Comunicati stampa

18 febbraio 2019
Cordoglio del Garante nazionale per l'agente suicidatosi nell'Istituto di Sanremo

Il Garante nazionale esprime le proprie condoglianze alla famiglia dell'agente del corpo di Polizia penitenziaria toltosi la vita ieri, domenica 17 febbraio, nell'istituto di Sanremo.

15 febbraio 2019
Ulteriori espressioni di solidarietà per il Garante nazionale in risposta alle intimidazioni ricevute

Dopo le pubbliche dichiarazioni di solidarietà della Camera Penale di Roma, del Ministro della Giustizia, del Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziatrio (DAP), oggi il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, Mauro Palma, riceve un messaggio di vicinanza da parte della Procura nazionale antimafia, nella persona del Dott. Marco Del Gaudio, Sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia, già Vice Capo del Dap, che afferma: “Quello del Garante nazionale è un compito indispensabile. Lo sguardo d’insieme che i suoi rapporti sulle condizioni detentive del Paese offrono è quanto mai prezioso, sia per noi magistrati che per gli altri operatori del settore della giustizia. Per questo trovo ancora più assurdi gli insulti e le minacce recentemente rivolti al Garante in relazione al suo ultimo rapporto sul regime detentivo speciale del 41bis. L’ottica di questo rapporto è stimolare un’ampia riflessione su una normativa delicata, dall’applicazione diversa sul territorio nazionale. Ovviamente non si può essere d’accordo su tutti i punti del Rapporto, ma la logica della contrapposizione non appartiene al linguaggio delle istituzioni”.

 

06 febbraio 2019
Il Garante nazionale pubblica il Rapporto tematico sul 41-bis. Analisi delle sezioni speciali e criticità riscontrate dopo due anni di visite

Roma, 5 febbraio 2019

Il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale ha visitato tutte le sezioni per detenuti in regime speciale previsto dall’articolo 41-bis: 738 uomini, dieci donne e cinque internati in Casa di lavoro. Al gennaio 2019, soltanto 363 di essi – e delle dieci donne, solo quattro - hanno una posizione giuridica definitiva. Inoltre, diciotto persone sono ricoverate nei reparti ospedalieri interni agli Istituti (a Parma e a Milano-Opera).

Le principali criticità riscontrate riguardano in primo luogo le situazioni soggettive relative alle reiterate proroghe del regime e all’inserimento di taluni in “aree riservate” che finiscono per costituire un regime nel regime e sulle quali il Garante nazionale ha già espresso perplessità nelle sue passate Relazioni al Parlamento.

31 gennaio 2019
Garante nazionale: nessun messaggio di impunità di fronte a comportamenti violenti o lesivi della dignità personale

Roma, 31 gennaio 2019

Il Garante nazionale a seguito della cattura di una persona evasa a Campobasso, sottolinea positivamente la stigmatizzazione pubblica del comportamento di uno degli agenti fatta dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Francesco Basentini, che ha anche annunciato l’avvio degli accertamenti necessari per un’azione disciplinare nei confronti dell’agente di Polizia penitenziaria coinvolto. La posizione assunta dall’Amministrazione in questa occasione lascia capire che nessun messaggio di impunità sarà dato nei confronti di chi abbia commesso comportamenti violenti o lesivi della dignità delle persone, una volta che queste siano private della loro libertà personale. Ciò a tutela della grande maggioranza del personale di Polizia che agisce nel pieno rispetto delle regole e dei propri doveri, come nel caso dell’agente che ieri è intervenuto per fermare chi agiva con violenza.

28 gennaio 2019
Sea Watch 3, illecita detenzione. Richiesto al Ministro dei trasporti Toninelli di consentire urgentemente lo sbarco

Roma, 28 gennaio 2019 - Il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, Mauro Palma, esprime preoccupazione per la situazione dei 47 migranti soccorsi il 19 gennaio scorso dalla nave Sea Watch 3 e da tre giorni ancorati nella rada al largo di Siracusa.

Per questo ha scritto al Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli, chiedendo l’immediato attracco della nave Sea Watch 3 e il conseguente sbarco delle persone soccorse, nella chiara finalità di tutelare i diritti delle persone salvate e di preservare il Paese dal dover rispondere in sede internazionale di possibili violazioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU).

La situazione di stallo venutasi a creare per gli effetti della mancata autorizzazione all’attracco e dell’impossibilità della nave di riprendere la navigazione determina la privazione di fatto della libertà dei migranti soccorsi. Oltretutto è stato anche superato il limite massimo di 96 ore che la legge prevede per il fermo di una persona senza convalida giurisdizionale.

Nella lettera il Garante nazionale ha chiesto con la massima urgenza al Ministro informazioni relative all’assegnazione di un luogo sicuro (POS) dove sbarcare le persone ora a bordo della nave Sea Watch 3; all’indicazione data e allo stato attuale della situazione circa l’impossibilità di approdo, con la specificazione della motivazione; alla presenza di donne e minori a bordo; alla sistemazione delle persone salvate in ambienti coperti o esterni, con l’indicazione numerica in un caso e nell’altro; alle condizioni materiali attuali e alle azioni intraprese per rispettare il divieto di trattamenti inumani e degradanti, con particolare riferimento all’accesso a cibo e acqua e alla tutela della salute; ai motivi di ordine pubblico e sanità pubblica che hanno portato all’adozione dell’ordinanza che vieta a ogni natante di avvicinarsi alla Sea Watch 3.

Le persone a bordo di una nave che ha fatto ingresso nelle acque territoriali italiane, per quanto battente bandiera straniera, sono sotto la giurisdizione del nostro Paese. Ciò implica la responsabilità dello Stato per ogni eventuale violazione dei diritti umani: la situazione di privazione della libertà personale di fatto, in violazione dell’articolo 13 della Costituzione e dell’articolo 5 della CEDU; il mancato avvio delle procedure individuali di identificazione e quindi la mancata considerazione delle posizioni individuali, a rischio di violazione del divieto di espulsioni collettive; la mancata considerazione degli aspetti di vulnerabilità individuale, a rischio di violazione dell’articolo 3 della CEDU; la possibile violazione del divieto di non refoulement, considerato che le persone soccorse dalla nave Sea Watch 3 provengono dalla Libia, Paese verso cui non possono essere respinte; il rischio di violazione del diritto d’asilo regolato dalla Convenzione di Ginevra; la possibile violazione dell’articolo 3 della CEDU in relazione alle condizioni in cui sono costrette le persone migranti a bordo.

Il Garante nazionale ha informato delle sue preoccupazioni la Procura della Repubblica di Siracusa, in particolare sulle possibili responsabilità penali riguardo a un’illecita detenzione dei migranti sulla Sea Watch 3 e sui rischi di condanne del nostro Paese in sede internazionale.

Il Garante nazionale ribadisce il principio che le persone sono sempre un fine e mai un mezzo per raggiungere qualsiasi obiettivo e si riserva di aprire un confronto in ambito europeo sull’atteggiamento tenuto dalle autorità olandesi nella gestione della vicenda Sea Watch 3.

 

 

 

 

 

 

 

16 gennaio 2019
Primo: rimuovere i video. Secondo: controllare il linguaggio. Dichiarazione del Garante nazionale Mauro Palma sulla spettacolarizzazione dell’estradizione di Battisti

Roma, 16 gennaio 2019 - “Come Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà ho atteso che calasse il clamore attorno all’operazione che ha riportato Cesare Battisti alla doverosa realtà dell’esecuzione di quella pena che la giustizia gli ha inflitto per quanto commesso. Un punto di arrivo che avrebbe richiesto un atteggiamento sobrio sul piano istituzionale e su quello della comunicazione.

Non è stato così. E poiché alle parole che cercano - in contrasto con la nostra Costituzione -  di dare alla pena il significato del «marcire in carcere»,  si sono aggiunti i video che dettagliatamente riprendono le varie fasi della traduzione in carcere della persona estradata, ritengo doveroso richiamare quanto affermato dal nostro ordinamento penitenziario, che all’articolo 42-bis comma 4, prescrive che nelle traduzioni siano «adottate le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità». L’articolo prosegue prevedendo sanzioni disciplinari per chi non osservi tale disposizione: certamente il legislatore non poteva supporre che fossero i vertici delle Istituzioni a non rispettarla.

Questo video postato dal ministro della giustizia e pubblicato sulla rivista online ministeriale purtroppo si aggiunge a quel riferimento al «marcire» che il ministro dell’interno ha più volte espresso in suoi video: riferimento che indica una finalità della pena detentiva opposta a quella voluta dalla nostra Costituzione.

Il Garante se da un lato confida – sulla base della più volte affermata volontà del ministro della giustizia del pieno rispetto della dignità di ogni persona – che si provvederà a rimuovere tali video, d’altro canto ritiene suo compito ricordare che epiteti, frasi e immagini che puntano ad acquisire consenso attraverso il ricorso a un linguaggio del tutto estraneo a quello del Costituente, finiscono per consolidare una cultura di disgregazione sociale e di tensione di cui il Paese non ha certamente bisogno”.

12 dicembre 2018
Picco di rimpatri forzati verso l'Egitto

Roma, 12 dicembre 2018 - Nelle ultime settimane si è verificata un’impennata di voli di rimpatrio forzato verso l’Egitto. A questo proposito, il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, Mauro Palma, registra che, proprio nel momento in cui, dopo la conferma della mancata collaborazione delle autorità egiziane nelle indagini sui responsabili della tortura e dell’assassinio di Giulio Regeni, forme di cooperazione istituzionali con l’Egitto vengono sospese, si ha la sensazione che, viceversa, la collaborazione fra i due Paesi in tema di rimpatri forzati sia entrata in una fase di rilancio.

A questo si aggiunga che, come sottolineato nella Relazione 2018 al Parlamento, il Garante nazionale, in quanto autorità responsabile lato sensu della tutela dei diritti delle persone private della libertà personale, esprime forti perplessità sull’opportunità di organizzare voli di rimpatrio forzato verso Paesi, come l’Egitto e la Nigeria, che non hanno istituito un meccanismo nazionale di prevenzione della tortura (l’Egitto in quanto Stato non firmatario dell’OPCAT e la Nigeria in quanto Stato firmatario che non ha ancora implementato le disposizioni riguardanti il Meccanismo nazionale di prevenzione).

Dopo queste doverose premesse il Garante nazionale informa che una delegazione del proprio Ufficio ha monitorato nella notte fra il 5 e il 6 dicembre 2018 un’operazione di rimpatrio forzato verso l’Egitto, nel corso della quale sono stati accompagnati nel Paese africano 16 cittadini egiziani precedentemente trattenuti nei Centri di Bari, Potenza e Trapani. L’operazione si è svolta in modo regolare, anche se permangono alcune delle criticità che il Garante nazionale ha più volte sollevato nel corso dei monitoraggi realizzati. Fra tali criticità ci sono: il mancato preavviso ai rimpatriandi; l’uso generalizzato e preventivo delle fascette in velcro ai polsi dei rimpatriandi, a prescindere da valutazioni individuali del rischio e da una effettiva e concreta necessità; le verifiche di sicurezza effettuate con modalità non sempre rispettose dei diritti della persona.

 

10 dicembre 2018
Protocollo tra i Carabinieri e il Garante: massima attenzione ai diritti

Nella mattinata presso il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale Prof. Mauro Palma e il Comandante Generale dell’Arma Giovanni Nistri hanno sottoscritto un importante Protocollo d’Intesa.
Costituendo obiettivo comune il pieno rispetto delle norme nazionali e delle convenzioni internazionali sui diritti delle persone detenute o private della libertà personale, l’intesa odierna è finalizzata a promuovere progetti formativi comuni, nonché a organizzare seminari, conferenze e tavole rotonde per la condivisione delle esperienze e il miglioramento delle rispettive capacità d’intervento.

06 dicembre 2018
Un giudizio complessivo sull'approvazione definitiva del Decreto sicurezza

Roma, 6 dicembre 2018 - A seguito dell’approvazione definitiva, da parte del Parlamento, della Legge di conversione del decreto legge n. 113/2018, nonché della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 3 dicembre scorso, il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, Mauro Palma, esprime alcune valutazioni in merito al testo definitivamente convertito in legge dello Stato.

Osserva preliminarmente che il testo discusso e licenziato dalla Camera dei Deputati è variato rispetto a quello originario sul quale il Garante aveva espresso, per obbligo di Legge, il proprio parere, sia in sede di audizione nella Commissione Affari Costituzionali al Senato sia con l’invio di un testo scritto allegato agli atti del percorso parlamentare del provvedimento.

Tali rilevanti modifiche avrebbero dovuto indurre a richiedere al Garante un nuovo parere, relativo appunto a quanto si andava modificando, o quantomeno a indire una nuova convocazione in audizione da parte della Commissione della Camera dei Deputati, in continuità e analogia con quanto fatto in Senato. Così non è stato.

Tra le novità rilevanti rispetto ai temi di competenza del Garante introdotte dal cosiddetto maxiemendamento del Governo nel corso del passaggio alla Camera dei Deputati ci sono:

  • La necessità di una convalida da parte dell’Autorità giudiziaria per i cosiddetti respingimenti differiti, così come sollecitato dalla Corte Costituzionale e come raccomandato dal Garante nazionale nel proprio parere alla Commissione Affari Costituzionali del Senato.
  • La previsione in modo esplicito dell’esercizio dei poteri del Garante nazionale in tutti i luoghi di trattenimento ai fini di identificazione o di rilevazione della cittadinanza, comunque denominati (con una modifica della stessa legge istitutiva del Garante).
  • La prevista predisposizione, da parte del Ministro degli Esteri di concerto con i Ministri dell’Interno e della Giustizia, di un “elenco dei paesi di origine sicuri”, con un richiamo alla Direttiva europea sui rimpatri n. 115/2008.

Il Garante nazionale accoglie con favore le prime due modifiche, mentre ricorda come da sempre in sede internazionale la predisposizione di elenchi di Paesi ritenuti presuntivamente sicuri sia stata più produttrice di difficoltà e di rischi per le persone coinvolte che non di agevolazione di possibili e dovuti rimpatri. Inoltre, ritiene che le domande di protezione - riguardando esse il destino e, quindi, la vita delle persone - debbano sempre essere valutate individualmente, e non sulla base di criteri generali, quale è quello della origine presuntivamente sicura.

Il Garante nazionale riconosce che la possibilità per i Paesi membri di compilare un elenco di presunti Paesi sicuri è prevista da alcune Direttive europee. Ma, al di là delle già citate difficoltà applicative riscontrate da altri Paesi membri, occorre notare che la cosiddetta “Direttiva procedure” (2013/32/UE) del Parlamento Europeo e del Consiglio prescrive che al migrante proveniente da un Paese incluso nell’elenco dei presunti Paesi sicuri debba essere garantita la possibilità di invocare la sussistenza di gravi motivi di pericolo per evitare il rimpatrio nel proprio Paese. Al contrario, il testo approvato dal Parlamento italiano prevede per il richiedente l’onere di dimostrare la sussistenza di gravi motivi per ritenere non sicuro per sé il proprio Paese.

Con il Decreto sicurezza, la provenienza da un presunto Paese sicuro, inoltre, implica in ogni caso l’utilizzo di una cosiddetta procedura accelerata per l’esame della richiesta di protezione. Tale procedura offre minori garanzie per il richiedente in quanto viene espletata in tempi più ristretti, che comprimono sensibilmente alcune garanzie.

Con il Decreto sicurezza tale procedura accelerata si applica non solo, come previsto precedentemente, a chi è trattenuto in un CPR, ma anche per chi si trovi in un hotspot.

Questi elementi rappresentano gli aspetti che integrano il parere già espresso al Senato frutto dell’analisi del testo originario. Molti di quegli aspetti permangono. In particolare, il Garante nazionale aveva già fatto presente che con l’abolizione della Protezione umanitaria e l’introduzione di nuovi “casi speciali” di permessi di soggiorno (condizioni di salute di particolare gravità; calamità naturali nei Paesi di origine; compimento di atti di particolare valore civile) una serie di diritti della persona in quanto tale, sanciti da Convenzioni internazionali e dalla nostra stessa Costituzione, rischiano di rimanere inesigibili da parte di persone rese prive di quella precedente forma di protezione. Al riguardo il Presidente della Repubblica, prima del passaggio parlamentare, aveva avvertito «l’obbligo di sottolineare» in una lettera al Presidente del Consiglio che «restano fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato, pur se non espressamente richiamati nel testo normativo, e, in particolare, quanto direttamente disposto dall’art. 10 della Costituzione e quanto discende dagli impegni internazionali assunti dall’Italia». Questa affermazione, che inquadra l’ambito applicativo del testo adottato dal Parlamento, rassicura rispetto all’impegno governativo preso in tal senso e all’alta vigilanza del tutore della Costituzione. Dal canto suo, nel proprio ristretto ambito, il Garante nazionale eserciterà tutti i suoi poteri per contribuire a fare sì che questi limiti costituzionali siano effettivamente resi invalicabili. Ad esempio, deve essere chiaro che dopo l’abolizione della protezione umanitaria, in caso di richiesta di protezione internazionale da parte di un cittadino che, a prescindere dal suo Paese di origine, prima di arrivare nel nostro Paese sia transitato in Paesi terzi nei quali può aver subito tortura o altri trattamenti inumani e degradanti, non debba sussistere alcun rischio di  procedura accelerata, poiché è necessaria una valutazione ponderata del caso in esame. Occorre inoltre ricordare a tutte le autorità coinvolte nei diversi passaggi valutativi della singola domanda di protezione che, qualora il richiedente abbia subito torture o trattamenti disumani in Paesi di transito, tale circostanza deve essere considerata rilevante ai fini della decisione sul riconoscimento di una protezione.

Nel proprio parere al Senato, il Garante aveva espresso perplessità anche su altre criticità che permangono nel testo diventato legge: relativamente al significativo prolungamento della durata del trattenimento presso i CPR dello straniero destinato al rimpatrio; all’introduzione della nuova ipotesi di trattenimento del richiedente asilo - trattenimento che può così giungere ai 210 giorni - ai fini puramente identificativi e di verifica della cittadinanza; all’ampliamento della tipologia dei luoghi di privazione della libertà personale, con un’estensione della detenzione amministrativa che rischia di essere ben lontana dal rispondere a effettive esigenze di tipo investigativo e burocratico e di configurarsi soltanto come un addendum di sofferenza forse funzionale soltanto a scoraggiare gli arrivi.

Per un approfondimento su questi punti si fa riferimento al parere presentato al Senato nel corso del relativo passaggio parlamentare.

Il Garante nazionale ribadisce il suo impegno a vigilare affinché l’attuazione del provvedimento non debordi verso possibili e incongrue estensioni applicative, non attenui le garanzie costituzionalmente e internazionalmente definite, sia assolutamente rispettosa dei diritti delle persone a cui il provvedimento è destinato e in grado di contenere la potenziale amplificazione del disagio e della sofferenza dei destinatari.

Il Garante nazionale eserciterà ogni potere che la Legge gli assegna per la vigilanza, la visita dei luoghi, l’accesso alla documentazione, il monitoraggio dei rimpatri forzati, certo di trovare la dovuta - e per altro consueta -  collaborazione dell’Amministrazione del Ministero dell’Interno.

 

05 dicembre 2018
I provvedimenti post sentenza Torreggiani hanno dato i loro frutti, lo dice il Consiglio d’Europa

Roma, 4 dicembre 2018

È stata pubblicata oggi la ricerca del Consiglio d’Europa relativa agli andamenti della popolazione detenuta nei 47 Paesi membri del Consiglio nel periodo 2005 – 2015.

La ricerca è stata condotta dall’Università di Losanna nell’ambito del programma SPACE, che valuta gli andamenti generali della detenzione e delle misure alternative in Europa con un’approfondita metodologia di analisi statistica. Tale ricerca non fotografa l’attualità, ma esamina tendenze complessive in modo da fornire ai Paesi membri uno strumento per indirizzare le politiche che essi poi autonomamente adotteranno. Per questo motivo i dati hanno sempre uno scarto temporale rispetto al presente, tanto che quelli di oggi sono aggiornati a due anni fa.

Per quanto riguarda l’Italia, la ricerca certifica che i provvedimenti adottati dopo la sentenza Torreggiani contro Italia per violazione dell’articolo 3 della Cedu, avevano dato i loro frutti, anche perché sostenuti da una cultura politica, giuridica e anche, quindi, sociale, che ha funzionato come supporto. Parallelamente -lo sappiamo da altri dati- nello stesso periodo considerato non vi è stato alcun aumento della criminalità.

I dati aggiornati a oggi (che se non indicano un numero di persone detenute alto come nel periodo coperto da quella sentenza tuttavia ci dicono che siamo arrivati nuovamente al tetto di 60mila) mostrano invece che se si abbandona quella cultura e non si prendono provvedimenti di altro tipo, si corre il rischio di fare un brutto tuffo nel passato.

Dopo il comunicato sulla pubblicazione della ricerca, oggi si sono scatenate subito molte polemiche: c’è chi tende ad affermare che tutto va bene perché lo certifica l’Europa e c’è chi tende a dire che i dati sono sbagliati o addirittura ‘fraudolenti’. Questi detrattori, per inciso, sono gli stessi che nel 2015 mostravano alta considerazione proprio verso i dati SPACE – che essendo aggiornati a due anni prima non potevano  includere un’analisi degli effetti dei nuovi decreti – per sostenere che i provvedimenti che si stavano adottando erano inutili.

In casi come questi si ha la sensazione di un uso bassamente strumentale di dati scientifici. Sarebbe bene invece mostrare di sapere affrontare problemi complessi – quale è quello della risposta alla commissione di un reato – senza rincorrere un facile quanto effimero consenso.