Comunicati stampa

08 novembre 2019
Il Garante partecipa in qualità di persona offesa al procedimento su presunti episodi di maltrattamento nei confronti di detenuti nel carcere di San Gimignano

Roma, 8 novembre 2019 - In linea con la prassi seguita in casi analoghi, il Garante nazionale partecipa in qualità di persona offesa al procedimento riguardante presunti episodi di maltrattamento avvenuti nella Casa circondariale di San Gimignano. Tale ruolo nel procedimento, riconosciuto dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Siena che aveva notificato al Garante nazionale l’ordinanza applicativa della misura cautelare emessa nei confronti degli indagati, consentirà al Garante nazionale di seguire l’indagine e di contribuire a fare chiarezza su quanto avviene negli Istituti di pena e a contrastare l’impunità.
Il Garante nazionale verrà rappresentato dall’avvocato Michele Passione
Lo scorso 23 settembre il Garante nazionale, in concomitanza con la diffusione a mezzo stampa della notizia dell’indagine, aveva convocato una conferenza stampa nella quale aveva fornito alcuni chiarimenti sul contesto della notizia di reato e su altre inchieste analoghe condotte dalla magistratura.
 

04 novembre 2019
Laurea honoris causa a Mauro Palma da parte dell'Università Roma Tre

Roma, 5 novembre 2019 - Martedì 5 novembre l’Università degli Studi Roma Tre, nel corso di una cerimonia pubblica, ha conferito la laurea honoris causa a Mauro Palma, attuale Presidente del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, la più giovane Autorità indipendente del Paese, operativa dal 2016, e l’unica alla quale sia stata affidata primariamente una competenza in materia di tutela dei diritti umani. 
Palma è uno dei maggiori esperti a livello internazionale in tema di lotta alla tortura e delle diverse forme di privazione della libertà, in ambito non solo penale. Fondatore dell’Associazione Antigone, componente, e poi Presidente, del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti o pene inumani o degradanti (CPT), organo del Consiglio d’Europa, è di formazione matematico, un campo nel quale ha prodotto numerose pubblicazioni, fra le quali nel 2013, con Valter Maraschini, la Garzantina della Matematica. 
Le altre componenti del Collegio del Garante, Daniela de Robert ed Emilia Rossi, nonché tutto l’Ufficio del Garante esprimono le proprie sincere felicitazioni al Presidente Palma, per il prestigioso e meritato riconoscimento.
Il conferimento è avvenuto da parte del Rettore, Luca Pietromarchi. La Commissione di Laurea è stata presieduta dallo stesso Rettore e composta dai prof. Marco Ruotolo, Giovanni Serges, Giancarlo Monina, Antonio Carratta, Concetta Brescia Morra, Antonella Massaro, Patrizio Gonnella.
Alla cerimonia hanno presenziato fra gli altri il Presidente della Corte Costituzionale, Giorgio Lattanzi, e l'ex Presidente della Corte europea dei diritti dell'uomo, Guido Raimondi.
 

21 ottobre 2019
Il Garante nazionale sulle indagini per i maltrattamenti nel carcere di Torino

Roma, 21 ottobre 2019 – Il Garante nazionale segue con attenzione l’inchiesta della Procura di Torino su casi di maltrattamento nel carcere “Lorusso-Cutugno” di Torino. La situazione inizialmente riportata dalla Garante del Comune di Torino era stata oggetto di due visite all’Istituto da parte del Collegio del Garante nazionale. A queste aveva fatto seguito un incontro con il Procuratore capo di Torino e la presentazione di un esposto alla Procura. Insieme alla Garante comunale, continuiamo a seguire gli sviluppi dell’indagine, nel rispetto del lavoro degli inquirenti. 
Il Garante nazionale ribadisce ancora una volta il proprio apprezzamento per il lavoro svolto quotidianamente dalla Polizia penitenziaria e anche per la capacità dimostrata di sapere andare fino in fondo nel portare avanti indagini su persone appartenenti allo stesso Corpo di Polizia. Individuare, isolare e sanzionare chi, all’interno della Polizia penitenziaria, compie azioni illecite o commette reati è il modo migliore per tutelare tutti quei lavoratori che fedelmente svolgono il loro difficile compito.
Ciò premesso, come Meccanismo nazionale di prevenzione della tortura in ambito Onu, il Garante nazionale esprime preoccupazione per l’emergere di situazioni di abusi da parte di chi, al contrario, dovrebbe garantire la sicurezza di tutti. Nel 2017 fu la Corte europea dei diritti dell’uomo a condannare l’Italia per l’assenza di possibile effettiva reazione a violazioni del divieto di tortura, a seguito di episodi accertati nel carcere di Asti. Nello stesso anno l’Italia ha finalmente previsto nel proprio codice penale tale reato e suscita allarme che in almeno due casi, finora emersi, tale fattispecie sia ravvisabile.
Il Garante nazionale riconferma la propria disponibilità a cooperare con l’Amministrazione per esaminare le radici di un fenomeno che, al di là delle qualificazioni giuridiche, è espressione di un problema e impone la necessità di investire in modo sostanziale sull’analisi dei modelli culturali e sulla formazione del personale. 
 

02 ottobre 2019
Garante nazionale e Portavoce dei Garanti territoriali sul valore del sostegno al reinserimento sociale

Roma, 2 ottobre 2019 - Senza intervenire sul merito di casi specifici recenti, il Garante nazionale e il Portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali dei diritti delle persone detenute o private della libertà ribadiscono che il sostegno al reinserimento sociale delle persone condannate è elemento essenziale della rieducazione del condannato richiesta dall’articolo 27 della Costituzione. Gli strumenti con cui si attua tale sostegno non ammettono discriminazioni per titolo di reato. Ciò perché queste misure sono volte al recupero e al positivo ritorno nella società esterna, anche attraverso la promozione della ricerca di opportunità lavorative.
Proprio per tali finalità di supporto sociale e di inserimento lavorativo, quindi, le misure previste per legge in termini generali sono giustamente offerte anche ai condannati che ne abbiano requisiti, così assolvendo a una funzione costituzionalmente orientata.
 

21 settembre 2019
Il Garante nazionale tiene sotto osservazione la situazione nel Cpr di Roma dopo i disordini di venerdì

Roma, 21 settembre 2019 -Nel corso dei disordini che si sono verificati ieri nel Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Ponte Galeria di Roma, il Garante nazionale è stato costantemente in contatto con la Prefettura della Capitale sull'evolversi degli eventi.

Nella giornata di oggi ha inviato un proprio delegato a verificare direttamente la situazione. I danni risultano importanti: due settori sono completamente danneggiati e resi inutilizzabili dalle fiamme appiccate da alcuni ospiti, mentre in altri tre settori sono inagibili solo le aree destinate alla socialità. I posti letto compromessi sono in tutto fra i 16 e i 20. I vigili del fuoco hanno dichiarato agibili i restanti ambienti del Centro.

Per tale motivo, alcuni ospiti sono stati spostati: in parte sono stati alloggiati in altri settori del Cpr laddove vi erano posti disponibili, mentre altri sono stati trasferiti nel Cpr di Palazzo San Gervasio in Basilicata. A causa del forte odore di bruciato, che persisteva ancora oggi, alcuni dei migranti trattenuti nel Centro hanno trascorso la notte all’aperto. La situazione sembra ora tornata sotto controllo, tuttavia alcuni importanti interventi di manutenzione e ripristino vanno realizzati con urgenza, in modo da rendere nuovamente gli ambienti del tutto utilizzabili. Il Garante nazionale continuerà a tenere sotto osservazione la situazione nel Cpr.

Nella mattinata, il Garante nazionale ha congiuntamente monitorato un'operazione di rimpatrio forzato verso la Nigeria, già da tempo in programma, che partiva proprio dal Cpr di Roma. Tale operazione, realizzata con un volo charter, era stata proprio all'origine dei disordini di ieri, con un'aggressione a un operatore e l’incendio che ha danneggiato il Centro.

30 agosto 2019
Appello del Garante nazionale per la situazione della nave “Mare Jonio”

Roma, 30 agosto 2019 - Il Garante nazionale scrive al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte al fine di sollecitare una soluzione per la vicenda della nave “Mare Jonio” ancora bloccata in mare in balia delle condizioni meteo senza alcuna prospettiva di sbarco, non avendo ottenuto dalle Autorità italiane, tempestivamente interpellate, indicazione alcuna rispetto a un possibile luogo sicuro di approdo.
Dal 28 agosto, infatti, le 98 persone soccorse nel Mediterraneo centrale, si sono trovate sotto la completa e diretta responsabilità dell’Italia, Stato di bandiera del vascello, e, quindi, sotto la giurisdizione del nostro Paese, titolare in via esclusiva della vicenda. Una situazione che non può e non deve ulteriormente protrarsi.
Compito del Garante nazionale – scrive Mauro Palma – è invocare la tutela dei diritti delle persone tratte in salvo, di fatto impedite nella loro libertà di movimento, anche perché la violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e della Convenzione di Ginevra del 1951 potrebbe comportare in sede internazionale conseguenti profili di responsabilità a carico del nostro Paese.
Al di là delle considerazioni tecnico giuridiche, il Garante esprime sgomento nel vedere le immagini dello sbarco di bambini in tenera età avvenuto nella notte, ribadendo che mai la libertà delle persone può divenire strumento di pressione politica e riaffermando il valore della centralità della persona.
Nella lettera inviata al Presidente del Consiglio il Garante Nazionale, pur considerando la problematicità del momento politico che vede le Istituzioni impegnate in delicate consultazioni per la formazione del nuovo Governo, sottolinea che, proprio in tale fase, sarebbe importante ritrovare intese non solo dirette a garantire la governabilità del Paese, ma anche una rinnovata convergenza su principi e valori che la nostra Carta costituzionale tutela come fondamentali e che lo stesso Presidente del Consiglio, nel ricevere l’incarico di formare il nuovo esecutivo, ha invocato.

22 agosto 2019
Ocean Viking: il Garante nazionale invita i suoi omologhi di Malta e Norvegia a un’azione coordinata a tutela dei diritti delle persone a bordo della nave.

Roma, 22 agosto 2019 - La nave Ocean Viking si trova attualmente in acque internazionali con a bordo 356 migranti (tra cui 103 minori stranieri, la maggior parte dei quali non accompagnati), tratti in salvo con quattro interventi effettuati tra il 9 e il 12 agosto. 

Si tratta dell’ennesima situazione di stallo riguardante l’assegnazione di un luogo sicuro di sbarco a una nave con persone soccorse in mare, situazione nella quale insorgono conflitti di competenza fra Paesi europei. In questo contesto, che richiede reti di cooperazione non solo tra le autorità responsabili, ma anche tra gli organi indipendenti di garanzia dei diversi Paesi coinvolti, il Garante nazionale ha spesso registrato l’assenza della voce dei propri omologhi, i Meccanismi nazionali di prevenzione (NPM) europei ai sensi del Protocollo Onu alla Convenzione contro la tortura o altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Opcat).

Di fronte alla prospettiva del verificarsi di una nuova privazione ‘de facto’ della libertà delle persone soccorse, dalla durata imprecisata, il Garante nazionale ha preso un’iniziativa per coinvolgere due NPM europei, con l’obiettivo di rafforzare la tutela dei diritti delle persone a bordo. In particolare, il Garante nazionale ha inviato una lettera al Parliamentary Ombudsman della Norvegia, Aage Thor Falkanger, alla Presidente del NPM norvegese, Helga Fastrup Ervik, e al Presidente del Board of Visitors for Detained Persons of Malta, Andre Camilleri (e, per conoscenza, a Malcolm Evans, Presidente del Sottocomitato Onu per la prevenzione della tortura, a cui è affidato il coordinamento dei diversi NPM nazionali), ovvero alle autorità indipendenti, rispettivamente, dello Stato di bandiera della nave che ha giurisdizione sulle persone a bordo e dello Stato con il quale è insorto un conflitto di competenza sul soccorso da prestare. Nella lettera il Garante nazionale li invita a un’azione comune urgente (sotto forma di una lettera, di un esposto all’Autorità giudiziaria o azioni similari) presso le rispettive Autorità nazionali. Tale proposta intende dare avvio a iniziative coordinate tra NPM, con l’obiettivo di sensibilizzare e responsabilizzare contemporaneamente le diverse Autorità nazionali circa il rispetto degli obblighi internazionali cui sono in egual misura vincolate.

Da oltre un anno, il Garante nazionale ha tenuto sotto attenta osservazione la questione della tutela di persone migranti dapprima soccorse, poi bloccate per giorni a bordo dell’imbarcazione che le ha tratte in salvo: lo ha fatto anche con una visita a bordo nel noto caso della nave “Ubaldo Diciotti” e con informazioni alle Procure competenti. Ciò sulla base di una valutazione delle situazioni di fatto determinatesi, indipendentemente da valutazioni di ordine politico o relative ai comportamenti delle persone responsabili delle operazioni. Poiché è indubbio che nessuna persona può rimanere in un limbo privo di diritti, a rischio di essere respinta e in condizioni materiali che ogni giorno peggiorano. Tale situazione, configurabile come una privazione ‘de facto’ della loro libertà personale, le ha implicitamente esposte al rischio di subire respingimenti. Inoltre, il suo prolungarsi, a volte per settimane, può determinare una violazione del diritto alla dignità che attiene in modo assoluto a ogni persona.

21 agosto 2019
Pubblicato il Rapporto sulla visita a Poggioreale: quattro giorni di visita non annunciata nell’Istituto più popoloso d’Italia

Roma, 19 agosto 2019. Con i suoi oltre 2000 detenuti, la Casa circondariale di Poggioreale è l’Istituto con il maggior numero di persone ristrette: ai primi di maggio, durante la visita del Garante, erano 2.373, su 1.633 posti previsti e una capienza reale di 1.515. Oggi i detenuti sono 2085 su 1.423 posti disponibili.
Le condizioni materiali dell’Istituto risentono degli anni e della visione custodiale degli inizi del secolo scorso, quando è stato costruito, rendendolo poco compatibile con le esigenze trattamentali: mancano gli spazi comuni per le attività lavorative, culturali o ricreative, le sale per la socialità di reparto. Tutto ciò nonostante la realizzazione di alcuni lavori di ristrutturazione e la programmazione di altri.
Disagevoli le condizioni degli ambienti di lavoro, con l’ufficio della matricola, operativo 24 ore al giorno, che si trova in un semi-interrato insalubre, con luce insufficiente e forte umidità, come già segnalato dal Garante a seguito della visita effettuata a fine 2017, inizio 2018.
Le stanze di pernottamento delle persone detenute sono estremamente disomogenee. Si va dai cosiddetti ‘cubicoli’ con i servizi igienici a vista, ai cameroni da 14 persone. Particolarmente degradate alcune sezioni, come quella per persone malate o disabili, con letti a castello anche a tre piani.

16 agosto 2019
Il Garante nazionale delle persone private della libertà segue con preoccupazione gli sviluppi della situazione delle persone salvate in mare e da due settimane a bordo della nave "Open arms".

Roma, 16 agosto 2019 - Nella giornata di ieri il Presidente Mauro Palma, dopo una lunga e cordiale interlocuzione telefonica con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha inviato una lettera al Ministro dell’Interno che ieri aveva dato notizia di un decreto di divieto di sbarco e ai Ministri della Difesa e delle Infrastrutture e trasporti, oltre che allo stesso Presidente del Consiglio. Nella lettera il Garante esprime forte preoccupazione per la perdurante situazione di privazione de facto della libertà delle persone a bordo della nave e per l’impatto che tale situazione ha sui diritti fondamentali delle persone soccorse, sul loro precario equilibrio psico-fisico, certificato anche da una équipe medica di ‘Emergency’, sul concretizzarsi di una condizione di ‘trattamento inumano o degradante’, vietato in modo inderogabile dall’articolo 3 della Convenzione europea per i diritti umani.

La mancata designazione di un luogo dove sbarcare, così concludendo l’operazione di soccorso avviata più di quindici giorni fa, dove ricevere cura e assistenza, dove essere identificati e dove poter avere accesso in concreto agli strumenti di tutela previsti dal diritto internazionale, non ha soltanto effetti gravi nei confronti delle persone, ma espone anche il Paese al rischio di censure sul piano internazionale per il non adempimento di obblighi sottoscritti e ratificati in trattati e convenzioni di cui l’Italia è parte.

Da oltre 24 ore l’imbarcazione è in acque italiane, pur senza l'autorizzazione a far sbarcare le persone a bordo: solo nei casi di deterioramento grave delle condizioni fisiche e psichiche viene concesso lo sbarco. Non è possibile che per godere di diritti che attengono alla persona in quanto tale e delle garanzie che sono costituzionalmente assicurate a chiunque si trovi nel territorio del nostro Paese, si debba giungere a condizioni così estreme.  Mentre l’Autorità giudiziaria si sta pronunciando sul profilo di rilevanza penale che la situazione in essere potrebbe avere, il Garante nazionale torna a inviare monito e appello alle Autorità responsabili del nostro Paese perché possa concludersi nel modo meno rischioso per i singoli e per le istituzioni quanto tuttora si verifica nelle acque di fronte a Lampedusa.

Nella lettera inviata ieri il Garante nazionale ha dichiarato il proprio impegno a sostenere le iniziative che il nostro Paese assumerà per un’effettiva responsabilizzazione degli altri Paesi europei, per l’affermazione del principio della corresponsabilità dell’Unione nella ricerca di soluzioni a un problema che non può essere lasciato soltanto ai Paesi del confine marittimo meridionale.

13 agosto 2019
Incendio nell’ospedale di Bergamo: il Garante nazionale si costituisce parte offesa nell’inchiesta sulla morte della giovane, contenuta al letto

Roma, 13 agosto 2019. Apprendiamo la notizia della morte di una giovane nell'ospedale di Bergamo a seguito dell'incendio scoppiato proprio nel reparto di psichiatria dove era ricoverata. La ventenne, secondo quanto dichiarato dall'ospedale in una nota, era stata "bloccata" pochi istanti prima. Forse è proprio per il fatto di essere contenuta al letto che non si è riusciti a mettersi in salvo la giovane, come è stato invece possibile per tutti gli altri pazienti.

La Regione Lombardia ha già chiesto l'istituzione di una commissione di verifica, mentre sarà la Procura della Repubblica a individuare le eventuali responsabilità. 
Il Garante nazionale, da parte sua, si costituirà come parte offesa, così come fa in ogni caso di morte di persone private della libertà, quando il decesso è connesso con la situazione di restrizione.

Il Garante nazionale nell'esprimere la propria vicinanza alla famiglia della giovane vittima, sottolinea ancora una volta la drammaticità della contenzione delle persone nelle istituzioni psichiatriche e delle sue possibili conseguenze.