Comunicati stampa

09 luglio 2019
Trattamenti sanitari obbligatori: pubblicato il primo rapporto del Garante nazionale su un SPDC

Roma, 9 luglio 2019 – Una competenza attribuita al Garante nazionale ancora troppo poco nota al grande pubblico riguarda il monitoraggio delle forme di privazione della libertà nell’ambito della salute, come ad esempio i trattamenti sanitari obbligatori, che vengono effettuati nei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura (SPDC). 
Il Garante nazionale a partire dallo scorso anno ha iniziato a condurre una serie di monitoraggi negli SPDC italiani, visitandone finora undici (quelli di Colleferro - Ospedale Parodi Delfino; Termoli - Ospedale S. Timoteo; Cosenza - Ospedale SS. Annunziata; Messina - Ospedale Papardo; Campobasso - Ospedale Cardarelli; Roma - Policlinico Umberto I; Catania - Ospedale Cannizzaro; Cagliari - Ospedale SS. Trinità con due SPDC; Oristano - Ospedale S. Martino; Nuoro - Ospedale San Francesco). 
Il Garante nazionale ha pubblicato sul proprio sito web il primo dei Rapporti sulle visite effettuate, riguardante l’SPDC di Colleferro, nel Lazio.
Trattandosi della sua prima visita in un SPDC, il Garante nazionale aveva deciso, contrariamente alla propria prassi, di comunicare preventivamente il proprio arrivo alla Direzione della struttura. Nel corso della visita la struttura è apparsa adatta alla sua funzione dal punto di vista degli ambienti e degli arredi e gli operatori sanitari hanno prestato la massima collaborazione. Tuttavia, sia il personale medico che quello infermieristico, sono risultati sotto organico. 
A questo proposito, il Garante nazionale nota che nel corso delle visite finora effettuate ha riscontrato un collegamento fra la carenza di personale e il rischio di utilizzo della contenzione. Il Garante ribadisce quanto affermato nelle Relazioni al Parlamento 2018 e 2019, e cioè che la contenzione non deve essere mai considerata come un atto medico trattamentale e deve essere utilizzata sempre come extrema ratio. 
Sollecita inoltre l’Amministrazione competente a pubblicare sul sito del Dipartimento di salute mentale dipendenze patologiche, i dati relativi al numero, alla percentuale e alla durata media degli interventi di contenzione meccanica, così come prescritto dalle “Istruzioni operative sulla contenzione meccanica” della ASL Rm 5. 
Vista la durata media delle contenzioni praticate nell’SPDC di Colleferro, corrispondente a 24/48 ore, il Garante nazionale ha chiesto per tutte quelle di durata maggiore di 12 ore di ricevere una sintesi nella quale siano indicati i motivi che hanno portato a disporre una contenzione protrattasi per un periodo così lungo. 
Fra le raccomandazioni contenute nel Rapporto, la necessità di fornire informazioni esaurienti alle persone ricoverate e ai loro parenti, in merito al significato dei TSO e alle regole della struttura, possibilmente da formalizzare tramite un atto amministrativo. La conoscenza delle regole e la possibilità di avere certezze su cosa sia permesso e cosa sia proibito nella propria quotidianità è uno dei diritti fondamentali di ogni persona che vive, anche per un breve periodo di tempo, in una struttura residenziale. Oltre al rispetto di questo diritto, affinché non si configuri una compressione delle libertà, deve essere garantita anche la conoscenza delle ragioni delle proibizioni e favorita la comprensione di esse.
Nei prossimi tempi, l’Ufficio del Garante provvederà a pubblicare i Rapporti riguardanti gli altri SPDC visitati.
 
 
 

05 luglio 2019
Parere del Garante nazionale sul Decreto Sicurezza bis

Roma, 5 luglio 2019 - Il Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma, ha reso il proprio parere - obbligatorio per gli atti legislativi riguardanti i propri ambiti di competenza, secondo quanto previsto dal Protocollo opzionale alla Convenzione ONU su tortura e trattamenti inumani e degradanti - sul Decreto legge 53/2019 recante “Disposizione urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica” nel corso di un’audizione presso le Commissioni Riunite Affari costituzionali e Giustizia della Camera. 
Il primo articolo del Decreto riguarda la possibilità del Ministero dell’Interno di limitare o vietare l’ingresso nelle acque territoriali di imbarcazioni per motivi di ordine e sicurezza o in caso di violazione della legislazione vigente sull’immigrazione. In proposito, il Garante nazionale nota che tale previsione non può intendersi come possibilità di ledere il diritto costituzionalmente sancito di cercare asilo (o protezione internazionale) nonché il diritto fondamentale a non subire - o a non essere espulsi verso un Paese dove si rischia di subire - torture o trattamenti o punizioni inumani o degradanti. 
Così come presso tutti i valichi di frontiera è possibile presentare domanda di asilo per i cittadini stranieri, anche alla frontiera marittima, quale è il limite delle acque territoriali, deve essere garantito il rispetto di questo diritto fondamentale. Pur prendendo atto che l’articolo 1 limita la facoltà di porre il divieto di accesso alle acque territoriali al rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia, il Garante nazionale raccomanda quindi che nel testo sia resa esplicita l’assoluta tutela dei diritti sopra ricordati e che venga inserito un richiamo all’articolo 10 della Costituzione. 
Inoltre, posto che la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare ammette il divieto di ingresso nelle acque territoriali solo nel caso di passaggio “non inoffensivo” dell’imbarcazione straniera, il Garante nazionale ritiene non sia possibile interpretare come “non inoffensiva” la situazione di chi ha adempiuto all’obbligo internazionale e nazionale di prestare soccorso in mare. Per questo chiede di escludere la possibilità di legittimare azioni interdittive di ingresso di navi che stiano svolgendo attività di salvataggio.
Relativamente all’articolo 12 del Decreto, che concerne “Fondi di premialità per le politiche di rimpatrio”, il Garante nazionale nota che la norma è formulata in termini tali da lasciare irrisolta la questione se i beneficiari dei fondi siano gli Stati che garantiscono cooperazione nella riammissione oppure i singoli migranti che accettano il rimpatrio volontario assistito (o entrambi). Nel caso i destinatari fossero i rimpatriandi in via volontaria, il Garante nazionale valuterebbe in modo molto positivo tale previsione, in linea con quanto già altre volte espresso.
Il Garante nazionale coglie poi l’occasione per richiamare l’opportunità che siano sempre le Camere, secondo quanto previsto dall’articolo 80 della Costituzione, a ratificare gli accordi di riammissione con i Paesi di rimpatrio, in quanto tali accordi sono da ritenersi veri e propri trattati di natura politica di ambito internazionale.
Infine, circa le norme di natura penale contenute nel testo del Decreto, il Garante nazionale esprime la propria perplessità, ribadendo che il codice penale dovrebbe essere oggetto di particolare protezione rispetto a possibili interventi urgenti dettati da emergenze o emotività, che spesso rischiano di modificarne la complessiva costruzione logica.
 

25 giugno 2019
Il Garante nazionale presenta esposto alla Procura di Roma su Sea Watch 3

Roma, 25 giugno 2019 - I migranti soccorsi in mare dalla nave Sea Watch 3 si trovano da più di dieci giorni a bordo di tale imbarcazione, che staziona in acque internazionali, al limite della “frontiera” italiana. La situazione di stallo si è creata per effetto di tre diverse scelte. La prima è quella del Comandante della nave, che, sulla base di valutazioni che trovano conferma nell’orientamento di Organizzazioni internazionali come il Consiglio d’Europa, ha considerato non sicuro il porto indicato dalle Autorità libiche e ha indirizzato all’Italia molteplici richieste di indicazione di un porto sicuro, senza ottenere alcun riscontro positivo. La seconda scelta è stata operata dalle Autorità dell’Olanda, Paese del quale la nave batte bandiera, che non hanno ritenuto di inviare alcun tipo di supporto alla propria imbarcazione bloccata in mare. La terza è stata operata dalle Autorità competenti italiane, che il 16 giugno hanno notificato alla nave Sea Watch 3 un divieto di ingresso, transito e sosta nelle nostre acque. 
Il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà non può né intende intervenire su scelte politiche che esulano dalla propria stretta competenza. Tuttavia, è suo dovere agire per fare cessare eventuali violazioni della libertà personale, incompatibili con i diritti garantiti dalla nostra Carta, e che potrebbero fare incorrere il Paese in sanzioni in sede internazionale. In particolare, ribadisce che le persone e loro vite non possono mai divenire strumento di pressione in trattative e confronti tra Stati. Ritiene inoltre che la situazione in essere richieda la necessità di verificare se lo Stato italiano, attraverso le sue Autorità competenti, stia integrando una violazione dei diritti delle persone trattenute a bordo della nave.
Ricorda in tal senso che la Corte europea dei diritti umani nella sentenza di condanna dell’Italia nel caso “Hirsi Jamaa c. Italia” (2012), ha argomentato che tutte le forme di controllo dell’immigrazione e delle frontiere sono sopposte alle norme in materia di diritti umani, qualunque sia il personale incaricato di queste operazioni e il luogo in cui esse si svolgano. Il Garante nazionale si interroga se nel caso della Sea Watch 3, sia proprio il pur legittimo esercizio della sovranità da parte del nostro Paese a determinare giurisdizione e responsabilità nei confronti delle persone, incluso almeno un minore non accompagnato, bloccate in condizioni sempre più gravi al confine delle sue acque. Del resto, l’esercizio stesso del divieto e la sua attuazione implicano che il Paese garantisca l’effettività dei diritti derivanti dagli obblighi internazionali alle persone bloccate: di non essere sottoposti a trattamenti inumani o degradanti; di non essere rinviati in Paesi dove ciò possa avvenire; di avere la possibilità di ricorrere contro l’attuale situazione di fatto di non libertà davanti all’autorità giudiziaria; di richiedere protezione internazionale.
L’esercizio della giurisdizione italiana sull’imbarcazione sembra inoltre confermato dalla valutazione delle vulnerabilità delle persone a bordo a cui è stato permesso lo sbarco: non può essere però questa la sola via d’uscita dalla situazione presente che, a parere del Garante, sta degenerando.
Anche in osservanza dell’obbligo che questa Autorità di garanzia ha nel proprio Codice etico, che impone di trasmettere tempestivamente all’Autorità giudiziaria eventuali ipotesi di reato ai danni di persone detenute o private della libertà di cui abbia avuto conoscenza, il Garante nazionale nei giorni scorsi ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per richiedere una verifica su eventuali aspetti penalmente rilevanti nell’attuale blocco della Sea Watch 3.
 

21 giugno 2019
Il Governo valuti l’assoluta necessità di rendere la qualità della vita nei CPR compatibile con il recente allungamento dei tempi di trattenimento.

Roma, 21 giugno 2019 - A distanza di alcuni mesi dalle ultime visite nei Cpr, il Garante nazionale delle persone private della libertà nei giorni scorsi ha effettuato nuove visite in quattro dei sei Centri per il rimpatrio presenti sul territorio italiano. Il 6 giugno una delegazione guidata da Daniela de Robert, componente del Collegio del Garante, si è recata presso il Cpr di Ponte Galeria, a Roma, nel quale ha visitato l’appena riaperta sezione maschile. Il 18, il 19 e il 20 giugno, una delegazione guidata dal Presidente Mauro Palma e dalla stessa de Robert, ha visitato i Cpr di Palazzo San Gervasio (in provincia di Potenza), di Bari e di Brindisi. La situazione degli ospiti rimane molto dura e preoccupante, sia dal punto di vista della vita quotidiana, che scorre senza nessuna attività, con evidenti ripercussioni sulla salute psicofisica delle persone ristrette (fino a sei mesi o anche più), sia per quanto riguarda le condizioni materiali degli ambienti, spesso danneggiati o incendiati da precedenti ospiti ma mantenuti in tali condizioni di deterioramento e di assenza di igiene.

Alcune criticità appaiono persino più gravi che in passato, in primo luogo perché la possibile prolungata permanenza rende ancora più inaccettabili talune condizioni, in secondo luogo perché nuove criticità si sono prodotte nel tempo: per esempio il guasto, riscontrato in un Centro, di tutti i telefoni pubblici che, unito alla mancata disponibilità di telefoni cellulari da destinare agli ospiti, rischia di comprimere il diritto alla difesa e quello all’unità familiare. In alcuni Cpr non esistono ambienti forniti di tavoli e gli ospiti si trovano costretti a consumare i pasti sul proprio letto. Una privazione della libertà disposta perlopiù non in conseguenza di reati ma per irregolarità amministrative non può essere simile o peggiore a quella di chi sconta una pena. Tantomeno può prevedere minori garanzie di tutela dei propri diritti: per questo il diritto al reclamo e il potere di vigilanza dell’autorità giurisdizionale devono essere introdotti per le situazioni di privazione della libertà delle persone migranti, come il Garante nazionale ha da tempo raccomandato.

Dopo aver visitato recentemente il Porto di Civitavecchia e le zone aeroportuali di Fiumicino e Malpensa, il Garante nazionale il 20 giugno ha altresì visitato il Porto di Bari – il primo Porto d’Italia per respingimenti – e le relative pertinenze, esaminando le  procedure di espulsione e di respingimento, al fine di evitare che l’Italia debba rispondere in sede internazionale per eventuali violazioni.

23 maggio 2019
Il Garante nazionale in visita all’Istituto di Campobasso

Roma, 23 maggio 2019 - Il Garante nazionale si sta recando alla Casa circondariale di Campobasso dove ieri in una sezione è esplosa una rivolta che ha avuto dei momenti di tensione.

Verificare la situazione, capire le motivazioni che hanno portato i detenuti a tali comportamenti ed esprimere vicinanza al personale che – secondo quando riportato – ha saputo arginare le proteste in maniera pacifica e senza danni per alcuno è l’obiettivo della visita, che si concluderà in giornata.

L’Istituto di Campobasso, posto nel centro della città, si caratterizza per una forte dimensione territoriale. Questo suo aspetto di vicinanza è un elemento di forza in una prospettiva di reinserimento delle persone detenute. Mantenere un clima positivo all’interno e di colloquio e collaborazione con l’esterno è, come sempre, un fattore necessario che va ristabilito.

08 maggio 2019
Napoli: visita approfondita del carcere di Poggioreale da parte del Garante nazionale

Roma, 8 maggio 2019 - Il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale si è recato in missione a Napoli, dove ha effettuato a partire da giovedì 2 maggio e fino a domenica 5 maggio un'approfondita visita di monitoraggio del Carcere di Poggioreale. Alla guida della delegazione del Garante il Presidente Mauro Palma e la componente del Collegio, Daniela de Robert, che per l'occasione sono stati ospiti del TG regionale della Campania per un'intervista in studio.

02 aprile 2019
Un nuovo riferimento normativo in un ambito ancora pieno di limbi giuridici: gli standard per la privazione della libertà delle persone migranti

Roma, 4 aprile 2019 – Per la prima volta in Italia un’istituzione indipendente elabora, raccomanda e condivide standard nazionali sulla privazione della libertà personale. Ancor più significativo è il fatto che tali standard riguardino un ambito, quello della privazione – di natura non penale – della libertà delle persone migranti, caratterizzato da limbi giuridici e allarmanti criticità. A differenza della privazione della libertà in ambito penale - per la quale esistono norme nazionali di rango primario, come l’ordinamento penitenziario, che garantiscono tutele, individuano figure giudiziarie a cui si può accedere, come il magistrato di sorveglianza, e procedure di reclamo - la detenzione amministrativa delle persone migranti non prevede garanzie di questo tipo, né esistono un testo unitario o prescrizioni di rango legislativo assimilabili a quelle dell’ambito detentivo penale.

Negli ultimi anni il ricorso alla detenzione amministrativa, cioè alla privazione della libertà nei Centri per il rimpatrio (Cpr, ex Cie) disposta dalle Autorità di pubblica sicurezza e convalidata dall’Autorità giudiziaria, è diventato sempre più frequente, trasformandosi da strumento straordinario in regola. Gli interventi normativi in questo settore si sono moltiplicati, sia mediante l’ampliamento della rete dei Centri dedicati sia mediante la previsione di luoghi differenti, con un contestuale aumento delle tipologie di applicazione della misura di trattenimento e un allungamento dei termini di durata massima. Il Garante nazionale registra con disappunto che, a tali interventi non è invece corrisposto un equivalente investimento sulla qualità della vita delle persone trattenute, né un auspicabile e approfondito confronto con la società civile su un aspetto che incide con così forte impatto sui diritti fondamentali della persona.

Non meno importante è l’ambito dei luoghi nei quali si può configurare una privazione di fatto della libertà: gli hotspot, i centri per minori stranieri non accompagnati e le navi battenti bandiera italiana, oppure in navigazione in acque territoriali italiane, che trasportano persone migranti salvate in mare e alle quali viene impedito lo sbarco. Il Garante nazionale, attraverso la pubblicazione degli Standard, ribadisce la sua massima attenzione nei confronti di questi luoghi sottratti alla verifica giudiziaria e privi di quelle garanzie che devono contraddistinguere tutti quei luoghi destinati alla privazione della libertà delle persone. Oltre agli Standard veri e propri, il volume include anche tre capitoli che contengono la raccolta delle raccomandazioni inviate dal Garante nazionale alle Autorità competenti a seguito delle visite effettuate nei Cpr, negli hotspot, nel corso delle operazioni di rimpatrio forzato e nei luoghi di privazione di fatto della libertà, come la nave “Ubaldo Diciotti”.

Le raccomandazioni sono pubbliche. Ciò riflette la centralità per il Garante – una delle poche istituzioni di questo tipo in Europa a pubblicare i propri rapporti sulle visite effettuate- del tema della trasparenza. Con la predisposizione degli Standard, in linea con la giurisprudenza della Corte di Strasburgo (il Garante nazionale ha contribuito alla preparazione di analoghi standard a cura del Consiglio d’Europa, che sono in via di ultimazione) si intende offrire uno strumento di soft law per garantire «l’assoluto rispetto della dignità della persona», così come esplicitamente previsto dalla Legge.

D’ora in poi, il Garante nazionale vigilerà sul rispetto di questi standard- basati sulla propria esperienza diretta di unico organismo che ha libero accesso ai luoghi, ai documenti e alle persone coinvolte nella privazione della libertà- da parte di ogni autorità che assolva al delicato compito – con la conseguente responsabilità – della privazione di natura non penale della libertà di una persone straniera. A

lla presentazione del volume degli Standard, intitolato "Norme e normalità. Standard per la privazione della libertà delle persone migranti", che si terrà oggi alle ore 15,00 nella Sala Igea dell'Istituto della Enciclopedia italiana, interverranno in qualità di relatori, l'on. Giuseppe Brescia, Presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati, Donatella Di Cesare, Professore ordinario di Filosofia all’Università La Sapienza e Mario Morcone, Direttore del Consiglio italiano per i rifugiati. Modererà la discussione Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale. Per il Garante nazionale, interverranno il Presidente Mauro Palma, la componente del Collegio, Daniela de Robert e Massimiliano Bagaglini, responsabile dell’Unità “migranti e privazione della libertà”.

19 marzo 2019
Il 27 marzo il Garante nazionale presenta la Relazione al Parlamento 2019

Roma, 25 marzo 2019. Il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale ha visitato nel corso del 2018 cento luoghi di diversa tipologia e relativi alle sue diverse aree d’intervento: istituti di pena per adulti o minori, Rems, camere di sicurezza delle diverse Forze di polizia, servizi psichiatrici di diagnosi e cura dove si effettuano i trattamenti sanitari obbligatori, strutture residenziali per persone non autosufficienti, centri di trattenimento per i migranti irregolari, hotspot e anche una nave. Ha inoltre monitorato trentaquattro voli di rimpatrio forzato, principalmente diretti in Tunisia, Nigeria ed Egitto.

Un’attività intensa che rispecchia l’ampio mandato assegnato a questa istituzione di garanzia, la più giovane autorità indipendente del nostro Paese (istituita nel 2014, è operativa dal 2016), l’unica a occuparsi di diritti umani. A essa è affidato il compito di vigilare sul rispetto dei diritti delle persone private della libertà, indipendentemente dalla ragione che abbia determinato tale privazione, nella consapevolezza che queste persone sono tutte unite da una intrinseca vulnerabilità che richiede protezione.

Mercoledì 27 marzo, alle ore 9,00

alla Camera dei Deputati

il Garante nazionale presenta la

Relazione al Parlamento 2019

alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

La Relazione raccoglie le osservazioni, le analisi, le criticità emerse nel corso dell’anno a seguito delle visite effettuate e le raccomandazioni del Garante nazionale sul suo ambito di azione, con riflessioni, dati e notizie inedite. Il capitolo centrale è dedicato ai luoghi della privazione della libertà (la cella del detenuto, il reparto – o modulo – per le persone sottoposte a Tso, la nave carica di naufraghi a cui viene interdetto lo sbarco, ecc.), declinati attraverso cinque verbi (detenererinviarearrestareavere curatutelare) ai quali si aggiungono anche inquietanti nonluoghi (come il locale vuoto). Significativa la scelta di affidare a un architetto, Luca Zevi, l’introduzione a questa parte del volume.

La prima pagina di ciascun capitolo è illustrata dalle opere di alcuni street artist: Alice Pasquini, Gonzalo Borondo in collaborazione con Edoardo Tresoldi, Lucamaleonte, Sten+Lex, Andrea Tarli.

Alla presentazione della Relazione, svolta dal Presidente Mauro Palma e dalle due componenti del Collegio del Garante, Daniela de Robert ed Emilia Rossi, presenziano, oltre al Capo dello Stato e al Presidente della Camera dei Deputati che ospita l’evento, la Vicepresidente del Senato, il Presidente del Consiglio, il Presidente della Corte Costituzionale e i Ministri della giustizia e della salute.

18 febbraio 2019
Cordoglio del Garante nazionale per l'agente suicidatosi nell'Istituto di Sanremo

Il Garante nazionale esprime le proprie condoglianze alla famiglia dell'agente del corpo di Polizia penitenziaria toltosi la vita ieri, domenica 17 febbraio, nell'istituto di Sanremo.

15 febbraio 2019
Ulteriori espressioni di solidarietà per il Garante nazionale in risposta alle intimidazioni ricevute

Dopo le pubbliche dichiarazioni di solidarietà della Camera Penale di Roma, del Ministro della Giustizia, del Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziatrio (DAP), oggi il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, Mauro Palma, riceve un messaggio di vicinanza da parte della Procura nazionale antimafia, nella persona del Dott. Marco Del Gaudio, Sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia, già Vice Capo del Dap, che afferma: “Quello del Garante nazionale è un compito indispensabile. Lo sguardo d’insieme che i suoi rapporti sulle condizioni detentive del Paese offrono è quanto mai prezioso, sia per noi magistrati che per gli altri operatori del settore della giustizia. Per questo trovo ancora più assurdi gli insulti e le minacce recentemente rivolti al Garante in relazione al suo ultimo rapporto sul regime detentivo speciale del 41bis. L’ottica di questo rapporto è stimolare un’ampia riflessione su una normativa delicata, dall’applicazione diversa sul territorio nazionale. Ovviamente non si può essere d’accordo su tutti i punti del Rapporto, ma la logica della contrapposizione non appartiene al linguaggio delle istituzioni”.