Comunicati stampa

19 ottobre 2020
Terminate le visite alle sezioni di Alta Sicurezza 2 “miste”

Terminate le visite alle sezioni di Alta Sicurezza 2 “miste”

Roma, 19 ottobre 2020 – Il Garante nazionale ha condotto una visita alle sezioni di Alta sicurezza 2 (AS2), riservate alle persone imputate o condannate per delitti commessi con finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico. Tali sezioni, definite peraltro con atto amministrativo e non da alcuna norma, hanno perso nel corso degli anni la caratteristica di omogeneità che le caratterizzava, in quanto le persone in esse detenute rispondono di reati legati a tre diversi fenomeni: quello del radicalismo violento di tipo islamista, quello dell’antagonismo politico anche di tipo anarchico, e quello residuale dei cosiddetti “anni di piombo” degli anni ’70 e ’80.

Proprio per questa disomogeneità che rende vago ogni riferimento a possibili percorsi di reinserimento, il Garante nazionale ha effettuato una visita alle quattro sezioni di AS2 in cui tali diverse tipologie si trovano a convivere. Queste sono negli Istituti di Ferrara, Terni, Rossano e Rebibbia femminile. Si tratta di situazioni diverse tra loro in cui vi è di fatto sempre una prevalenza numerica di una tipologia rispetto ad altre, rendendo così ancora più complessa la loro gestione nel pieno rispetto della finalità costituzionale della pena. Tanto più quando soltanto una o due persone di una determinata caratteristica sono poste in questo contesto del tutto diverso e distante per lingua, religione, cultura. Si determina così un microcosmo detentivo (le sezioni visitate ospitavano da un minimo di 6 a un massimo di 17 persone), separato dal resto dell’Istituto e da ogni praticabilità di obiettivi diversi dal trascorrere il tempo, segnando oltretutto una disparità di trattamento rispetto alle altre sezioni. Tale disparità si ripropone anche laddove i progetti sono pensati in maniera da raggiungere la maggior parte delle persone della sezioni a discapito dei pochi. In tal modo, le “minoranze” interne alle sezioni di AS2 miste sono più penalizzate degli altri. A ciò si aggiungono talvolta situazioni di totale incompatibilità tra persone ristrette nella stessa sezione. Talvolta anche la sicurezza di chi si trova in un contesto così diverso e quantitativamente rilevante può presentare problemi.

Il Garante ritiene necessario un ripensamento delle sezioni di AS2 che, con l’evolversi del contesto sociale, hanno perso quella caratteristica propria sulla base della quale erano state istituite. Il Garante nazionale invierà a breve all’Amministrazione penitenziaria il Rapporto tematico sulle sezioni di AS2, Rapporto che sarà successivamente pubblicato sul sito del Garante stesso con la risposta dell’Amministrazione. 

09 ottobre 2020
Comunicato formazione Firenze

COMUNICATO STAMPA

 

Quattro giorni di formazione di alta specializzazione a Firenze per il personale del Garante nazionale.

Roma, 9 ottobre 2020 – Quattro giorni di intenso lavoro di formazione per lo staff che opera nell’Autorità di garanzia, per accrescere il livello di conoscenza e di competenza di tutte le persone chiamate a svolgere il complesso e delicato lavoro di monitoraggio dei diversi luoghi di privazione della libertà del nostro Paese.

Il filo conduttore delle giornate di formazione è stata lo sguardo, con cui il Garante nazionale e gli altri soggetti coinvolti osservano tale realtà: quello di chi è soggetto a tale restrizione, quello chi vi opera, quello di chi ha accesso per vedere tali luoghi e quello, infine, del Garante nazionale che deve racchiuderli tutti. Come metafora di tali sguardi sono state prese le quattro Pietà di Michelangelo, ognuna espressione di un modo diverso di rappresentare la stessa realtà: la Pietà Rondanini, da cui emerge la sofferenza quasi ormai senza volto di chi è coinvolto, la Pietà di Santa Maria del Fiore, che esprime la concezione piramidale di chi osserva e descrive, la Pietà di Palestrina, con l’evidenza delle corde simbolo di chi è chiamato a operare, e infine quella Vaticana in cui dolore e azione non ci sono più, tutto è compiuto e rimane il senso e il significato finale.

In tale prospettiva, hanno partecipato alle giornate di formazione i massimi rappresentanti di alcune delle Amministrazioni con cui il Garante nazionale è chiamato a confrontarsi: il Capo della Polizia di Stato, Franco Gabrielli, il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Bernardo Petralia, e il Vice-capo del Dipartimento di giustizia minorile e di comunità, Claudio Giovanni Scorza, il presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze, Marcello Bortolato, il sindaco della città di Firenze, Dario Nardella. Hanno offerto punti di vista diversi sugli ambiti di competenza del Garante nazionale. Con loro si è rafforzato il rapporto di collaborazione tra Istituzioni, nella chiarezza dei diversi ruoli e dei diversi sguardi con cui si osservano e si leggono medesimi eventi e situazioni, nella prospettiva di innalzare gli standard di tutela delle persone private della libertà. Ciro Tarantino, del Centre for Governmentality and Disability Studies “Robert Castel” dell’Università di Napoli “Suor Orsola Benincasa” ha offerto invece lo sguardo di chi soffre, con particolare riferimento alla realtà delle persone con disabilità, i cui diritti sono troppo spesso negati e la cui libertà stessa è talvolta gravemente limitata.

Al centro della formazione, molti i temi: il mandato del Garante nazionale, esteso nel 2020 anche al luoghi di quarantena; la gestione delle segnalazioni e dei reclami (oltre 1300 solo i reclami arrivati); l’uso della forza le sue regole e i suoi limiti, una formazione basata sulla discussione di casi reali documentati da immagini video o audio-video; i rapporti con gli stakeholder. Infine, una sessione specifica è stata dedicata alla stesura dei Rapporti e alla formulazione delle Raccomandazioni, alla luce dell’importanza crescente del sistema delle soft law, cioè quell’insieme di norme non prescrittive come i sistemi di standard, le regole sovranazionali e nazionali e le raccomandazioni stesse. A tale riguardo, il Garante nazionale ha già pubblicato le prime due raccolte di Raccomandazioni negli ambiti penale e dei migranti e ha scritto, per la prima volta in Italia, degli standard sulla privazione della libertà, nel caso specifico della detenzione amministrativa per persone migranti. Un’altra sessione è stata realizzata con il contributo del Centro studi Enrico Maria Salerno, diretto da Fabio Cavalli, e di alcuni attori che si sono formati nel Teatro libero di Rebibbia. Insieme a loro sono stati simulati dei colloqui del Garante nazionale con persone private della libertà.

Nel corso delle giornate di formazione il Garante ha incontrato anche, la Vice Capo della Polizia di Stato, Alessandra Guidi, la Prefetta di Firenze, Laura Lega, il Questore di Firenze Filippo Santarelli, il Provveditore dell’Amministrazione penitenziaria di Toscana e Umbria, Gianfranco De Gesu, e il Garante dei diritti dei detenuti della Toscana, Giuseppe Fanfani.

 

04 settembre 2020
Il Garante nazionale interviene sulla polemica detenzione domiciliare

Il Garante nazionale delle persone private della libertà intervistato dal quotidiano La Repubblica dopo la polemica giornalistica riguardante la detenzione domiciliari di alcuni detenuti. 

25 agosto 2020
Garante nazionale: preoccupazione per suicidi tra gli operatori della Polizia penitenziaria

Roma, 24 agosto 2020 - Tre suicidi in un mese, l’ultimo due giorni fa. A togliersi la vita una donna Assistente capo del Corpo di Polizia penitenziaria, in servizio nella Casa circondariale Pagliarelli “Antonio Lo Russo” di Palermo. Pochi giorni prima altri due operatori di Polizia penitenziaria in servizio nell’Istituto di Latina. Il Garante nazionale esprime innanzitutto vicinanza alla Polizia penitenziaria e ai suoi operatori colpiti da questi drammatici eventi. Ma esprime anche profonda preoccupazione per quanto accaduto, quale segnale di un disagio che non è più possibile non leggere.

Certamente, sono molti e diversi i fattori che possono spingere una persona a compiere un gesto estremo come quello di togliersi la vita e volerli ricondurre a un’unica matrice è sempre riduttivo. Tuttavia, sono note le difficoltà del lavoro che la Polizia penitenziaria svolge in prima linea in carcere, in una situazione segnata da una serie di criticità, strutturali, gestionali e numeriche, rese ancora più evidenti in questi ultimi tempi dall’emergenza sanitaria in atto.

Il Garante nazionale nei suoi Rapporti a seguito delle proprie visite agli Istituti penitenziari ha più volte messo in evidenza le criticità legate al personale che vi opera. Pertanto, auspica che l’impegno, più volte dichiarato dall’Amministrazione penitenziaria e positivamente ribadito anche recentemente, per il miglioramento delle condizioni di lavoro si tramuti a breve in gesti concreti volti a garantire ambienti rispettosi dei diritti e della dignità dei lavoratori, personale in numero rispondente alle esigenze, una formazione professionale iniziale e continua all’altezza dei compiti che Costituzione e Ordinamento assegnano al Corpo di Polizia penitenziaria. E offrendo anche quel supporto necessario a chi svolge un lavoro in prima linea, sottoposto a tensioni e situazioni di forte stress emotivo. 

31 luglio 2020
Il Garante nazionale a seguito di gravi fatti che hanno coinvolto alcuni operatori di diverse Forze di polizia

Roma, 31 luglio 2020 - A seguito di gravi fatti che hanno coinvolto alcuni operatori di diverse Forze di polizia, il Garante nazionale ha incontrato i vertici della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia penitenziaria per esprimere la preoccupazione per il rischio del diffondersi di una cultura della contrapposizione che non potrebbe che portare a una lacerazione sociale, una lacerazione di cui il Paese nel suo complesso finirebbe per essere vittima.

Da qui l’esigenza, espressa dal Garante e condivisa dai responsabili delle Forze di Polizia, di agire insieme per una formazione e una crescita della cultura dei diritti degli operatori capace di dare corpo e sostanza a un agire rispettoso dei principi della Costituzione, anche in condizioni difficili.

Il Garante nazionale ringrazia per la loro disponibilità gli interlocutori di così alto livello incontrati in questi giorni e assicura il proprio impegno a cooperare e vigilare.

Segue una dichiarazione del Garante nazionale in relazione a tali incontri.

Dichiarazione del Garante nazionale

Il Garante nazionale ha osservato con viva preoccupazione le drammatiche vicende che hanno gravemente coinvolto taluni operatori delle Forze di Polizia. La preoccupazione discende dal rischio che tali vicende ingenerino una cultura della contrapposizione che, nell’impropria generalizzazione che essa comporta, può costituire un elemento di lacerazione nel contesto sociale – una lacerazione di cui il Paese nel suo complesso finirebbe per essere vittima.

Sono venute alla luce ripetute segnalazioni di episodi di violenza nell’Istituto penitenziario di Torino, già riportate al Garante nazionale nel passato e che avevano indotto il Garante stesso a produrre formale denuncia alla Procura della Repubblica del capoluogo piemontese. Sono episodi su cui doverosamente ha indagato la magistratura inquirente e su cui si pronunceranno gli organi deputati. Tuttavia, proprio le carte dell’indagine hanno evidenziato anche una cultura di alcuni settori, altrettanto grave proprio perché espressione di persone che indossano una divisa. Tale aspetto pone seri interrogativi sulla capacità e sulla volontà di intervento da parte di chi aveva il compito di vigilare e di indirizzare, al contrario, verso una cultura della tutela di quanto la Costituzione e l’ordinamento normativo del nostro Paese prevedono.

Analoga devianza culturale è emersa dalle indagini avviate dalla Procura della Repubblica nei confronti del piccolo ma destabilizzante gruppo di carabinieri di Piacenza, anch’esso portatore – al di là dei reati penali che è compito della magistratura accertare – di una visione del proprio ruolo e dei poteri e degli obblighi che da esso discendono in pieno contrasto con la tradizione dell’Arma e con i valori su cui la Repubblica si fonda e il cui rispetto affida proprio alle Forze dell’ordine.

Altri episodi riferiti in questi giorni e relativi a un fermo a Roma, per ora affidati all’iniziale accertamento di quanto riportato, chiamano in causa alcuni agenti della Polizia di Stato e portano nuovamente all’attenzione quanto il Garante ha recentemente segnalato alla procura di Agrigento circa la concezione di taluni del proprio ruolo nei confronti di persone fermate o ristrette: persone affidate al loro controllo, responsabilità e tutela. Ancora una volta, anche in questi casi, non è compito del Garante occuparsi della rilevanza penale degli episodi, quanto segnalare la cultura che essi esprimono.

Sono episodi differenti che chiamano in campo settori diversi e che certamente, pur non rappresentando la complessiva cultura delle Forze di appartenenza dei singoli, pongono interrogativi al Garante nazionale che per compito istituzionale collabora con tutte le Forze di Polizia in una prospettiva di cooperazione e critica propria del mandato. Un ruolo che certamente è riconosciuto dalle Forze stesse come contributo di valore nel proprio operare. 

La presenza del Garante nazionale nella formazione del personale dei diversi Corpi di Polizia se, da un lato, è testimonianza di tale cooperazione, dall’altro pone anche al Garante stesso interrogativi su come reprimere nel concreto tali atteggiamenti attraverso mutamenti culturali che agiscano ancor prima che essi possano svilupparsi in atti di grave rilevanza disciplinare e penale.

Come è stato condiviso da tutti gli interlocutori, non è tollerabile il linguaggio che si è visto emergere da carte che riportano intercettazioni di colloqui di appartenenti a Forze dell’ordine; non è ammissibile che le persone, una volta riportate sotto il controllo di chi esercita l’autorità in nome della collettività, possano subire forme di violenza; né è accettabile qualsiasi indulgenza o asserita inconsapevolezza perché finirebbe implicitamente per proiettare quell’innegabile messaggio di impunità che è il vero germe distruttivo delle Forze dell’ordine in una democrazia.

A partire da questi punti, il Garante nazionale ha voluto incontrare i vertici della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia penitenziaria e della Guardia di finanza per offrire il proprio contributo a una riflessione su tali temi e a un rafforzamento di un’azione comune per la costruzione di un impianto culturale che isoli tali comportamenti. Per tale motivo, il Presidente del Garante nazionale, Mauro Palma, insieme a una delle due componenti del Collegio, Daniela de Robert, ha incontrato il Prefetto Franco Gabrielli, il Comandante generale Giovanni Nistri, il Comandante generale Giuseppe Zafarana e il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Bernardo Petralia.

Al centro degli incontri la condivisione di tre termini che rischiano per taluni di costituire dei costruttori culturali negativi e che richiedono quindi particolare attenzione nelle fasi di formazione iniziale e in itinere. La prima parola erroneamente declinata riguarda la produttività della propria azione, interpretata come quantità di operazioni portate avanti, quale indicatore della positività del proprio ruolo e della speranza di carriera. La seconda parola è inimicizia, qualora essa finisca per connotare la relazione tra chi esercita la funzione di repressione del reato e il relativo autore, non più visto come responsabile di quanto commesso e quindi necessario destinatario dell’azione repressiva e sanzionatoria, ma come nemico da annientare. La terza parola riguarda il rischio di implicita impunità che può nascondersi dietro un male interpretato spirito di appartenenza a un Corpo, non più visto come espressione dei suoi valori, ma come velo difensivo anche di chi tali valori ha offeso.

Il Garante nazionale ha preso atto, con soddisfazione e certamente senza stupore, della volontà di tutti i vertici delle Forze di Polizia di proseguire nella collaborazione, ragionando insieme su come rafforzare gli esistenti protocolli di intesa stipulati già nel passato con il Garante, nell’ottica della costruzione di una cultura che a ogni livello sviluppi e dia concretezza a quei valori di cui ciascuna Forza è portatrice.

La Costituzione del proprio Corpo come parte civile in processi che si potranno tenere per gli episodi oggi oggetto di cronaca – così come già fatto dall’Arma dei Carabinieri in un processo in corso – sarà, a parere del Garante nazionale, un elemento tangibile di volontà in tale direzione e darà concretezza a quell’impegno di cui la partecipazione del Garante nazionale alla formazione è espressione.

Il Garante nazionale ringrazia per la loro disponibilità gli interlocutori di così alto livello di questi giorni e assicura il proprio impegno a cooperare e vigilare.

 

19 giugno 2020
CONSEGNA DELLA RELAZIONE 2020 AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Roma, 19 giugno 2020 - Questa mattina al palazzo del Quirinale il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale ha consegnato al Presidente della Repubblica la Relazione al Parlamento di quest’anno che riguarda dati e attività del 2019 e dei primi cinque mesi del 2020.

La consegna al Capo dello Stato ha anticipato la presentazione della Relazione al Parlamento che si terrà il 26 giugno prossimo alle ore 10 e sarà accessibile via collegamento su piattaforma Teams (il link può essere richiesto a segreteria@garantenpl.it).

11 maggio 2020
Video con Tso a persona in strada a Ravanusa (AG): profonda perplessità del Garante nazionale, che chiede a Sindaco e Autorità sanitarie tutta la documentazione sull’accaduto

Roma, 11 maggio 2020 - Il Garante nazionale delle persone private della libertà, in considerazione di notizie e filmati pubblicati riguardanti la sottoposizione a Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) del signor Dario Musso, avvenuta a Ravanusa in provincia di Agrigento, e della registrazione del suo successivo colloquio con i familiari, ha chiesto una relazione d’informazione al Sindaco della cittadina, Carmelo D’Angelo, formalmente responsabile per il provvedimento di Tso, e alle Autorità sanitarie, relativamente alle modalità di attuazione e al successivo sviluppo di tale trattamento.

Le immagini, infatti, delineano una situazione quantomeno irrituale, essendo stata la persona atterrata prona sull’asfalto dagli agenti intervenuti, poi ammanettata e sedata in loco con una iniezione farmacologica.

Nel ricordare il proprio ruolo di Autorità di garanzia in tutti i casi in cui la libertà personale è privata, qualunque ne possa essere la causa, il Garante nazionale ha chiesto informazioni circa le persone che hanno operato (il Corpo di appartenenza degli agenti e l’Azienda sanitaria da cui gli operatori sanitari dipendono) e di conoscere gli elementi che hanno indotto all’avvio della procedura; gli estremi della convalida del provvedimento di Tso da parte del Giudice tutelare; i tempi intercorsi tra la disposizione del Tso stesso e la sua convalida; la durata del trattamento.

Anche quanto appreso dalla registrazione della comunicazione del signor Musso con i propri congiunti ha richiesto un chiarimento, questa volta indirizzato all’Autorità sanitaria. Deve, infatti, essere fatta chiarezza circa l’impiego della contenzione meccanica, le terapie in essere e le condizioni attuali della persona.

Nel testo delle lettere inviate, il Garante nazionale nota che è la trasparenza di tutte le singole fasi decisionali e attuative di tali operazioni a garantire tutti coloro che intervengono, rispetto a ipotesi di trattamenti contrari alla dignità e all’integrità della persona. E, se del caso, a rendere possibile sanzionare coloro che agiscono in modo non lecito, al fine di tutelare la stragrande maggioranza degli altri che mantengono professionalità e correttezza anche in questi frangenti.

Attende, quindi, un rapido riscontro delle proprie richieste da parte delle Autorità a cui ha inviato le lettere.

02 maggio 2020
Il Garante nazionale smentisce le notizie diffuse oggi dal sito Milano Today

Roma, 2 maggio 2020

Il Garante nazionale smentisce le notizie diffuse oggi dal sito Milano Today circa la presenza di 159 detenuti e 215 agenti penitenziari positivi al Covid-19 nell'Istituto di San Vittore. Come è scritto nel Bollettino del Garante nazionale di ieri, 1° maggio, tali numeri riguardano il contesto nazionale e non certo un singolo Istituto. Chiede pertanto a Milano Today, anche al fine di rassicurare i propri lettori, di pubblicare una rettifica e invita i media a riportare con cura i dati che il Garante nazionale fornisce, evitando di diffondere informazioni sbagliate che possono creare inesistenti allarmi, come è successo oggi.

02 maggio 2020
Il Garante nazionale augura buon lavoro al nuovo Capo del DAP

Roma, 2 maggio 2020 - Il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale saluta positivamente la nomina del dr. Dino Petralia a nuovo Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.

Il suo percorso professionale e la sua ben conosciuta capacità di gestione di diverse situazioni nell’ambito della carriera di magistrato costituiscono una importante premessa per la conduzione di un settore fondamentale, quale è quello dell’Amministrazione penitenziaria, che è chiamato a tenere sempre insieme istanze di sicurezza e rispetto dei diritti, all’interno del profilo che la Costituzione definisce per l’esecuzione delle pene.

La gestione del Dipartimento, soprattutto nell’attuale momento di particolare criticità che attraversa il Paese e che ancor più è avvertito in tutti i luoghi di privazione della libertà personale, richiede particolare vicinanza e guida verso chi in essi opera, con dedizione e abnegazione, secondo le diverse professionalità, e al contempo una forte attenzione affinché venga sempre costruita per chi in essi è ristretto la prospettiva di un reinserimento sociale in condizioni tali da diminuire al massimo il rischio di recidivare il reato. Ciò richiede grandi capacità manageriali, oltre che giuridiche e istituzionali, nonché l’attitudine a tessere connessioni proficue con quella realtà sociale che in molte sue espressioni contribuisce in modo significativo alla costruzione di percorsi importanti all’interno e all’esterno del carcere.

Il Garante nazionale è certo che la nuova conduzione del Dipartimento saprà muoversi in questa direzione e si dichiara sin da ora disponibile alla massima collaborazione in quello spirito attento, vigile e cooperativo che sempre guida la propria azione istituzionale.

 

26 aprile 2020
Comunicato stampa su allarme sulla diffusione del Covid-19 negli Istituti penitenziari

Roma, 26 aprile 2020 - Notizie false e gonfiate, con dati disomogenei sommati tra loro in maniera da rappresentare una situazione di allarme sulla diffusione del Covid-19 negli Istituti penitenziari che allo stato non c’è.

Il Garante nazionale smentisce i dati pubblicati oggi da un quotidiano nazionale secondo cui in alcune carceri ci sarebbero centinaia di persone detenute positive, intere ali di alcuni Istituti isolate e oltre 500 operatori della Polizia penitenziaria contagiati dal virus. I dati riportati, alcuni aggiornati a 20 giorni fa, mescolano le persone riscontrate positive al virus a coloro che sono in isolamento precauzionale: due situazioni ben differenti tra loro.

Il Garante nazionale condanna ogni tentativo di creare allarme, strillando numeri e dati senza fondamento, alimentando paura e preoccupazione tra chi vive e chi lavora in carcere e anche tra i familiari delle persone ristrette. Il dolore delle famiglie lontane e il timore per le informazioni fatte circolare che si sono riversate sul Garante nazionale ci spingono a fare nuovamente chiarezza, diffondendo i numeri reali, aggiornati e verificati della diffusione del Covid-19 negli Istituti penitenziari.

Questa la situazione aggiornata a oggi tra le 53.658 persone ristrette (e non 62.000 come riportato): le situazioni di positività che attualmente riguardano le persone detenute sono 138 su tutto il territorio nazionale, 13 delle quali sono ricoverate in ospedale. La loro diffusione non è geograficamente omogenea, ma si concentra in alcune regioni – che coincidono con quelle in cui è maggiormente estesa la pandemia, come il Piemonte, il Veneto e la Lombardia – e in alcuni specifici Istituti, come quelli di Torino e di Verona, in cui nelle settimane scorse si sono evidenziati alcuni focolai specifici. Tuttavia, da alcuni giorni i loro valori si sono stabilizzati. Sono, invece, dieci le regioni in cui non si registra alcun caso di positività (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia), oltre che nella Provincia autonoma di Bolzano.

Tra il personale penitenziario, i casi di positività si attestano attorno ai 230 nei 190 Istituti. Un numero alto, ma anch’esso stabilizzato da qualche tempo.

Naturalmente, ciò non deve far abbassare il livello di guardia. Al contrario, va mantenuta alta l’attenzione per tutelare tutti: chi vive in carcere, chi vi lavora, e la comunità esterna a cui le persone detenute torneranno una volta scontata la loro pena.

Il Garante nazionale prosegue nel suo compito di monitoraggio costante delle condizioni di tutela della salute in carcere e di rispetto dei diritti di tutti, in collaborazione con l’Amministrazione penitenziaria, con la rete del Garanti territoriali e con le realtà del Terzo settore. Testimonianza del suo impegno di aggiornamento su tale situazione, in un’ottica di trasparenza, è il bollettino pubblicato ogni martedì e venerdì. Il Garante nazionale continua anche le sue visite ai luoghi di privazione della libertà, tanto più necessarie oggi, in una fase in cui tali luoghi sono maggiormente isolati.