimoniare il pieno appoggio a quanto portato avanti dalla Magistratura di Sorveglianza sammaritana.

 

29 marzo 2020
Coronavirus: Garante nazionale, politica ascolti monito Papa

Roma 29 Marzo

''Oggi il Papa, parlando dell'emergenza nelle carceri, è andato all'essenza della persona. Ci ha voluto ricordare che le persone tutte hanno diritto che sia tutelata la loro salute''. Così il Garante nazionale delle persone detenute, Mauro Palma, commenta all'ANSA le parole di Papa Francesco all'Angelus. ''La società e le forze politiche, divise rispetto al tema dell'esecuzione penale, su posizioni più rigide o più aperte rispetto alle misure alternative - dice Palma - devono accogliere il monito di papa Francesco ed unirsi per cercare gli strumenti più adeguati per affrontare il rischio pandemia in carcere''.
''In questi giorni in cui l'opinione pubblica è sgomenta - dice il Garante - la figura del Papa riconnette il sociale diviso''. ''Ponendo l'accento sulla gravità dell'ingresso del virus in un mondo chiuso, del rischio per chi qui vive e lavora, della situazione esplosiva negli istituti di pena - conclude Palma - il Papa ha voluto ricordare che anche il carcere è parte di tutti noi e della società nella sua complessità''.

23 marzo 2020
Il Garante nazionale delle persone private della libertà: apprezzamento per le parole del Capo dello Stato sul carcere

Roma, 23 marzo 2020 - “Le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ai detenuti degli Istituti di Venezia, Padova e Vicenza che si erano a lui rivolti, sono la conferma della forte e costante attenzione del Capo dello Stato verso la situazione delle carceri. Ancor più oggi, nei tempi del Covid-19, in cui la privazione della libertà si aggiunge all’ansia e alle limitazioni che tutti i cittadini stanno vivendo.

Con la sua lettera al quotidiano “Il Gazzettino”, il Presidente Mattarella esprime la consapevolezza della difficoltà vissuta in «strutture non sempre adeguate a garantire appieno i livelli di dignità umana», l’apprezzamento per il gesto di solidarietà di detenute e detenuti e la vicinanza a tutto l’insieme di persone che ruotano all’interno di questi mondi chiusi: non solo chi vi è ristretto, ma anche chi quotidianamente vi lavora, esercitando un compito a servizio della collettività.

Il Garante nazionale vede nelle parole del Presidente un autorevole e importante sostegno a far sì che il sistema detentivo del nostro Paese sia, per numeri e per risorse, in grado di affrontare l’impatto che il diffondersi dell’epidemia potrebbe avere su di esso”.

23 marzo 2020
Il Cpt e il trattamento delle persone private della libertà di fronte al Covid-19

Consiglio d'Europa Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) CPT/Inf(2020)13
 
Principi relativi al trattamento delle persone private della libertà personale nell’ambito della pandemia del coronavirus (COVID-19) pubblicato il 20 marzo 2020
 
 
La pandemia del coronavirus (COVID-19) si è rivelata una prova di carattere eccezionale per le autorità degli Stati membri del Consiglio d’Europa. Ciò comporta una sfida specifica ed intensa per il personale che opera nei vari luoghi di privazione della libertà personale quali i commissariati di polizia, gli istituti penitenziari e i servizi psichiatrici, i centri di detenzione per migranti, le residenze per persone con disabilità o anziane cosìcome le zone di confinamento recentemente istituite per le persone poste in quarantena. Pur riconoscendo la chiara necessità di adottare misure decise per combattere il COVID-19, il CPT sente il dovere di rammentare a tutti gli attori coinvolti la natura assoluta e cogente del divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti. Le misure precauzionali adottate dalle autorità non devono mai giungere a configurare trattamenti inumani e degradanti delle persone private della libertà personale. Il CPT ritiene che tutte le autorità competenti nell’ambito del Consiglio d’Europa debbano attenersi ai seguenti principi:
 
1) Il principio di base deve essere quello di adottare ogni possibile misura per la protezione della salute e della sicurezza di tutte le persone private della libertà personale. L’adozione di tali misure contribuisce a preservare di conseguenza la salute e la sicurezza del personale.
 
2) Le linee guida dell’OMS sulla lotta contro la pandemia così come quelle emesse dalle autorità sanitarie nazionali e di natura clinica in ottemperanza con gli standard internazionali devono essere rispettate e pienamente messe in atto in tutti i luoghi di privazione della libertà personale.
 
3) La disponibilità di personale deve essere rinforzata e il personale stesso deve ricevere tutto il sostegno professionale possibile così come le misure protettive di salute e sicurezza nonché la formazione necessaria per continuare ad adempiere al proprio compito nei luoghi di privazione della libertà personale.
 
4) Ogni misura restrittiva adottata nei confronti di persone private della libertà personale atta a prevenire la diffusione del COVID-19 deve avere una base legale e rispettare i criteri di necessità, proporzionalità, rispetto della dignità umana e limitazione temporale. Le persone private della libertà personale devono ricevere un’informazione completa in una lingua a loro comprensibile a riguardo di tali misure.
 
5) Poiché lo stretto contatto personale contribuisce alla diffusione del virus, le autorità devono concentrare i propri sforzi sul ricorso a misure alternative alla privazione della libertà personale. Tale approccio assume una natura imperativa in particolare in situazioni di sovraffollamento carcerario. Inoltre, le autorità competenti dovrebbero esercitare un ricorso maggiore a misure non detentive quali le alternative alla custodia cautelare, la commutazione della pena, la liberazione condizionale e la messa alla prova; il riesame dei trattamenti sanitari obbligatori (TSO), la dimissione o sistemazione di residenti di strutture per persone con disabilità o anziane nella comunità esterna. Inoltre, occorre evitare per quanto possibile la detenzione dei migranti.
 
6) Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria, un’attenzione speciale viene richiesta nei confronti dei bisogni specifici delle persone detenute con un particolare riguardo verso quei gruppi vulnerabili o a rischio come le persone anziane e con patologie mediche preesistenti. Ciò include tra le altre cose, lo screening preventivo del COVID-19 e l’accesso ai reparti di terapia intensiva ove necessario. Inoltre, le persone detenute dovrebbero poter ricevere un’assistenza psicologica da parte del personale in tali circostanze.
 
7) Pur essendo legittimo e ragionevole sospendere le attività non essenziali, i diritti fondamentali delle persone private della libertà personale durante il periodo di pandemia devono essere pienamente rispettati. Ciò include in particolare il diritto di mantenere un adeguato livello d’igiene personale (incluso l’accesso all’acqua calda e ai detergenti personali) e il diritto d’esercizio all’aria aperta giornaliero (della durata di almeno un’ora). Inoltre, ogni restrizione ai contatti con il mondo esterno, inclusi i colloqui visivi, deve essere compensata da un accesso maggiore a forme di comunicazione alternative (come il telefono o Voce tramite protocollo internet o VoIP).
 
8) In caso d’isolamento sanitario o di messa in quarantena di una persona detenuta alla luce di un presunto o reale contagio al virus SARS-COV-2, alla persona in questione deve essere assicurato un contatto umano a livello personale su base giornaliera.
 
9) Le tutele giuridiche particolari per la prevenzione dei maltrattamenti di persone in custodia delle forze dell’ordine (l’accesso a un avvocato, l’accesso a un medico e la notifica delle detenzione a una terza persona) devono essere pienamente rispettate in ogni circostanza e momento. Misure di precauzione (come l’obbligo per persone sintomatiche di portare una mascherina) possono essere appropriate in tali circostanze.
 
10) Il monitoraggio dei luoghi di privazionde della libertà personale da parte di organi indipendenti, quali i meccanismi di prevenzione nazionale (NPM) e il CPT, rimane una tutela fondamentale per la prevenzione dei maltrattamenti. Gli Stati devono pertanto continuare a garantire l’accesso agli organi di monitoraggio in tutti i luoghi di privazione della libertà personale inclusi quelli in cui le persone vengono messe in quarantena. Spetta tuttavia agli organi di monitoraggio di adottare ogni precauzione in ottemperanza del principio “primum non nocere”, in particolare nei confronti di persone anziane o con patologie mediche preesistenti.

21 marzo 2020
Messaggio del Garante nazionale alla popolazione detenuta

Appello del Garante nazionale Mauro Palma ai detenuti

Roma, 21 marzo 2020 - «Le misure restrittive adottate per contenere il dilagare dell’epidemia pongono, tra le altre, anche una grande difficoltà ai detenuti perché non potranno ricevere le visite dei propri congiunti». Lo dichiara Mauro Palma che rivolge un appello alla popolazione detenuta:

«Mi rivolgo proprio a voi detenuti per dirvi che capisco la vostra contrarietà, ma vi assicuro che si stanno ampliando tutte le possibilità di comunicazione con i vostri cari, anche dotando gli istituti di telefoni cellulari disponibili, oltre che di mezzi per la comunicazione video.

Tutti noi garanti, nazionale e locali, controlleremo che queste possibilità siano effettive. E siamo disponibili a spiegare negli Istituti che questa situazione è una necessità per difendere la salute di tutti: la vostra, quella dei vostri cari e di chi in carcere lavora e anche di tutti noi».

09 marzo 2020
Forte preoccupazione del Garante nazionale per le gravi violenze negli Istituti. Impegno per garantire informazione corretta sui provvedimenti adottati

Roma, 9 marzo 2020 - Il Garante nazionale esprime forte preoccupazione per le proteste da giorni in corso in diversi Istituti penitenziari, proteste sfociate talvolta in violenze inaccettabili, con conseguenze gravissime, prime fra tutte la morte di alcune persone detenute.

La sospensione dei colloqui diretti con i familiari, disposta come misura precauzionale per contrastare il diffondersi del virus Covid-19, comporta un grave sacrificio per le persone ristrette e le loro famiglie, ma si tratta di una misura a termine, fino al 22 marzo. La sostituzione delle visite con le video-comunicazioni e con l’aumento del numero di telefonate previste dalla legge richiede uno sforzo organizzativo da parte dell’Amministrazione centrale e degli Istituti, ma soprattutto un impegno teso a favorire una comunicazione corretta e completa sui provvedimenti adottati in carcere e anche sul territorio nazionale.

Oggi, infatti, l’intero Paese è chiamato a uno sforzo di responsabilità, come non era mai accaduto prima. La difficoltà di accettare misure estreme si accentua nei luoghi di privazione della libertà, dove ancora maggiore deve essere l’attenzione ad assicurare una informazione diffusa e capillare, soprattutto laddove tali provvedimenti toccano il diritto a mantenere i rapporti familiari. Lo stesso Garante nazionale intende impegnarsi direttamente in tal senso, come ha già fatto nei giorni scorsi durante la visita ad alcuni Istituti.

A fronte della situazione in atto, il Garante nazionale invita a mettere in campo misure straordinarie volte ad alleggerire le situazioni di sovraffollamento superando un concetto di prevenzione fondata sulla chiusura al mondo esterno, affiancando a provvedimenti di inevitabile restringimento misure che diano la possibilità di ridurre le criticità che la situazione carceraria attuale determina e che permettano di affrontare con più tranquillità il malaugurato caso che il sistema sia investito più direttamente dal problema.

Il Garante nazionale esprime vicinanza e gratitudine alla Polizia penitenziaria e alle altre Forze dell’Ordine che sono state e sono impegnate per riportare alla calma la situazione negli Istituti.

 

27 gennaio 2020
Gradisca episodio allarmante, la cautela rimane ma no a omertà e impunità su eventuali violenze a danno del cittadino georgiano

Roma, 27 gennaio 2020 - Il Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma, relativamente a quanto riportato a proposito dell’esito dell’esame autoptico sulla morte del migrante georgiano ospite del CPR di Gradisca, chiarisce quanto segue. Non essendo nello stile del Garante nazionale fornire anticipazioni rispetto a un esame ancora formalmente in corso, il non emergere, stando alle prime valutazioni dei periti, di elementi indicativi di un pestaggio come causa principale della morte di Vakhtang Enukidze non diminuisce l’assoluta volontà di fare piena luce su eventuali comportamenti lesivi della sua integrità fisica nel periodo in cui è stato privato della libertà da parte dell’autorità pubblica. Al contrario, la ricostruzione di ogni singola fase di tale periodo è necessaria per accertare eventuali responsabilità ed evitare qualsiasi sensazione d’impunità.

Per questo, il Garante nazionale seguirà con molta attenzione i risultati degli esami tossicologici e sottolinea il dovere per chiunque fosse stato testimone, o abbia avuto contezza del verificarsi di episodi di comportamenti lesivi nei confronti del signor Vakhtang di informarne l’autorità giudiziaria. Non deve esserci spazio per nessun sospetto di omertà o di impunità rispetto alla morte di un giovane uomo mentre era sotto la responsabilità dello Stato.

27 gennaio 2020
Il Garante esprime soddisfazione per il riconoscimento da parte delle Nazioni unite della sua positiva istituzione quale meccanismo indipendente di prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti

Roma, 06 febbraio 2020 - La revisione periodica universale (universal periodic review)  è una procedura che si svolge nell’ambito del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni unite (in cui l’Italia è stata eletta per il triennio 2019-2021). Si tratta di una revisione periodica relativa alla complessiva situazione dei diritti umani del Paese under review. L’Italia è stata esaminata davanti al working group il 4 novembre scorso. Il rapporto che contiene dichiarazioni  e  raccomandazioni nei confronti dell’Italia è stato infine pubblicato.

Tre dichiarazioni riguardano la positiva istituzione del Garante nazionale come meccanismo nazionale indipendente di prevenzione (Npm) ai sensi del Protocollo opzionale alla Convenzione Onu contro la tortura (Opcat)  (https://undocs.org/A/HRC/43/4).  C’è una sola raccomandazione (cui il nostro Paese dovrà dare risposta non più tardi della quarantatreesima sessione del Consiglio dei diritti umani) relativa al national preventive mechanism italiano evidentemente frutto di un malinteso: la raccomandazione n. 148.134  secondo cui l’Italia deve consentire al Npm l’accesso ai centri di detenzione amministrativa delle persone migranti. Infatti il Garante nazionale ha regolarmente accesso a tali strutture sin dall’inizio del suo mandato.

21 gennaio 2020
Stupore per comunicato stampa su Protocollo promosso da Garante regionale abruzzese

Roma, 21 gennaio 2020 - Il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà esprime molto stupore per una nota dell’Agenzia di stampa quotidiana del Consiglio regionale dell’Abruzzo (Acra), pubblicata sul sito del Consiglio stesso,  relativa al Protocollo d’intesa fra Garante regionale, Carcere di Chieti e Università “G. D’Annunzio” circa una cooperazione da realizzare in tema di “osservazione scientifica della personalità dei detenuti ‘sex offender’” e di “iniziative trattamentali, culturali e sportive” riguardanti gli stessi detenuti. Tale nota riporta dei virgolettati attribuiti al Garante regionale dei detenuti, Gianmarco Cifaldi, dai quali si evince un contenuto molto diverso da quello del testo del Protocollo sottoscritto. 
Seguendo il ragionamento del comunicato, la ricerca in cantiere avrebbe caratteristiche inaccettabili, quali la conduzione di “test” che comprendono “registrazioni posturo-stabilometriche e termografiche” di reazioni a “stimoli somministrati attraverso immagini emotivamente significative ed emotivamente neutre”, come tali in contrasto con standard e indicazioni anche del Comitato europeo contro la tortura (CPT) oltre che dei principi su cui si basa l’azione del Garante nazionale.
D’altra parte, il Garante prende nota della rassicurazione avuta dal Garante regionale Cifaldi circa la non corrispondenza tra il comunicato in questione e quanto programmato e concordato con l’Amministrazione. In questo quadro il Garante regionale ha assicurato la rimozione del comunicato dal sito del Consiglio regionale abruzzese. 
In ogni caso, il Garante nazionale chiarisce che non consentirebbe mai l’attuazione di una ricerca che abbia caratteristiche in contrasto con gli standard internazionali e con il rispetto assoluto dei diritti delle persone private della libertà, anche considerando i limiti che la situazione soggettiva di tali persone determina relativamente alla genuinità del loro libero consenso. 
Contestualmente, il Garante nazionale ritiene perlomeno inopportuno che un’Autorità di garanzia si renda promotrice e attrice di iniziative che rientrano in realtà nella sfera del proprio controllo indipendente.
 

21 gennaio 2020
Rimpatri forzati: il Garante nazionale, che oggi ha presentato le sue Linee guida, sottolinea aspetti positivi e criticità

"Voglio sottolineare gli aspetti positivi dell'interlocuzione sviluppata tra il Garante nazionale e il Ministero dell'Interno sul fronte della protezione dei diritti fondamentali nel corso delle operazioni di rimpatrio forzato. C'è collaborazione e sinergia, come è naturale ci sia fra due parti dello stesso sistema. Si deve partire constatazione che nel nostro Paese negli ultimi anni si sono fatti grandi passi avanti su questo tema e che l'Italia in linea generale effettua i rimpatri forzati sostanzialmente in modo corretto...".

Lo afferma Mauro Palma, Garante nazionale delle persone private della libertà, nel corso del convegno internazionale dal titolo "Il monitoraggio dei rimpatri forzati in Italia e in Europa", svoltosi martedì 18 febbraio nello Spazio Europa, gestito dall'Ufficio in Italia del Parlamento europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea.