Comunicati stampa

02 ottobre 2019
Garante nazionale e Portavoce dei Garanti territoriali sul valore del sostegno al reinserimento sociale

Roma, 2 ottobre 2019 - Senza intervenire sul merito di casi specifici recenti, il Garante nazionale e il Portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali dei diritti delle persone detenute o private della libertà ribadiscono che il sostegno al reinserimento sociale delle persone condannate è elemento essenziale della rieducazione del condannato richiesta dall’articolo 27 della Costituzione. Gli strumenti con cui si attua tale sostegno non ammettono discriminazioni per titolo di reato. Ciò perché queste misure sono volte al recupero e al positivo ritorno nella società esterna, anche attraverso la promozione della ricerca di opportunità lavorative.
Proprio per tali finalità di supporto sociale e di inserimento lavorativo, quindi, le misure previste per legge in termini generali sono giustamente offerte anche ai condannati che ne abbiano requisiti, così assolvendo a una funzione costituzionalmente orientata.
 

21 settembre 2019
Il Garante nazionale tiene sotto osservazione la situazione nel Cpr di Roma dopo i disordini di venerdì

Roma, 21 settembre 2019 -Nel corso dei disordini che si sono verificati ieri nel Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Ponte Galeria di Roma, il Garante nazionale è stato costantemente in contatto con la Prefettura della Capitale sull'evolversi degli eventi.

Nella giornata di oggi ha inviato un proprio delegato a verificare direttamente la situazione. I danni risultano importanti: due settori sono completamente danneggiati e resi inutilizzabili dalle fiamme appiccate da alcuni ospiti, mentre in altri tre settori sono inagibili solo le aree destinate alla socialità. I posti letto compromessi sono in tutto fra i 16 e i 20. I vigili del fuoco hanno dichiarato agibili i restanti ambienti del Centro.

Per tale motivo, alcuni ospiti sono stati spostati: in parte sono stati alloggiati in altri settori del Cpr laddove vi erano posti disponibili, mentre altri sono stati trasferiti nel Cpr di Palazzo San Gervasio in Basilicata. A causa del forte odore di bruciato, che persisteva ancora oggi, alcuni dei migranti trattenuti nel Centro hanno trascorso la notte all’aperto. La situazione sembra ora tornata sotto controllo, tuttavia alcuni importanti interventi di manutenzione e ripristino vanno realizzati con urgenza, in modo da rendere nuovamente gli ambienti del tutto utilizzabili. Il Garante nazionale continuerà a tenere sotto osservazione la situazione nel Cpr.

Nella mattinata, il Garante nazionale ha congiuntamente monitorato un'operazione di rimpatrio forzato verso la Nigeria, già da tempo in programma, che partiva proprio dal Cpr di Roma. Tale operazione, realizzata con un volo charter, era stata proprio all'origine dei disordini di ieri, con un'aggressione a un operatore e l’incendio che ha danneggiato il Centro.

30 agosto 2019
Appello del Garante nazionale per la situazione della nave “Mare Jonio”

Roma, 30 agosto 2019 - Il Garante nazionale scrive al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte al fine di sollecitare una soluzione per la vicenda della nave “Mare Jonio” ancora bloccata in mare in balia delle condizioni meteo senza alcuna prospettiva di sbarco, non avendo ottenuto dalle Autorità italiane, tempestivamente interpellate, indicazione alcuna rispetto a un possibile luogo sicuro di approdo.
Dal 28 agosto, infatti, le 98 persone soccorse nel Mediterraneo centrale, si sono trovate sotto la completa e diretta responsabilità dell’Italia, Stato di bandiera del vascello, e, quindi, sotto la giurisdizione del nostro Paese, titolare in via esclusiva della vicenda. Una situazione che non può e non deve ulteriormente protrarsi.
Compito del Garante nazionale – scrive Mauro Palma – è invocare la tutela dei diritti delle persone tratte in salvo, di fatto impedite nella loro libertà di movimento, anche perché la violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e della Convenzione di Ginevra del 1951 potrebbe comportare in sede internazionale conseguenti profili di responsabilità a carico del nostro Paese.
Al di là delle considerazioni tecnico giuridiche, il Garante esprime sgomento nel vedere le immagini dello sbarco di bambini in tenera età avvenuto nella notte, ribadendo che mai la libertà delle persone può divenire strumento di pressione politica e riaffermando il valore della centralità della persona.
Nella lettera inviata al Presidente del Consiglio il Garante Nazionale, pur considerando la problematicità del momento politico che vede le Istituzioni impegnate in delicate consultazioni per la formazione del nuovo Governo, sottolinea che, proprio in tale fase, sarebbe importante ritrovare intese non solo dirette a garantire la governabilità del Paese, ma anche una rinnovata convergenza su principi e valori che la nostra Carta costituzionale tutela come fondamentali e che lo stesso Presidente del Consiglio, nel ricevere l’incarico di formare il nuovo esecutivo, ha invocato.

22 agosto 2019
Ocean Viking: il Garante nazionale invita i suoi omologhi di Malta e Norvegia a un’azione coordinata a tutela dei diritti delle persone a bordo della nave.

Roma, 22 agosto 2019 - La nave Ocean Viking si trova attualmente in acque internazionali con a bordo 356 migranti (tra cui 103 minori stranieri, la maggior parte dei quali non accompagnati), tratti in salvo con quattro interventi effettuati tra il 9 e il 12 agosto. 

Si tratta dell’ennesima situazione di stallo riguardante l’assegnazione di un luogo sicuro di sbarco a una nave con persone soccorse in mare, situazione nella quale insorgono conflitti di competenza fra Paesi europei. In questo contesto, che richiede reti di cooperazione non solo tra le autorità responsabili, ma anche tra gli organi indipendenti di garanzia dei diversi Paesi coinvolti, il Garante nazionale ha spesso registrato l’assenza della voce dei propri omologhi, i Meccanismi nazionali di prevenzione (NPM) europei ai sensi del Protocollo Onu alla Convenzione contro la tortura o altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Opcat).

Di fronte alla prospettiva del verificarsi di una nuova privazione ‘de facto’ della libertà delle persone soccorse, dalla durata imprecisata, il Garante nazionale ha preso un’iniziativa per coinvolgere due NPM europei, con l’obiettivo di rafforzare la tutela dei diritti delle persone a bordo. In particolare, il Garante nazionale ha inviato una lettera al Parliamentary Ombudsman della Norvegia, Aage Thor Falkanger, alla Presidente del NPM norvegese, Helga Fastrup Ervik, e al Presidente del Board of Visitors for Detained Persons of Malta, Andre Camilleri (e, per conoscenza, a Malcolm Evans, Presidente del Sottocomitato Onu per la prevenzione della tortura, a cui è affidato il coordinamento dei diversi NPM nazionali), ovvero alle autorità indipendenti, rispettivamente, dello Stato di bandiera della nave che ha giurisdizione sulle persone a bordo e dello Stato con il quale è insorto un conflitto di competenza sul soccorso da prestare. Nella lettera il Garante nazionale li invita a un’azione comune urgente (sotto forma di una lettera, di un esposto all’Autorità giudiziaria o azioni similari) presso le rispettive Autorità nazionali. Tale proposta intende dare avvio a iniziative coordinate tra NPM, con l’obiettivo di sensibilizzare e responsabilizzare contemporaneamente le diverse Autorità nazionali circa il rispetto degli obblighi internazionali cui sono in egual misura vincolate.

Da oltre un anno, il Garante nazionale ha tenuto sotto attenta osservazione la questione della tutela di persone migranti dapprima soccorse, poi bloccate per giorni a bordo dell’imbarcazione che le ha tratte in salvo: lo ha fatto anche con una visita a bordo nel noto caso della nave “Ubaldo Diciotti” e con informazioni alle Procure competenti. Ciò sulla base di una valutazione delle situazioni di fatto determinatesi, indipendentemente da valutazioni di ordine politico o relative ai comportamenti delle persone responsabili delle operazioni. Poiché è indubbio che nessuna persona può rimanere in un limbo privo di diritti, a rischio di essere respinta e in condizioni materiali che ogni giorno peggiorano. Tale situazione, configurabile come una privazione ‘de facto’ della loro libertà personale, le ha implicitamente esposte al rischio di subire respingimenti. Inoltre, il suo prolungarsi, a volte per settimane, può determinare una violazione del diritto alla dignità che attiene in modo assoluto a ogni persona.

21 agosto 2019
Pubblicato il Rapporto sulla visita a Poggioreale: quattro giorni di visita non annunciata nell’Istituto più popoloso d’Italia

Roma, 19 agosto 2019. Con i suoi oltre 2000 detenuti, la Casa circondariale di Poggioreale è l’Istituto con il maggior numero di persone ristrette: ai primi di maggio, durante la visita del Garante, erano 2.373, su 1.633 posti previsti e una capienza reale di 1.515. Oggi i detenuti sono 2085 su 1.423 posti disponibili.
Le condizioni materiali dell’Istituto risentono degli anni e della visione custodiale degli inizi del secolo scorso, quando è stato costruito, rendendolo poco compatibile con le esigenze trattamentali: mancano gli spazi comuni per le attività lavorative, culturali o ricreative, le sale per la socialità di reparto. Tutto ciò nonostante la realizzazione di alcuni lavori di ristrutturazione e la programmazione di altri.
Disagevoli le condizioni degli ambienti di lavoro, con l’ufficio della matricola, operativo 24 ore al giorno, che si trova in un semi-interrato insalubre, con luce insufficiente e forte umidità, come già segnalato dal Garante a seguito della visita effettuata a fine 2017, inizio 2018.
Le stanze di pernottamento delle persone detenute sono estremamente disomogenee. Si va dai cosiddetti ‘cubicoli’ con i servizi igienici a vista, ai cameroni da 14 persone. Particolarmente degradate alcune sezioni, come quella per persone malate o disabili, con letti a castello anche a tre piani.

16 agosto 2019
Il Garante nazionale delle persone private della libertà segue con preoccupazione gli sviluppi della situazione delle persone salvate in mare e da due settimane a bordo della nave "Open arms".

Roma, 16 agosto 2019 - Nella giornata di ieri il Presidente Mauro Palma, dopo una lunga e cordiale interlocuzione telefonica con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha inviato una lettera al Ministro dell’Interno che ieri aveva dato notizia di un decreto di divieto di sbarco e ai Ministri della Difesa e delle Infrastrutture e trasporti, oltre che allo stesso Presidente del Consiglio. Nella lettera il Garante esprime forte preoccupazione per la perdurante situazione di privazione de facto della libertà delle persone a bordo della nave e per l’impatto che tale situazione ha sui diritti fondamentali delle persone soccorse, sul loro precario equilibrio psico-fisico, certificato anche da una équipe medica di ‘Emergency’, sul concretizzarsi di una condizione di ‘trattamento inumano o degradante’, vietato in modo inderogabile dall’articolo 3 della Convenzione europea per i diritti umani.

La mancata designazione di un luogo dove sbarcare, così concludendo l’operazione di soccorso avviata più di quindici giorni fa, dove ricevere cura e assistenza, dove essere identificati e dove poter avere accesso in concreto agli strumenti di tutela previsti dal diritto internazionale, non ha soltanto effetti gravi nei confronti delle persone, ma espone anche il Paese al rischio di censure sul piano internazionale per il non adempimento di obblighi sottoscritti e ratificati in trattati e convenzioni di cui l’Italia è parte.

Da oltre 24 ore l’imbarcazione è in acque italiane, pur senza l'autorizzazione a far sbarcare le persone a bordo: solo nei casi di deterioramento grave delle condizioni fisiche e psichiche viene concesso lo sbarco. Non è possibile che per godere di diritti che attengono alla persona in quanto tale e delle garanzie che sono costituzionalmente assicurate a chiunque si trovi nel territorio del nostro Paese, si debba giungere a condizioni così estreme.  Mentre l’Autorità giudiziaria si sta pronunciando sul profilo di rilevanza penale che la situazione in essere potrebbe avere, il Garante nazionale torna a inviare monito e appello alle Autorità responsabili del nostro Paese perché possa concludersi nel modo meno rischioso per i singoli e per le istituzioni quanto tuttora si verifica nelle acque di fronte a Lampedusa.

Nella lettera inviata ieri il Garante nazionale ha dichiarato il proprio impegno a sostenere le iniziative che il nostro Paese assumerà per un’effettiva responsabilizzazione degli altri Paesi europei, per l’affermazione del principio della corresponsabilità dell’Unione nella ricerca di soluzioni a un problema che non può essere lasciato soltanto ai Paesi del confine marittimo meridionale.

13 agosto 2019
Incendio nell’ospedale di Bergamo: il Garante nazionale si costituisce parte offesa nell’inchiesta sulla morte della giovane, contenuta al letto

Roma, 13 agosto 2019. Apprendiamo la notizia della morte di una giovane nell'ospedale di Bergamo a seguito dell'incendio scoppiato proprio nel reparto di psichiatria dove era ricoverata. La ventenne, secondo quanto dichiarato dall'ospedale in una nota, era stata "bloccata" pochi istanti prima. Forse è proprio per il fatto di essere contenuta al letto che non si è riusciti a mettersi in salvo la giovane, come è stato invece possibile per tutti gli altri pazienti.

La Regione Lombardia ha già chiesto l'istituzione di una commissione di verifica, mentre sarà la Procura della Repubblica a individuare le eventuali responsabilità. 
Il Garante nazionale, da parte sua, si costituirà come parte offesa, così come fa in ogni caso di morte di persone private della libertà, quando il decesso è connesso con la situazione di restrizione.

Il Garante nazionale nell'esprimere la propria vicinanza alla famiglia della giovane vittima, sottolinea ancora una volta la drammaticità della contenzione delle persone nelle istituzioni psichiatriche e delle sue possibili conseguenze.

 

09 agosto 2019
Il Garante nazionale vuole chiarimenti sulla situazione attuale della “Open Arms”

Roma, 9 agosto 2019 - Ancora un situazione di stallo di una nave che ha effettuato un attività di soccorso in mare rispetto all’individuazione del luogo di approdo. Un’impasse che ha un impatto rilevante sui diritti fondamentali delle persone soccorse, impossibilitate allo sbarco e in quanto tali impedite nella propria libertà di movimento, ed esposte al rischio di trattamenti contrari sia al senso di umanità sia alla dignità delle persone stesse.

È quanto scrive il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale all’Ammiraglio Giovanni Pettorino, Comandante Generale della Guardia Costiera Italiana, rispondendo a una richiesta di intervento avanzata dai responsabili della “Foundacion Proa (Pro-activa Open Arms)”.

08 agosto 2019
Waiting rooms di aeroporti e porti: in nessuna area del territorio nazionale i diritti fondamentali delle persone possono essere sospesi

Roma, 8 agosto 2019 - Con quale fondamento giuridico, dove, come e per quanto tempo possono venire trattenute le persone straniere respinte presso i valichi di frontiera italiani? Nei mesi scorsi il Garante nazionale delle persone private della libertà ha cercato una risposta a queste domande visitando i locali in uso alle Forze di Polizia presso gli Aeroporti di Fiumicino e Malpensa e presso il Porto di Civitavecchia. Ora il Garante rende pubblico il Rapporto relativo alle visite effettuate. 
La permanenza delle persone all’interno delle sale d’attesa presso i valichi di frontiera è configurata dal Garante nazionale come una privazione de facto della libertà personale, non disposta o convalidata dall’autorità giudiziaria e che rischia di non dare effettività alle garanzie sostanziali e procedurali. Il Garante raccomanda urgentemente l’adozione di una norma primaria che eviti tale rischio. Per questo ha inviato il Rapporto anche ai Presidenti del Senato e della Camera. 
Il Garante raccomanda intanto che le soluzioni predisposte per accogliere temporaneamente le persone respinte alla frontiera siano urgentemente rese compatibili con il riconoscimento e la tutela dei diritti fondamentali.
Fra le criticità segnalate nel Rapporto, infatti, molte riguardano le condizioni materiali dei locali nei quali le persone vengono trattenute. In particolare, il Garante nazionale ha constatato nei locali visitati l’assenza di luce naturale e l’impossibilità per le persone trattenute di accedere a spazi esterni. In molti casi le persone straniere sono sistemate in brandine da campo e a volte in situazioni di promiscuità fra uomini e donne. Nell’Aeroporto di Fiumicino il Garante si è poi imbattuto in un locale di sicurezza, dotato di una parete a vetro e privo di suppellettili: al Garante è stato riferito che tale locale viene adoperato per ospitare persone pericolose o turbolente. Il Garante esprime preoccupazione per la presenza di un ambiente di questo tipo, che amplifica la sensazione di costrizione delle persone. 
A destare forti perplessità sono poi alcune limitazioni al diritto all’incontro con i propri avvocati. Il Garante nazionale sollecita infine il Ministero dell’Interno a dotarsi in frontiera di un servizio stabile di mediatori linguistici e interpreti, presenza che a oggi è assicurata solo saltuariamente.
Nel giugno scorso, il Garante nazionale ha visitato anche i locali in uso alle Forze di Polizia presso il valico di frontiera del Porto di Bari. Tale visita sarà oggetto di un altro Rapporto che, come da prassi, verrà inviato alle autorità competenti e successivamente reso pubblico.
 
 
 

30 luglio 2019
Nave Gregoretti: Garante nazionale chiede urgenti informazioni alla Guardia Costiera sulle condizioni dei migranti trattenuti da cinque giorni

Roma, 30 luglio 2019 - Il Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma, a seguito della pubblicazione di notizie di stampa riguardanti la permanenza forzata per più di cinque giorni a bordo della nave “Gregoretti” di diverse persone migranti soccorse in mare dalle Autorità italiane nella zona SAR maltese, ha inviato una lettera al Comandante generale della Guardia Costiera, Giovanni Pettorino. 
 
Configurando la situazione dei migranti a bordo come una privazione de facto della libertà personale, il Garante ha chiesto di ricevere urgentemente informazioni sulle loro condizioni e sulle circostanze del negato sbarco. In particolare, il Garante ha espresso l’esigenza che gli vengano fornite delucidazioni in relazione alla risposta o meno alla richiesta di un “posto sicuro” (POS). Inoltre ha chiesto notizia circa la consistenza numerica delle persone migranti a bordo e la presenza di particolari vulnerabilità; la sistemazione in ambienti coperti o esterni; le condizioni materiali della nave (inclusa la fruibilità dei servizi igienici e la disponibilità di acqua corrente) e infine notizie circa le misure messe in atto per rispettare gli obblighi inderogabili di cui all’articolo 3 della Convenzione europea per i diritti umani – che vieta trattamenti inumani o degradanti- con particolare riferimento all’accesso a cibo e acqua e alla tutela della salute.
 
Nella lettera, il Garante nazionale ha inoltre ricordato che- in qualità di Meccanismo nazionale di prevenzione ai sensi del Protocollo ONU alla Convenzione contro la tortura o altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (OPCAT), ratificato dall’Italia con legge 195/2012- è suo compito e obbligo intervenire a garanzia dei diritti fondamentali delle persone che si trovano a essere sottoposte a una misura di privazione di fatto della libertà, senza un ordine formale di un’autorità, ricorribile davanti a un giudice.