Comunicati stampa

25 maggio 2018
Ventesimo suicidio in carcere dall’inizio dell’anno

Roma, 25 maggio 2018 - Nei giorni in cui si sancisce la definitiva non emanazione del decreto di riforma dell’ordinamento penitenziario frutto di analisi di tutto il mondo che riflette attorno all’esecuzione penale, è grave e doloroso dover registrare ben venti suicidi di detenuti dall’inizio di quest’anno: tre solo nell’ultima settimana. Quello di ieri è avvenuto nella Casa circondariale di Verona e ha riguardato un detenuto marocchino a cui mancava ancora solo un anno di pena da espiare. Il Garante nazionale, mentre registra ancora una volta un episodio di criticità del sistema che coinvolge chi è ristretto e chi in esso opera, invita a riflettere sull’esecuzione penale in termini non ideologici o dettati dalla volontà di trasferire sul carcere le insicurezze sociali. Rinnova l’invito a non abbandonare il cammino intrapreso di pieno rispetto della finalità costituzionale delle pene perché esso rappresenta l’unico percorso per garantire l’effettiva sicurezza della società esterna e al contempo la tutela dei diritti fondamentali delle persone recluse.

17 maggio 2018
Diciassettesimo suicidio in carcere dall'inizio dell’anno

Nel giorno in cui si sancisce la definitiva non emanazione del decreto di riforma dell’ordinamento penitenziario frutto di analisi di tutto il mondo che riflette attorno all’esecuzione penale, è grave e doloroso dover registrare il diciassettesimo suicidio di un detenuto dall’inizio di quest’anno.

24 aprile 2018
Monitorato un rimpatrio forzato in Tunisia. Permangono criticità più volte segnalate

Nella giornata di ieri, 23 aprile 2018, l’Ufficio del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale ha monitorato un’operazione di rimpatrio forzato di 35 cittadini tunisini, organizzata dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza.
In quest’occasione, il Garante nazionale ha per la prima volta coinvolto l’Ufficio del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, sulla base di un accordo per la realizzazione di un pool nazionale di monitoraggio dei rimpatri forzati, in conformità alla Direttiva UE 115/2008.
L’accordo è realizzato nell’ambito di un progetto finanziato con risorse del Fondo Asilo Migrazione Integrazione 2014-2020 e prevede il coinvolgimento di altri garanti regionali, con i quali è già stato avviato un percorso di formazione specializzata in tema di tutela dei diritti fondamentali in operazioni di questo tipo.
A giudizio del Garante nazionale, nelle operazioni di rimpatrio forzato permangono alcune criticità già più volte segnalate circa pratiche di routine non sempre rispondenti a criteri di necessità e proporzionalità. Questi aspetti saranno precisati e nuovamente segnalati nel Rapporto che sarà redatto circa questo volo e che sarà inviato al Ministero degli Interni.


 

17 aprile 2018
Soddisfazione del Garante nazionale per l’intervento del Presidente Fico sull'assegnazione del decreto in materia di ordinamento penitenziario

Roma, 17 aprile 2018 – Il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale ha appreso con soddisfazione dell’iniziativa del Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, volta a sollecitare i Presidenti dei Gruppi parlamentari perché valutino la riassegnazione del provvedimento sull’ordinamento penitenziario alla Commissione speciale per l'esame di Atti del Governo.

11 aprile 2018
Mauro Palma: grave lo stop della Commissione speciale alla riforma

Con vivo stupore il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale ha appreso che la Commissione speciale della Camera dei Deputati non ha incluso nell’ordine del giorno dei provvedimenti che richiedono urgente considerazione quelli relativi all’esecuzione penale.
Si tratta di provvedimenti a lungo discussi, per più di due anni e con un largo coinvolgimento di operatori e analisti del settore, forze intellettuali, sociali, nonché ovviamente dei membri del Parlamento della XVII legislatura che hanno approvato un testo di Legge delega fedelmente ripreso e a volte anche in modo più ristrettivo dai decreti che attendono l’ultimo formale passaggio.
Negare un passaggio meramente consultivo finale, che non prevede possibilità di intervento di merito, denota una disattenzione grave rispetto all’ampio mondo di coloro che tale provvedimento da tempo attendono: non si tratta soltanto delle persone in esecuzione penale, si tratta anche di giuristi, magistrati, avvocati, direttori degli Istituti, operatori penitenziari di molteplice profilo che hanno dedicato nel tempo intelligenza ed energia nel proporre le linee per una esecuzione penale corrispondente in modo chiaro alla previsione costituzionale. Significa non considerare che proprio tale processo di coinvolgimento e previsione normativa ha determinato una nuova fiducia dell’Europa che, partendo da una prospettiva di sanzione nel 2013 per condizioni detentive irrispettose della dignità della persona, è giunta a riconoscere i passi che l’Italia ha compiuto per sanare tale grave criticità. Con il rischio che si possa riaprire la questione ora che il Parlamento manda un segnale di non volontà di proseguire tale percorso.
Il Garante si rivolge al Presidente della Camera, con il quale ha condiviso momenti di discussione proprio all’interno del Carcere di Rebibbia nel corso dell’anno passato, affinché le forze politiche siano invitate a rivedere l’ordine del giorno della Commissione speciale e a dare la possibilità che l’ultima tappa per l’adozione del provvedimento sia compiuta.

10 aprile 2018
Protocollo di Venezia su ricorsi migranti: grave rischio violazione diritti

Violazione della riservatezza dei dati sensibili, violazione del diritto alla difesa, possibile grave discriminazione. Queste le criticità che il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale individua nel Protocollo tra il Tribunale e l’Ordine degli avvocati di Venezia sulla gestione delle udienze di discussione dei ricorsi in materia di richiesta di asilo.

Sollecitato dal Ministero della Giustizia, il Garante nazionale ha esaminato il testo del Protocollo siglato a Venezia il 6 marzo scorso sulla gestione dei ricorsi avanti alla “Sezione Specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione Europea”.

Il Garante esprime estrema perplessità sul tenore complessivo del documento e ritiene alcuni aspetti non accettabili per la loro possibile interpretazione discriminatoria.
In particolare, appare al Garante in violazione dei diritti fondamentali della persona la clausola prevista al numero 7 del documento: l’obbligo del difensore di comunicare al giudice le eventuali malattie infettive del suo assistito e di richiedere a quest'ultimo la produzione di un certificato che attesti l'assenza di pericolo di contagio. Colpiscono negativamente l’impostazione culturale che tale disposto esprime e la lesione della tutela dei dati sensibili garantita dalla legge, del diritto alla riservatezza, del rispetto della dignità della persona.

Il Garante ritiene inoltre che questa disposizione vìoli il rapporto di fiducia intrinseco all'esercizio del diritto di difesa e si ponga in insanabile contrasto con i doveri di riservatezza e di segretezza riguardo a tutte le informazioni ricevute nello svolgimento del mandato difensivo, che il codice deontologico impone agli avvocati.

Infine, la norma di fatto genera una ingiustificabile disparità di trattamento dei migranti che compaiono di fronte alla sezione specializzata del Tribunale di Venezia rispetto a tutti gli altri utenti della giustizia, con il rischio di connotati discriminatori: non risulta infatti che analoghe precauzioni siano disposte in tutti i procedimenti giudiziari e nei confronti di tutte le persone che vi partecipano.

Al seguente link il testo del parere inviato al Ministero della Giustizia.

 

16 marzo 2018
Approvazione della riforma penitenziaria

Soddisfazione del Garante nazionale per l’ulteriore passo del Governo verso il completamento del percorso legislativo di approvazione della riforma penitenziaria.

14 marzo 2018
Hotspot Lampedusa: chiusura sia occasione per cambio di passo sui diritti

Il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale prende atto della chiusura dell’hotspot di Lampedusa disposta in via temporanea dal Ministero dell’Interno. Per quanto riguarda le notizie pubblicate da alcuni organi di stampa sulle criticità riguardanti l’hotspot, peraltro già rilevate dallo stesso Garante nazionale, e sulle tensioni che si sono verificate negli ultimi giorni al suo interno, il Garante nazionale ribadisce la sua costante attenzione verso la situazione nella struttura dell’isola.
In particolare, rende noto di avere avviato da tempo un’interlocuzione con il Ministero dell’Interno, tesa fra l’altro a verificare alcune circostanze particolarmente allarmanti, che saranno al centro del rapporto sulla visita effettuata lo scorso 23 gennaio, di prossimo invio alle autorità competenti e successiva pubblicazione.
Gli interventi da realizzare nell’hotspot non si dovranno limitare a una mera ristrutturazione materiale, pure assolutamente necessaria e più volte sollecitata. Serve soprattutto porre le basi perché si verifichi un vero cambio di passo sulla tutela dei diritti fondamentali dei cittadini stranieri ospitati nella struttura, a partire dai tempi di permanenza, che devono essere nei limiti, normativamente previsti, delle 48 ore.
Sul piano più generale è ormai tempo che si definisca un quadro di regole chiaro e trasparente su un sistema - quello degli hotspot - la cui natura giuridica rimane dopo anni ancora ambigua e rischia di configurarsi di fatto come una privazione della libertà personale senza tutela giurisdizionale.
 

08 marzo 2018
Visitato il Carcere delle Vallette

Il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale ha effettuato una visita alla Casa circondariale Lorusso e Cotugno (“Vallette”) di Torino.

In particolare, il Garante nazionale ha visitato la sezione di articolazione di salute mentale denominata “sestante” e la sezione di isolamento denominata “filtro”.

Si è trattato di una visita di follow-up, cioè che ha fatto seguito ad altre effettuate in passato, tesa a verificare lo stato di attuazione di precedenti raccomandazioni inviate alle Autorità competenti.

Alla visita erano presenti il Presidente, Mauro Palma, e la componente del Collegio del Garante, Emilia Rossi, insieme ad alcuni membri dell’Ufficio del Garante.

Come di consueto, il Garante nazionale redigerà un rapporto su quanto riscontrato, che invierà alle Autorità interessate e che sarà successivamente pubblicato sul sito web.

07 marzo 2018
Avviato il monitoraggio sui TSO: visitato l'SPDC di Colleferro

Il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale ha avviato il monitoraggio delle strutture sanitarie nelle quali vengono eseguiti trattamenti sanitari obbligatori (TSO). In particolare, il Garante nazionale ha visitato il Servizio psichiatrico diagnosi e cura (SPDC) di Colleferro (Rm), una delle tre strutture per i TSO della ASL RM 5 (le altre due sono quelle di Tivoli e Monterotondo).
I TSO, che per definizione costituiscono una privazione della libertà personale, seppur per fini medici e limitata nel tempo, finora erano stati oggetto di attenzione del Garante nazionale soprattutto in termini statistici e di definizione degli standard generali da garantire.
La visita a Colleferro, che - contrariamente a quanto avverrà in seguito - era stata annunciata precedentemente, si è svolta in un clima di grande collaborazione. Il Garante nazionale ha discusso vari aspetti relativi alla presa in carico, all’organizzazione della giornata, all’attenzione terapeutica e alla contenzione con il Dr. Giuseppe Nicolò, Direttore del Dipartimento di salute mentale della ASL RM G, con il Dr. Enrico Pompili, Direttore dell’Unità operativa complessa dello stesso Dipartimento, nonché con il personale della struttura.
Alla visita erano presenti il Presidente, Mauro Palma, la componente del Collegio del Garante, Daniela de Robert, insieme a Gilda Losito, responsabile dell’Unità salute, e Antonio Martucci, componente della stessa Unità.
Lo scorso 12 febbraio nell’ambito della conferenza stampa di presentazione del piano di monitoraggio delle strutture per persone con disabilità, il Garante nazionale aveva annunciato l’avvio delle visite ai Servizi psichiatrici nei quali sono ricoverate le persone sottoposte a TSO.