Comunicati stampa

31 marzo 2020
IL GARANTE NAZIONALE NEI GIORNI DELL’EMERGENZA COVID-19

30 marzo

Le parole di Papa Francesco all’Angelus

Le soluzioni sono difficili ma vanno trovate. Chi ha responsabilità politica in questo momento non ha un compito facile, ma pur rispettando i dubbi, è necessario trovare soluzioni comuni: è il momento che ce lo chiede. Non si può più ragionare come si è fatto finora. Oggi il problema è la crudezza del bene essenziale che è la vita. Ce lo ha ricordato il Papa all’Angelus, ponendo l'accento sulla gravità dell'ingresso del virus in un mondo chiuso, del rischio per chi lì vive e lavora e della situazione potenzialmente esplosiva negli Istituti di pena. Papa Francesco ha voluto ricordare che il carcere non è un mondo separato, ma è parte di tutti noi e della società nella sua complessità. Lo ha fatto ricordando che tutte le persone hanno diritto alla tutela della loro salute. Per questo il Garante nazionale invita tutti ad accogliere il monito di papa Francesco e a unirsi per cercare gli strumenti più adeguati ad affrontare il rischio pandemia in carcere. In questi giorni in cui l'opinione pubblica è sgomenta, la figura del Papa riconnette il sociale diviso.

La ribadiamo: la società e le forze politiche – anche se divise rispetto al tema dell'esecuzione penale o con posizioni più rigide o più aperte rispetto alle misure alternative – devono mettere da parte le divisioni e concentrarsi sulla tutela della salute delle persone detenute, di chi lavora in carcere e della collettività esterna, anche perché l'esplosione di una situazione in carcere avrebbe ovviamente riflessi sull'intera collettività.

Istituti penitenziari

Sono 57.590 le persone detenute presenti oggi negli Istituti penitenziari, con un ulteriore calo, rispetto a venerdì, di 354 unità. È un dato importante, che tuttavia si mantiene ancora troppo contenuto rispetto alle esigenze di reperire spazi all’interno degli Istituti penitenziari al fine di garantire zone per l’isolamento sanitario precauzionale, per la domiciliazione fiduciaria per casi di positività. Occorrono misure più decise, lo ribadiamo ancora una volta. E insieme, in coordinamento con il Garante nazionale, lo chiedono con chiarezza anche i Garanti delle persone private della libertà nominati dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni: «Facciamo appello ai Sindaci e ai Presidenti delle Regioni, delle Province e delle Aree metropolitane affinché facciano sentire la loro voce presso il Governo e facciamo appello ai parlamentari della Repubblica, affinché nell’esame del decreto-legge contenente le norme finalizzate alla riduzione della popolazione detenuta vengano adottate misure  più incisive, in grado di portare nel giro di pochi giorni  la popolazione detenuta sotto la soglia della capienza regolamentare effettivamente disponibile».

Intanto, è stato reso noto il provvedimento attuativo del decreto “Cura Italia”, un provvedimento interdipartimentale, firmato dal capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (Dap) e dal capo della Polizia. Sono 5000 i braccialetti messi a disposizione per il controllo delle persone detenute, con una pena residua compresa tra i sei e i diciotto mesi, ammesse alla detenzione domiciliare, 920 dei quali già disponibili. Il Provvedimento prevede l’installazione di un massimo di 300 apparecchi a settimana. Il sistema sarà costantemente monitorato dal Dap. Tale decreto interdipartimentale dovrà essere periodicamente aggiornato, in relazione all'eventuale disponibilità di ulteriori strumenti di controllo.

La capienza regolamentare calcolata è di 51.416, ma per affermazione dello stesso Dipartimento, i posti realmente disponibili non arrivano a 48.000. Alcune strutture risultano particolarmente affollate: per esempio nella Puglia e nella Basilicata l’Istituto di Taranto è occupato al 194% e quello di Lecce al 182%; in Lombardia un picco rilevante è a Monza (173%) come nel provveditorato di Lazio-Abruzzo-Molise sono particolarmente affollate le strutture di Campobasso (175%) e di Latina (181%). Questi esempi rendono evidenti come il dato medio sia poco indicativo se non lo si legge nelle specifiche situazioni detentive.

Attualmente, sono state recuperate per l’isolamento sanitario Covid 740 stanze di varie dimensioni, raggruppate in 169 reparti di 120 Istituti. Occorre tuttavia molta cautela perché sono a volte definite come isolamento le sezioni che indipendentemente dal prevedere collocazioni in stanza singola sono semplicemente separate dalle altre dell’Istituto.

La rete internazionale

Il giudice motiva la necessità dell’adozione di tale misura – che prevede il riesame entro quattro mesi – con l’esigenza di contenere il rischio della diffusione del Covid-19 all’interno degli Istituti penitenziari, attribuendo rilievo alle condizioni di salute della persona detenuta e alle difficoltà che quest’ultima può incontrare per via delle limitazioni imposte ai colloqui con l’avvocato e quindi alla possibilità di preparare un’adeguata difesa.

Il provvedimento si inserisce in un contesto giurisprudenziale più ampio, che tende a favorire l’applicazione di misure non carcerarie nei confronti delle persone ristrette (non solo in custodia cautelare), in nome della dichiarata necessità di realizzare un'azione rapida e preventiva per ridurre il rischio di infezione, malattia e decesso dei detenuti e degli operatori penitenziari.

In un contesto diverso ma analogo, il Governo del Portogallo ha deciso di concedere il permesso di soggiorno agli immigrati che ne abbiano già fatto richiesta. In questo modo potranno accedere a un impiego e ai servizi pubblici, a partire da quello sanitario. «Le persone non dovrebbero essere private del diritto alla sanità e ai servizi pubblici solo perché la loro domanda non è stata ancora elaborata» ha dichiarato la portavoce del ministero degli Interni, Claudia Veloso, che ha aggiunto «in questa emergenza, i diritti dei migranti devono essere garantiti».

  • L’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni unite, Michelle Bachelet, ha rivolto un appello ai Governi affinché prendano urgenti provvedimenti per proteggere la salute delle persone private della libertà, quale parte di uno sforzo complessivo per contenere la pandemia.

«Covid-19 ha cominciato a diffondersi nelle carceri, nei Centri di detenzione per migranti, così come nelle strutture sociosanitarie e nelle strutture psichiatriche e rischia di colpire le popolazioni estremamente vulnerabili di tali istituzioni».

Per tale motivo l’Alto commissario sollecita i Governi e le Autorità responsabili a lavorare rapidamente per ridurre il numero delle persone detenute. Le Autorità devono individuare i modi per rilasciare le persone particolarmente vulnerabili al Covid-19, tra di loro le persone anziane e malate, così come quelle non pericolose.

  • Sulle posizioni internazionali possono essere utili i seguenti link.

10-14 February 2020 - UN, SPT (Subcommittee on Prevention of Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment). Advice of the Subcommittee on Prevention of Torture to the National Preventive Mechanism of the United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland regarding compulsory quarantine for Coronavirus, adopted at its 40th session (10 to 14 February 2020).

https://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/OPCAT/NPM/2020.03.03-Advice_UK_NPM.pdf

23 March 2020 - UN, WHO (World Health Organization). Preparedness, prevention and control of COVID-19 in prisons and other places of detention. Interim guidance (15 March 2020)

http://www.euro.who.int/__data/assets/pdf_file/0019/434026/Preparedness-prevention-and-control-of-COVID-19-in-prisons.pdf?ua=1

23 March 2020 - COE, CPT (Committee for the Prevention of Torture and Inhuman or Degrading Treatment or Punishment). Statement of principles relating to the treatment of persons deprived of their liberty in the context of the coronavirus disease (COVID-19) pandemic (issued on 20 March 2020).

https://www.coe.int/it/web/portal/full-news/-/asset_publisher/5X8kX9ePN6CH/content/covid-19-anti-torture-committee-issues-statement-of-principles-relating-to-the-treatment-of-persons-deprived-of-their-liberty?_101_INSTANCE_5X8kX9ePN6CH_languageId=en_GB

25 March 2020 – UN, OHCHR (Office of the High Commissioner for Human Rights). Statement of the Commissioner. Urgent action needed to prevent COVID-19 “rampaging through places of detention”

https://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=25745&LangID=E

25 March 2020 – UN, SPT (Subcommittee on Prevention of Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment). Advice of the Subcommittee on Prevention of Torture to States Parties and National Preventive Mechanisms relating to the Coronavirus Pandemic (adopted on 25th March 2020)

https://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/OPCAT/AdviceStatePartiesCoronavirusPandemic2020.pdf

26 March 2020 – COE, Commissioner for Human Rights. Statement of the Commissioner. Commissioner calls for release of immigration detainees while Covid-19 crisis continues

https://www.coe.int/en/web/commissioner/-/commissioner-calls-for-release-of-immigration-detainees-while-covid-19-crisis-continues

 

Residenze per persone con disabilità o anziane

Giungono le prime segnalazioni sulle strutture sociosanitarie assistenziali residenziali, in particolare sulle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa), riguardanti la situazione di isolamento nella quale si trovano gli ospiti e la mancata informazione ai familiari circa le loro condizioni di salute.

Già nei giorni scorsi il Garante nazionale aveva espresso preoccupazione non solo per la tutela della salute delle persone ospiti in tutte le tipologie di strutture residenziali, per anziani e per disabili, ma anche per la tutela del loro diritto al mantenimento delle relazioni familiari. Per questi motivi il Garante aveva invitato le Autorità competenti a favorire forme di comunicazione alternative alla visita dei parenti. Per le persone anziane o disabili, è indubbio il ruolo fondamentale che hanno i contatti con i familiari anche per il sostegno motivazionale.

Altro oggetto di segnalazione riguardanti le Rsa è la mancanza di presidi sanitari di prevenzione per la tutela della salute non solo degli ospiti, ma anche degli operatori professionali. Gli operatori, infatti, in prima linea in quanto a esposizione al contagio, sono gli unici che possono assistere e curare gli ospiti di queste strutture. Agli operatori professionali vanno le dovute attenzioni per sostenerli in questo momento di elevato stress lavorativo e consentire loro di operare in condizioni di sicurezza anche a tutela della salute di tutta la struttura e della comunità.

Per domani è prevista una conferenza stampa congiunta con l’Istituto superiore di sanità sui primi risultati della ricerca avviata in collaborazione, volta a monitorare il contagio da Covid-19 all’interno delle Rsa e le criticità che potrebbero mettere a rischio l’esigibilità dei diritti fondamentali della persona. La ricerca si pone anche l’obiettivo di adottare eventuali strategie di rafforzamento dei programmi e dei principi fondamentali di prevenzione e controllo delle infezioni correlate all’assistenza.

31 marzo 2020
Parere del Sottocomitato Onu per la prevenzione della tortura

Parere del Sottocomitato per la prevenzione della tortura rivolto agli

Stati membri e ai Meccanismi nazionali di prevenzione

relativo alla pandemia di Coronavirus

(adottato il 25 marzo 2020)

 

 

I.   Introduzione

  1.  In poche settimane, il Coronavirus (Covid-19) ha avuto un profondo impatto sulla vita quotidiana, imponendo, in maniera diversa, gravi restrizioni sui movimenti e sulle libertà personali, al fine di consentire le autorità di combattere meglio la pandemia attraverso misure emergenziali di salute pubblica.
  2.  Le persone private della libertà costituiscono un gruppo particolarmente vulnerabile a causa della natura delle restrizioni alle quali sono già sottoposte e della loro limitata capacità di adottare misure precauzionali. All’interno delle carceri e delle altre strutture di detenzione, molte delle quali sono gravemente sovraffollate e in condizioni igieniche precarie, i problemi si acuiscono inesorabilmente.
  3.  In diversi Paesi, le misure adottate per combattere la pandemia nei luoghi di privazione della libertà hanno già portato a problemi sia all’interno che all’esterno delle strutture di detenzione nonché a decessi. In questo contesto, nell’adottare misure per combattere la pandemia è essenziale che le autorità dello Stato tengano in piena considerazione tutti i diritti delle persone private della libertà, delle loro famiglie, di coloro che operano nelle strutture detentive e sanitarie.
  4.  Le misure adottate per contribuire a combattere il rischio di contagio per le persone private della libertà e per il personale che lavora nei luoghi di detenzione dovranno riflettere le modalità stabilite nel presente Parere, in particolare i principi del “non nuocere” e della “equivalenza delle cure”. È anche importante che vi sia una comunicazione trasparente con tutte le persone private della libertà, con le loro famiglie e con i mezzi di comunicazione sulle misure adottate e sulle loro motivazioni.
  5. Il divieto di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti non può essere derogato, neppure in circostanze eccezionali o in situazioni di emergenza che minacciano la vita della nazione[1]. Il Spt ha già pubblicato delle linee guida che confermano che i luoghi formali di quarantena rientrano nel mandato dell’Opcat[2].Ne consegue necessariamente che tutti quei altri luoghi dai quali non ci si può allontanare per ragioni simili rientrano nel mandato Opcat e quindi nella sfera di influenza sia del Spt che dei Meccanismi nazionali di prevenzione (Npm), stabiliti in ambito Opcat.
  6.  Molti Npm hanno chiesto al Spt ulteriori pareri in merito alla loro risposta a questa situazione. Chiaramente, in quanto organismi autonomi, gli Npm sono liberi di determinare il modo migliore per rispondere alle sfide poste dalla pandemia nelle rispettive giurisdizioni. Il Spt rimane disponibile a rispondere a qualsiasi richiesta specifica di indirizzo che gli sia rivolta. Il Spt è consapevole del fatto che una serie di preziosi documenti sono stati già emanati da diverse organizzazioni globali e regionali e ne raccomanda la considerazione agli Stati Parte e agli Npm[3],[4]. Lo scopo del presente Parere è di offrire una guida generale in ambito Opcat sia per tutti i responsabili dei luoghi di privazione della libertà sia per coloro che vi svolgono visite di monitoraggio.
  7.  Il Spt sottolinea che, sebbene il modo in cui viene condotta la visita preventiva sia quasi certamente influenzato dalle necessarie misure adottate nell’interesse della salute pubblica, ciò non significa che le visite preventive debbano avere una battuta di arresto. Al contrario, la potenziale esposizione al rischio di maltrattamenti in cui verrebbero a trovarsi coloro che sono ristretti in tali luoghi di detenzione può essere ancora maggior come conseguenza proprio delle misure sanitarie adottate. Il Spt ritiene che gli Npm debbano continuare a effettuare visite di natura preventiva, rispettando le necessarie limitazioni sul modo in cui le visite debbano essere condotte. È particolarmente importante in questo momento che gli Npm assicurino che siano prese misure efficaci per ridurre la possibilità che le persone private della libertà subiscano forme di trattamento inumano e degradante a causa delle pressioni molte e concrete che i sistemi di detenzione e i loro responsabili devono ora affrontare.

 

II.    Misure da adottare dalle autorità in tutti i luoghi di privazione della libertà, comprese le strutture per la detenzione penale e per quella amministrativa dei migranti, le strutture per rifugiati, gli ospedali psichiatrici e gli altri ambiti sanitari

  1. È assiomatico che lo Stato è responsabile dell’assistenza sanitaria di coloro che tiene in condizione di privazione della libertà e che ha un dovere di attenzione verso il proprio staff sia detentivo che sanitario. Le “Nelson Mandela Rules” (ndt le Regole minime sulla detenzione delle Nazioni Unite) chiariscono che «… I detenuti dovranno godere degli stessi standard di assistenza sanitaria di cui si avvale la comunità e dovranno avere accesso ai servizi sanitari necessari a titolo gratuito, senza che vi sia discriminazione sulla base del loro status giuridico»[5].
  2. Dato l’aumentato rischio di contagio tra coloro che si trovano nelle strutture di custodia e di detenzione, il Spt sollecita fermamente tutti gli Stati a:
  1. compiere valutazioni urgenti volte a identificare le persone private della libertà maggiormente a rischio, tenendo conto di tutti i gruppi vulnerabili particolari;
  2. ridurre, ove possibile, la popolazione carceraria e il numero delle altre persone private della libertà, attraverso programmi di liberazione anticipata, libertà provvisoria o temporanea per quei detenuti per i quali tali misure possono essere possibili e tenendo conto delle   misure non detentive come previsto dalle Regole di Tokyo;
  3. porre particolare attenzione ai luoghi di detenzione in cui la popolazione supera la capienza ufficiale e dove quest’ultima è calcolata sulla base di un numero di metri quadri per persona  che non consente la misura di distanziamento sociale in conformità con gli standard dati alla popolazione generale;
  4. rivedere tutti i casi di custodia cautelare in carcere per stabilire se essa sia strettamente necessaria alla luce della prevalente emergenza sanitaria e al fine di estendere l’uso della libertà provvisoria per tutti, eccezion fatta per i reati più gravi;
  5. riesaminare il ricorso alla privazione della libertà dei migranti e alle strutture  per i rifugiati nell’ottica di ridurre al minino le presenze al loro interno;
  6. le persone che tornano in libertà devono essere sottoposte a screening in modo tale da assicurare che siano adottate le misure adeguate sia per coloro che risultino positivi all’infezione, sia per coloro particolarmente vulnerabili rispetto ad essa;
  7. garantire che le eventuali restrizioni ai regimi esistenti siano ridotte al minimo, proporzionate alla natura dell'emergenza sanitaria e conformi alla legge;
  8. garantire che i meccanismi di reclamo esistenti permangano funzionanti ed efficaci;
  9. rispettare i requisiti minimi per l’esercizio quotidiano all’aperto, tenendo conto, allo stesso tempo, delle misure necessarie per far fronte all’attuale pandemia;
  10. garantire che siano forniti (gratuitamente) materiali e strutture sufficienti a tutti coloro che sono privati della libertà al fine di consentire loro lo stesso grado di igiene personale che è assicurato alla popolazione in generale;
  11. dove le visite sono limitate per motivi sanitari, fornire alle persone private della libertà sufficienti modalità di comunicazione alternative e compensative al fine di mantenere i contatti con i familiari e il mondo esterno, come, per esempio, telefonate, internet/e-mail, videocomunicazione e altri mezzi elettronici appropriati. Tali contatti dovranno essere sia facilitati che incoraggiati, dovranno essere frequenti e gratuiti;
  12. consentire ai familiari o ai parenti di continuare a fornire cibo e altri beni alle persone private della libertà, conformemente alle prassi locali e nel rispetto delle misure di protezione necessarie;
  13. alloggiare le persone più vulnerabili della popolazione detenuta in modalità che riflettano tale maggiore rischio, nel pieno rispetto dei loro diritti nell’ambito dell’ambiente detentivo
  14. impedire l’uso dell’isolamento sanitario quale forma di isolamento disciplinare; l’isolamento sanitario deve essere basato su una valutazione medica indipendente, proporzionata, limitata nel tempo e soggetta a garanzie procedurali;
  15. fornire assistenza medica alle persone private della libertà che ne hanno bisogno, al di fuori della struttura di detenzione, ove possibile;
  16. garantire che le tutele fondamentali contro i maltrattamenti (incluso il diritto di accesso a consulenze mediche indipendenti, all’assistenza legale e al diritto di informare terze persone della propria detenzione) restino disponibili e utilizzabili, nonostante le possibili restrizioni al loro esercizio;
  17. garantire che i detenuti e il personale ricevano informazioni attendibili, accurate e aggiornate su tutte le misure prese, sulla loro durata e sui motivi della loro adozione;
  18. garantire che siano adottate misure appropriate per proteggere la salute del personale di custodia e sanitario e che tal personale sia adeguatamente equipaggiato e sostenuto nell’esercizio delle sue funzioni;
  19. rendere disponibile un adeguato supporto psicologico a tutte le persone private della libertà e al personale interessato da tali misure;
  20. assicurare che, se applicabili, tutte le considerazioni sopra esposte siano anche considerate relativamente ai pazienti che sono ricoverati in modo non volontario nei servizi psichiatrici ospedalieri.

III.   Misure da adottare dalle autorità nei confronti di coloro che si trovano nei luoghi formali destinati alla quarantena

  1.  Nel suo precedente Parere[6], il Spt ha già fornito osservazioni riguardo alla situazione di coloro che sono stati sottoposti alla misura della quarantena. A ciò vorrebbe inoltre aggiungere che:
  1. coloro che sono temporaneamente trattenuti in quarantena devono essere sempre trattati come persone che non sono private della libertà, fatta eccezione per le limitazioni necessariamente loro imposte, conformemente alla legge e sulla base di prove scientifiche, ai fini della quarantena;
  2. non devono essere considerati come “persone detenute” o trattate come se lo fossero;
  3. le strutture di quarantena dovranno avere dimensioni e spazi sufficienti per consentire la libera circolazione interna e una serie di attività dedicate;
  4. la comunicazione con le famiglie e gli amici dovrà essere incoraggiata e facilitata attraverso l’uso di mezzi adeguati;
  5. poiché le strutture di quarantena sono de facto luoghi di privazione della libertà, tutte le persone ivi sistemate devono poter beneficiare delle garanzie fondamentali contro possibili maltrattamenti, compreso il diritto di accesso all’informazione sui motivi del loro essere sottoposte a quarantena, il diritto di accesso a consulenze mediche indipendenti, all’assistenza legale e il diritto a informare terze persone rispetto alla loro messa in quarantena, in modo conforme al loro status e alla loro situazione;
  6. siano prese tutte le misure appropriate per evitare che coloro che sono in quarantena o che sono stati in quarantena, subiscano qualsiasi forma di emarginazione o discriminazione, anche dopo che sono tornati nella comunità;
  7. sia disponibile un adeguato supporto psicologico per coloro che ne hanno bisogno, sia durante che dopo il periodo di isolamento.

 

IV. Misure che gli Npm possono adottare

  1. Gli Npm dovranno continuare a esercitare il loro compito di visita durante la pandemia di coronavirus, anche se il modo in cui le visite saranno condotte dovrà tener conto delle restrizioni legittime attualmente imposte relativamente alle relazioni sociali. L’accesso ai luoghi di detenzione formali non può essere del tutto negato agli Npm, anche se si tratta di luoghi dedicati alla quarantena, sebbene siano consentite restrizioni temporanee ai sensi dell’articolo 14, paragrafo 2 dell’Opcat.
  2. L’obiettivo dell’Opcat, ai sensi dell’articolo 1, è di «istituire un sistema di visite regolari» e lo scopo, come indicato nel preambolo, è di «rafforzare la tutela delle persone private della libertà contro la tortura e le altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti». Tale obbligo non è derogabile ai sensi del diritto internazionale. Nel contesto attuale, ciò suggerisce che spetta agli Npm elaborare metodologie per adempiere al loro mandato preventivo in relazione ai luoghi di privazione della libertà riducendo al minimo la necessità di un contatto sociale, ma offrendo tuttavia effettive opportunità di svolgere un’azione preventiva.
  3. Tali misure potranno includere:
  1. dialogare con le autorità nazionali competenti in merito all’attuazione e al funzionamento delle misure di attenuazione del rischio, come indicato nei precedenti capitoli II e III;
  2. incrementare la raccolta e l’esame minuzioso dei dati relativi ai luoghi di detenzione, individualmente e collettivamente;
  3. utilizzare forme di comunicazione con tecnologie elettroniche con coloro che si trovano nei luoghi di privazione della libertà;
  4. istituire “linee dirette” con gli Npm nei luoghi di detenzione e servizi protetti di posta elettronica e di posta ordinaria;
  5. monitorare la creazione di luoghi di detenzione nuovi/temporanei;
  6. migliorare la distribuzione delle informazioni relative al mandato degli Npm nei luoghi di detenzione e garantire l’esistenza di canali che consentano una comunicazione tempestiva e riservata;
  7. cercare di contattare terze persone (per esempio famiglie e avvocati) che potrebbero essere in grado di fornire ulteriori informazioni sulla situazione nei luoghi di detenzione;
  8. rafforzare la cooperazione con le Ong e le organizzazioni umanitarie che lavorano con le persone private della libertà.

 

V.  Conclusione

14. Non è possibile prevedere con precisione quanto tempo durerà l’attuale pandemia o quali saranno i suoi effetti. Ciò che è chiaro è che essa sta già avendo un profondo effetto su tutti i membri della società e continuerà ad averlo per un tempo considerevole. Il Spt e gli Npm devono essere consapevoli del principio del “non nuocere” quando compiono il loro lavoro. Ciò potrà significare che gli Npm dovranno adattare le loro metodologie di lavoro per far fronte alla situazione causata dalla pandemia al fine di tutelare la comunità esterna, il personale di custodia, le persone private della libertà e sé stessi. Il criterio principale deve essere quello dell’efficacia nel garantire la prevenzione dai maltrattamenti su coloro che sono soggetti a misure detentive. I parametri di prevenzione sono stati ampliati dalle misure straordinarie che gli Stati hanno dovuto adottare. È responsabilità del Spt e degli Npm rispondere in modo fantasioso e creativo alle nuove sfide che devono affrontare nell’esercizio del loro mandato definito dall’Opcat.



[1] Vedi UNCAT, articolo 2(2) and ICCPR, articoli 4 e 7.

[2] Parere del Sottocomitato per la prevenzione della tortura al Meccanismo nazionale di prevenzione del Regno Unito e dell’Irlanda del Nord riguardo la quarantena obbligatoria per coronavirus, approvata nella sua 40^ sessione (dal 10 al 14 Febbraio 2020) disponibile su: https://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/OPCAT/NPM/2020.03.03-Advice_UK_NPM.pdf. Opcat è l’acronimo per il Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura ed ogni altro trattamento o pena crudeli inumani e degradanti (Ndt).

[3] Vedi, per esempio, ‘Preparedness, prevention and control of COVID-19 in prisons and other places of detention - Interim guidance, 15 March 2020’ diffuso dall’Oms e disponibile su http://www.euro.who.int/__data/assets/pdf_file/0019/434026/Preparedness-prevention-and-control-of-COVID-19-in-prisons.pdf?ua=1.

[4] Vedi 'Statement of principles relating to the treatment of persons deprived of their liberty in the context of the coronavirus disease (COVID-19) pandemic issues by the European Committee for the Prevention of Torture, 20 March 2020’ CPT/Inf (2020)13 (19 marzo 2020) e disponibile su www.coe.int/en/web/cpt/-/covid-19-council-of-europe-anti-torture-committee-issues-statement-of-principles-relating-to-the-treatment-of-persons-deprived-of-their-liberty- .   

[5] Regole delle Nazioni Unite sullo standard minimo per il trattamento dei detenuti (Regole Mandela) UN Doc A/RES/70/175(17 Dicembre 2015), Regola 24(1).

[6] Vedi nota n. 2

 

31 marzo 2020
IL GARANTE NAZIONALE NEI GIORNI DELL’EMERGENZA COVID-19

31 marzo

Istituti penitenziari

Sono 57.405 le persone detenute presenti oggi negli Istituti penitenziari, a fronte di meno di 48.000 posti disponibili. Ancora troppe per consentire che siano attuate le misure precauzionali indispensabili per impedire la diffusione del virus Covid-19. Per tale motivo il Garante nazionale ritiene indispensabile, pur apprezzando quanto fin qui fatto, che siano adottate nuove e incisive misure in grado di arrivare a una sensibile riduzione della popolazione detenuta.

Gli Istituti continuano ad attivare al loro interno reparti dove effettuare l’isolamento sanitario. Oggi sono 122 Istituti con 171 reparti e vi sono ospitate 380 persone, così distribuite: 80 in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta; 26 in Lombardia; 15 in Emilia-Romagna e Marche; 26 nel triveneto; 16 in Lazio, Abruzzo e Molise; 90 in Campania; 20 in Puglia e Basilicata, 61 in Sicilia e nessuno Sardegna.

Stanno arrivando dai Provveditorati le risposte sulle conseguenze dei disordini che si sono verificati nelle settimane scorse. I Provveditorati in cui vengono riportati i maggiori danni sono la Lombardia e la Campania con un conto economico che viene stimato come estremamente alto, dell’ordine di qualche milione di euro. I danni sono pesanti anche in alcuni Istituti del Lazio e dell’Emilia-Romagna, anche se al momento non si ha la valutazione economica precisa.

La rete dei Garanti

I Garanti territoriali hanno confermato la loro attenzione e vigilanza alla situazione negli Istituti di loro competenza.  La situazione viene riportata come sostanzialmente calma, nei limiti della tensione che avvolge tutti in questo periodo e in particolare chi vive la privazione della libertà in realtà chiuse. Tuttavia, forte è anche l’attesa di alcuni mutamenti, così come il rischio che possa ritornare una sensazione di abbandono e possano svilupparsi anche forme di esasperazione.

Il Garante nazionale e i Garanti territoriali sottolineano la necessità che accanto alle usuali forme di comunicazione, su cui si è dibattuto in questi giorni, una particolare attenzione sia dedicata a che tali modalità vengano utilizzate anche per non interrompere i percorsi di formazione e di istruzione. La Rete delle scuole ristrette ha chiesto ai Ministri dell’istruzione e della giustizia di realizzare percorsi di teledidattica in carcere e di avviare una discussione su come far sì che l’attività formativa possa proseguire.

La rete internazionale

Il Sottocomitato per la prevenzione della tortura e degli altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti (Spt), istituito in base al Protocollo opzionale alla Convenzione Onu contro la tortura (Opcat), il 25 marzo ha adottato un nuovo Parere più generale su come il Sottocomitato stesso e i Meccanismi nazionale di prevenzione (Npm) debbano continuare a esercitare il proprio mandato durante la situazione d’emergenza determinata dalla diffusione globale del Covid-19.

Il Parere è articolato in 5 capitoli: un’introduzione, una parte che riguarda le misure rivolte alle Autorità che gestiscono tutti i luoghi di privazione della libertà (dalla detenzione penale a quella amministrativa dei migranti, alle strutture per rifugiati, agli ospedali psichiatrici fino a tutti gli altri ambiti, in particolare quelli sanitari), un terzo capitolo rivolto alle misure che le Autorità dovranno adottare nei confronti di coloro che si trovano nei luoghi formali destinati alla quarantena, una quarta parte relative alle misure che gli Npm possono adottare e un quinto e ultimo capitolo di conclusione.

Questi i principi espressi dal comitato Onu.

Per tutelare in modo efficace i luoghi di privazione della libertà – e conseguentemente il mondo esterno ai luoghi chiusi – bisogna proteggere i diritti di tutti e cioè «tutti i diritti delle persone private della libertà» ma anche «delle loro famiglie, del personale di custodia e di quello medico-assistenziale» al massimo grado. 

Quindi, il Spt sottolinea l’importanza in questo periodo di due principi: il “do not harm” cioè il dovere di non arrecare danno e il “principio di equivalenza delle cure” in base al quale il livello di cura delle persone private della libertà deve essere equivalente a quello di un qualsiasi paziente.  

Ancora il Comitato Onu evidenzia la necessità e l’opportunità di operare una comunicazione trasparente: le limitazioni per motivi di salute pubblica devono essere spiegati preventivamente e in modo chiaro per evitare opacità che possono riflettersi in proteste e violenze.

Infine, il Spt chiarisce che, adesso come non mai, gli Npm e il Sottocomitato stesso devono portare avanti il loro mandato di controllo, monitoraggio e visita dei luoghi di privazione della libertà al fine di prevenire tortura e gravi maltrattamenti perché più le strutture si chiudono verso l’esterno – anche se per motivi sacrosanti – e più si innalza il rischio di tali comportamenti.

Insomma, l’occhio giuridico deve lavorare in sinergia con l’occhio sanitario. Come osserva il Sottocomitato, in questi tempi di Covid-19 è «responsabilità del Spt e degli Npm rispondere in modo fantasioso e creativo alle nuove sfide che devono affrontare nell’esercizio del loro mandato definito dall’Opcat».

L’impatto sulla mobilità globale della crisi pandemica, determinato dalla chiusura delle frontiere e dal netto ridimensionamento dei collegamenti internazionali, ha chiaramente coinvolto anche la dimensione dei voli di rimpatrio forzato, di fatto sospesi in tutti gli Stati europei. Le immagini di questi giorni delle applicazioni web per il monitoraggio in tempo reale del traffico aereo tracciano, per lo più, le rotte di aerei che collegano zone interne ai diversi Paesi o continenti.  Il pullulare indistinto di aeroplani che si affastellavano su ogni punto della mappa globale senza soluzione di continuità oggi è sostituito dal ritratto di un traffico ordinato di pochi apparecchi concentrati su zone distanti tra loro.

Per tale motivo, nell’ambito della rete europea di monitoraggio dei rimpatri forzati a cui il Garante aderisce, è stata promossa un’indagine sulla situazione dell’esecuzione dei rimpatri forzati di stranieri irregolari in coincidenza con l’emergenza Covid-19. All’indagine hanno risposto 15 Paesi, tra cui l’Italia.

Sebbene in molti di essi le operazioni di rimpatrio forzato non siano state sospese ufficialmente dalle Autorità competenti, le attività, dopo essersi drasticamente ridotte, sono allo stato attuale ferme per la quasi totale cancellazione dei voli nazionali e internazionali e per la diffusione dello stato d’emergenza in quasi tutti i Paesi del mondo. In pochissimi casi sono ancora organizzati rimpatri volontari assistiti e attività di respingimento, nonché trasferimenti via terra da una frontiera all’altra: è il caso della Grecia e dell’Albania. Per quanto concerne le attività direttamente coordinate e organizzate dall’Agenzia europea Frontex, anche in questo caso si registra un drastico calo delle attività: dal 17 marzo scorso, risultano eseguite soltanto due operazioni di rimpatrio forzato con volo charter, mentre nella settimana del 23 marzo sono state sette le operazioni organizzate tramite voli commerciali.

Alla richiesta di informazioni hanno risposto, oltre all’Italia, l’Austria, il Belgio, la Bulgaria, la Croazia, la Repubblica Ceca, l’Ungheria, la Grecia, la Svizzera, la Norvegia, l’Olanda, il Lussemburgo, la Romania e la Slovacchia.

Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr)

Strettamente correlate alla sospensione delle attività di rimpatrio sono le vicende relative al trattenimento delle persone espulse che in base alla normativa internazionale ed europea trova giustificazione esclusivamente nell’effettiva possibilità di garantire l’esecuzione dei provvedimenti di allontanamento.

In molti Stati si sono sollevate le voci per una chiusura, quanto meno temporanea, dei Centri di detenzione amministrativa, considerati oggi privi di legittimazione e, come tutte le comunità ristrette, incompatibili con le misure di prevenzione del contagio stabilite per la popolazione in generale e inadeguati sotto il profilo dei presidi sanitari interni.

Il richiamo più forte è arrivato dalla Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovi? che il 26 marzo ha chiesto a tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa di rivedere la situazione dei richiedenti asilo respinti e dei migranti irregolari in Centri di detenzione e di procedere al loro rilascio nella massima misura possibile.

Dando uno sguardo alla stampa estera, i Paesi che hanno avviato iniziative di ridimensionamento dell’attività dei Centri appaiono molto pochi. Oltre alla Spagna di cui si è dato conto nei giorni precedenti, merita attenzione la decisione assunta nel Regno Unito la settimana scorsa, a seguito di un’azione legale avviata dall’organizzazione Detenction Action, di disporre il rilascio di più di 300 persone considerate maggiormente a rischio di contrarre l’infezione. Le Autorità inglesi hanno, inoltre, diramato delle Linee guida per il contrasto dell’epidemia in tutti i luoghi di privazione della libertà, si sono impegnate a sottoporre a urgente revisione tutte le misure detentive di trattenimento in atto, al fine di valutare ulteriori prossimi rilasci (736 le persone trattenute alla data del 24 Marzo secondo Detenction Action) e hanno disposto il divieto di trattenimento di persone passibili di ordine di rimpatrio verso 49 paesi, tra cui la Giamaica, l’India, il Pakistan, l’Iraq, il Sudan e l’Albania.

Prima del Regno unito, anche in Belgio le Autorità avevano disposto la liberazione di circa 300 persone tenendo conto dell’impossibilità di rispettare le misure di distanziamento sociale richieste per evitare il diffondersi dell’epidemia.

Diversa appare, invece la situazione della Francia, dove l’azione legale intrapresa da una rete di associazioni che chiedeva la chiusura dei Centri per il rimpatrio non ha trovato accoglimento da parte del Consiglio di Stato francese, che ha rigettato la richiesta forte dei dati che gli sono giunti di pochissime persone in essi presenti (152 alla data del 26 marzo), della distribuzione di materiale per l'igiene personale e dei luoghi, della maggiore attenzione rivolta ai nuovi ingressi e alla salute in generale all'interno dei Centri. Rispetto poi al venir meno del presupposto della legittimità della misura restrittiva per impossibilità di effettivo allontanamento, il Consiglio di Stato avrebbe ricevuto informazioni dall'Autorità amministrativa di aver effettuato anche nel recente periodo operazioni di rimpatrio.

Sempre con riguardo alla Francia, si attende ora la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo adita con una procedura d’urgenza in relazione alla possibile configurazione di trattamenti inumani e degradanti lesivi dell’integrità fisica delle persone trattenute all’interno dei Centri per il rimpatrio. Entro oggi il Governo francese dovrà fornire una serie di chiarimenti ai Giudici di Strasburgo e poi la parola spetterà a loro.

https://www.gov.uk/government/publications/covid-19-prisons-and-other-prescribed-places-of-detention-guidance/covid-19-prisons-and-other-prescribed-places-of-detention-guidance

https://www.conseil-etat.fr/ressources/decisions-contentieuses/dernieres-decisions-importantes/conseil-d-etat-27-mars-2020-demande-de-fermeture-temporaire-des-centres-de-retention-administrative-cra?fbclid%20%E2%80%8B

La presenza attuale nei Cpr italiani è di 344 persone, di cui 23 donne. La maggiore presenza è a Roma e a Torino: 93 tra uomini e donne nel primo Centro, 90 nel secondo.

Se si esamina l’andamento delle presenze a partire dal 12 marzo, si vede comunque un calo, seppure molto lento:

12 marzo

425

16 marzo

410

20 marzo

393

24 marzo

381

27 marzo

367

31 marzo

344

 

 

Residenze per persone con disabilità o anziane

Si è svolta oggi la conferenza stampa congiunta tra il Garante nazionale e l’Istituto superiore di sanità sulla situazione delle Residenze sanitarie assistite rispetto all’epidemia di Covid-19 e sulla ricerca che le due istituzioni stanno conducendo insieme sul tema. I primi risultati dell’indagine saranno resi noti nei prossimi giorni.

Al momento ci sembra importante sottolineare la rilevanza della collaborazione tra istituzioni così diverse che consentono di esaminare la nuova situazione con il doppio sguardo, quello di tipo sanitario e quello della tutela dei diritti, in un contesto difficile e critico come quello delle residenze per persone anziane.

Su tali strutture il contributo del Garante nazionale è di assicurare il pieno rispetto dei diritti di chi vi è ospitato: parliamo di 88.571 persone. Questo in forza del mandato delle Nazioni unite che assegna ai Meccanismi nazionali di prevenzione (Npm), e quindi in Italia al Garante nazionale di vigilare, su ogni forma di privazione della libertà che si realizzi anche di fatto, per qualsiasi motivi essa sia attuata, da quella delle persone ristrette negli Istituti penitenziari a chi è sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio, a chi è ospitato in una struttura residenziali dove talvolta si entra volontariamente ma non sempre è altrettanto facile uscirne.

29 marzo 2020
Coronavirus: Garante nazionale, politica ascolti monito Papa

Roma 29 Marzo

''Oggi il Papa, parlando dell'emergenza nelle carceri, è andato all'essenza della persona. Ci ha voluto ricordare che le persone tutte hanno diritto che sia tutelata la loro salute''. Così il Garante nazionale delle persone detenute, Mauro Palma, commenta all'ANSA le parole di Papa Francesco all'Angelus. ''La società e le forze politiche, divise rispetto al tema dell'esecuzione penale, su posizioni più rigide o più aperte rispetto alle misure alternative - dice Palma - devono accogliere il monito di papa Francesco ed unirsi per cercare gli strumenti più adeguati per affrontare il rischio pandemia in carcere''.
''In questi giorni in cui l'opinione pubblica è sgomenta - dice il Garante - la figura del Papa riconnette il sociale diviso''. ''Ponendo l'accento sulla gravità dell'ingresso del virus in un mondo chiuso, del rischio per chi qui vive e lavora, della situazione esplosiva negli istituti di pena - conclude Palma - il Papa ha voluto ricordare che anche il carcere è parte di tutti noi e della società nella sua complessità''.

27 marzo 2020
IL GARANTE NAZIONALE NEI GIORNI DELL’EMERGENZA COVID-19

27 marzo

Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr)

Oggi il Garante nazionale ha effettuato una visita al Cpr di Ponte Galeria, l’unico che ospita anche le donne. Nel Centro erano presenti 109 persone, 79 uomini e 30 donne e nei prossimi giorni è prevista l’uscita di 12 di loro. Sul totale degli ospiti, sono 27 gli stranieri che hanno un termine massimo di trattenimento che scade entro il mese di maggio e per i quali – stante la situazione di blocco dei voli – il rimpatrio non sarà realizzabile.

Attualmente, nel Cpr non ci sono casi di positività o sospetti. Tuttavia, i nuovi giunti vengono messi precauzionalmente in un modulo a parte, ma non è presente un vero e proprio spazio per l’isolamento delle persone, che – come dice la parola stessa – richiede stanze singole. L’Ente gestore ha rilevato, peraltro, la mancanza di indicazioni precise sulle procedure da adottare nel caso si dovesse verificare un episodio di contagio nel Centro.

Il Garante nazionale ha in corso una interlocuzione con il Ministero dell’interno sulla collocazione degli stranieri che escono dai Cpr e che non hanno un domicilio. Tale problema è emerso concretamente anche nel corso della visita odierna, con l’uscita, per scadenza dei termini, di una donna priva di ogni riferimento abitativo e per la quale l’Ente gestore del Centro si era attivato con la Sala operativa sociale del Comune di Roma e con la Garante delle persone private della libertà di Roma Capitale.

Attualmente, nei Cpr sono presenti 364 persone e il Garante nazionale sta verificando il numero di quelli la cui dimissione è prossima e compresa nel periodo nell’emergenza pandemica e quindi del blocco dei voli.

Istituti penitenziari

57.944 le persone detenute presenti oggi negli Istituti penitenziari, con un ulteriore calo, rispetto a ieri, di 300 unità.

Appare evidente che l’orientamento volto a decongestionare l’affollamento delle carceri, delineato dal sia pur parziale provvedimento del decreto-legge 18/2020 ha prodotto l’effetto indiretto di promuovere la trattazione e la valutazione positiva da parte dei Tribunali di sorveglianza di misure alternative alla detenzione prima non considerate. Questo non diminuisce la necessità di intervenire con strumenti più incisivi di natura legislativa e l’altrettanta necessità di svincolare l’adozione della misura prevista nel decreto già in vigore dall’effettiva applicazione di braccialetto elettronico.

In queste ore si sta definendo il decreto interdipartimentale a firma del capo della Polizia e del capo dell’Amministrazione penitenziaria, previsto dal decreto-legge di dieci giorni fa e che deve definire le modalità di disponibilità e implementazione dei braccialetti elettronici.

La situazione del contagio negli Istituti si mantiene stabile (con un caso di positività smentito dal secondo tampone e con due nuovi casi in Istituti diversi).

La rete europea

Programmato per il pomeriggio di oggi, sotto gli auspici delle Nazioni unite, la Reunión regional de los mecanismos nacionales de prevención de la tortura (Npm) latino-americani per presentare, in video conferenza, la situazione italiana e spagnola rispetto alla pandemia da Covid-19 e gli interventi dei rispettivi Npm (ricordiamo che per l’Italia il Npm è il Garante nazionale).

L’Agenzia Frontex ha messo a punto una mappa delle restrizioni introdotte dai diversi Paesi per rallentare la diffusione della pandemia, che è visibile, limitatamente all’Europa, al seguente link https://frontex.europa.eu/media-centre/news-release/covid-19-restrictions-4IdY3J. 

Residenze per persone con disabilità o anziane

Continua la collaborazione tra Garante nazionale e Istituto superiore di sanità per la ricerca sulle Rsa rispetto alla diffusione del Covid-19 (si veda il link epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-survey-rsa). Al momento della redazione del bollettino odierno si sta svolgendo la video conferenza con il team dell'Istituto superiore di sanità per una analisi e valutazione dei primi dati raccolti attraverso una parte dei questionari. Sui tali iniziali risultati si darà conto nei prossimi giorni.

26 marzo 2020
IL GARANTE NAZIONALE NEI GIORNI DELL’EMERGENZA COVID-19

26 marzo

 

Anche la sede del Garante nazionale è oggi oggetto di sanificazione, che sarà effettuata nel pomeriggio. Per questo il bollettino odierno è particolarmente limitato.

 

Istituti penitenziari

La situazione del contagio negli Istituti è pressoché stabile (un nuovo caso si è verificato con l’immediato trasferimento in ospedale).

Le sezioni di isolamento precauzionale sono 138 in 102 Istituti e ospitano 257 persone detenute. Tuttavia, la tipologia delle stanze di questi reparti varia da istituto e istituto e in taluni casi non corrisponde al significato specifico della parola isolamento. Per esempio, un reparto di un Istituto a tal fine destinato è costituito da cinque stanze di cui quattro sono a tre letti e una a due letti e ospitano 14 persone.

Il Garante nazionale monitora tutte le situazioni avendo ben chiaro che la finalità di efficacemente isolare coloro che possono essere venuti in contatto con altri risultati positivi richiede una numerosità e varietà di spazi che il sistema attualmente non riesce ad assicurare perché tuttora particolarmente affollato. Il numero delle persone detenute questo pomeriggio è di 58.243, con una diminuzione, rispetto a ieri, di 136 unità.

Il Garante regionale del Piemonte ha segnalato una serie di disfunzioni negli Istituti del territorio di sua competenza relative all’effettiva fruibilità delle misure di comunicazione messe in atto per sopperire alla mancanza di colloqui visivi. Il Garante nazionale ha potuto soltanto segnalare la questione al Provveditorato e al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria nell’auspicio che l’interlocuzione che il Garante locale intraprenderà con tali autorità possano essere risolutive.

La TIM ha contattato il Dipartimento per la Giustizia minorile offrendo 35 tablet da mettere a disposizione nei 17 Istituti penali minorili, anche essi in funzione del cercare di compensare l’interruzione di fatto dei colloqui.

Il Garante nazionale continua l’interlocuzione sui temi relativi a carcere e Centri per il rimpatrio (Cpr) con i relativi ministri.

Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr)

Come è stato riportato dalla stampa, è emerso un caso di positività nel Cpr di Gradisca d’Isonzo. La persona, attualmente in isolamento, è tuttavia asintomatica. Il Garante nazionale ha avuto contatti per valutare la situazione, sia con il Prefetto sia con il ministro dell’interno, ricevendo assicurazioni sulle misure messe in atto per la protezione degli altri ospiti.

La rete europea

L’Associazione internazionale delle Amministrazioni penitenziarie europee, EuroPris, ha raccolto una rassegna, aggiornata al 19 marzo 2020, delle misure adottate in diversi Paesi stranieri per prevenire la diffusione del contagio da Coronavirus negli Istituti penitenziari di Italia, Francia, Spagna, Belgio, Slovenia, Slovacchia, Romania, Repubblica Ceca, Ungheria, Lituania, Lettonia, Israele. Stiamo elaborando una tavola comparativa che presenteremo domani.

Il Sottocomitato per la prevenzione della tortura delle Nazioni Unite ha pubblicato un documento sulla pandemia del Coronavirus nei luoghi di restrizione della libertà. La traduzione in italiano, che il Garante sta curando, sarà resa disponibile nei prossimi giorni.

25 marzo 2020
IL GARANTE NAZIONALE NEI GIORNI DELL’EMERGENZA COVID-19

25 marzo

La rete europea

Organizzata dell’Associazione per la prevenzione della tortura di Ginevra, si è svolta ieri una riunione in video-conferenza con 29 partecipanti, la maggior parte appartenenti agli Npm (europei, avente come oggetto l’impatto delle misure prese per contenere il virus (a livello regionale o nazionale) e sfide che la situazione attuale pone per le attività di monitoraggio. Molti dei partecipanti hanno affermato di aver sospeso le attività di monitoraggio. Questo quadro fa emergere positivamente l’attività del Garante nazionale che con la rete dei Garanti territoriali ha continuato ad avere informazioni aggiornate in maniera capillare. Peraltro, sono state effettuate da parte del Garante nazionale due visite, una a Regina Coeli durante gli scontri, e una a Rieti per verificare le conseguenze sul piano materiale e su quello del rispetto di tutte le persone.

Anche in questa sede è stato sollevato il problema della legittimità del trattenimento, sulla base della previsione della Direttiva rimpatri del 2008, di coloro per i quali non è prefigurabile il rimpatrio sulla base delle chiusure delle frontiere al termine de periodo di allocazione nei Centri per il rimpatrio.

Altra discussione si è aperta sulle misure adottate per aumentare gli spazi liberi all’interno delle varie strutture in funzione del loro utilizzo per la prevenzione del contagio. Come è noto, la Spagna ha chiuso tre Centri per migranti a seguito della chiusura dei confini e della conseguente inesistenza di collegamenti aerei o navali. Mentre gli Npm di Albania, Svizzera e Italia stanno chiedendo ai rispettivi Governi di valutare la situazione del rischio di un trattenimento illegittimo di persone che molto probabilmente non potranno essere rimpatriate.

Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr)

Il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione ha fornito al Garante nazionale le informazioni richieste relative alle misure previste nei Cpr e negli hotspot per fronteggiare il rischio del diffondersi dell’epidemia da Covid-19.

Oltre a prescrivere accorgimenti di carattere igienico-sanitario, ad assicurare la disponibilità di materiale per l’igiene della persona e dei locali e a prevedere l’acquisto di dispositivi di protezione individuale, i Prefetti sono stati invitati a individuare appositi spazi per realizzare misure di sorveglianza sanitaria o di isolamento precauzionale. Riguardo ai colloqui, essi devono svolgersi in maniera da garantire in modo assoluto la distanza di due metri. Il Garante nazionale sta verificando l’effettività di tali prescrizioni.

Istituti penitenziari

Circa le notizie che giungono sempre dal territorio, grazie al contributo del Garanti locali, mentre si registra una qualche incertezza rispetto al problema dell’invio dei pacchi negli Istituti penitenziari, su cui si sta lavorando per individuare la via più facilmente praticabile, va rinnovato l’invito alle Direzioni degli Istituti e alla stessa Magistratura di sorveglianza a favorire con disposizioni veloci, conformi alle misure stabilite dal Decreto-legge n.18 del 17 marzo, il rilascio di coloro che rientrano nei presupposti per poter fruire di tali misure.

Va ricordato a tutti che in questa fase è particolarmente importante il lavorare insieme – sanitari, educatori, direzione e Polizia penitenziaria – con il chiaro comune obiettivo: evitare la propagazione del contagio e mitigare la tensione interna agli Istituti che tale sensazione di rischio alimenta. L’Amministrazione penitenziaria sta portando avanti la distribuzione dei telefoni cellulari che si stanno rivelando strumento più duttile nel favorire i contatti con gli interlocutori esterni.

Positivamente, comunque, il trend di diminuzione della presenza di persone detenute e non si è fermato e questa sera sono presenti 58.386 con un calo di 238 presenze.

Nel rispondere oggi alle interrogazioni alla Camera, il Ministro – con il quale il Garante ha una interlocuzione continua – ha fornito il dato dell’attuale presenza di contagio nella popolazione detenuta Per questo ci sentiamo svincolati da quell’impegno di riservatezza sui numeri esatti che ha caratterizzato la comunicazione dei giorni scorsi. Le persone detenute attualmente ristrette in Istituto positive al Covid-19 sono 13; inoltre, una persona positiva era in ospedale sin dal dicembre scorso e un’altra persona, che è nello sviluppo della malattia, è stata assegnata una misura alternativa esterna. Molti Istituti hanno allestito reparti di isolamento sanitario precauzionale, per i casi di esigenze particolari all’ingresso o di necessaria separazione rispetto a chi presenti sintomi febbrili. Vi sono attualmente alloggiate 248 persone in attesa dello svolgersi delle necessarie giornate di quarantena. Ribadiamo che tale numero non indica assolutamente sintomi manifestati o accertamenti eseguiti, ma semplicemente una misura di cautela nei confronti di chi per un motivo qualsiasi è giunto nell’Istituto o vi era già ristretto con qualche pur lieve elemento di incertezza.

Residenze per persone con disabilità o anziane

Gli effetti dell’emergenza sanitaria in atto sulle persone anziane sono note. Tale situazione è ancora più grave nelle strutture residenziali chiuse che ospitano soggetti affetti da gravi patologie neurologiche croniche o aventi specifiche disabilità, anche per il fatto che esse si concentrano maggiormente proprio nel nord del Paese, dove l’epidemia è più diffusa.

Infatti, secondo il GNPL National Register – la banca dati realizzata dal Garante nazionale per la geolocalizzazione delle strutture sociosanitarie assistenziali sul territorio italiano – le Residenze sanitarie assistite (Rsa) sono 4.629, di cui 2.651 al Nord, 668 al Centro e 493 al Sud, 817 nelle Isole. Solo in Lombardia, la regione più colpita dalla pandemia, le Rsa sono 689. Seguono il Piemonte con 616 strutture, l’Emilia-Romagna con 565 e il Veneto con 324. Al centro Italia è la Toscana, con 315 strutture, ad avere il primo posto per numero di Rsa, mentre nel Sud la Puglia è la regione nella quale si registra la presenza più elevata

Inoltre, c’è da rilevare che il rischio di diffusione del Covid-19 nelle strutture socioassistenziali e sanitarie residenziali, per minori e adulti è particolarmente elevato. Basti pensare che il totale di posti letto in queste strutture è pari a 340.593. Solo al Nord i posti letto sono 226.516, al Centro sono 45.124, al Sud 36.562 e infine nelle Isole 32.391 posti letto (fonte GNPL National Register). Tali strutture rientrano nel mandato del Garante nazionale, in quanto Meccanismo nazionale di prevenzione (Npm) in ambito Onu.

Questo rafforza la rilevanza dello studio avviato con l’Istituto superiore di sanità all’interno delle Rsa. A tal proposito, l’elevato impegno dei professionisti coinvolti nella somministrazione dei questionari consente di prevedere i primi risultati entro la settimana.

Al momento della pubblicazione di questo bollettino, delle 2.591 Rsa alle quali il questionario è stato inviato, sono già 150 quelle che hanno risposto. Come già comunicato il questionario è finalizzato ad acquisire informazioni sulla gestione di eventuali casi di sospetto o conferma di positività al Covid-19 e adottare strategie di rafforzamento dei programmi di prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza. La rilevazione riguarda anche quelle criticità che potrebbero mettere a rischio l’esigibilità dei diritti fondamentali della persona. Il Garante nazionale rinnova l’invito alle direzioni delle Rsa, coinvolte nell’indagine, a garantire una elevata partecipazione alla survey, rispondendo al questionario in modo esaustivo al fine di raggiungere i risultati necessari a sostenere la ricerca scientifica che l’emergenza del momento rende indispensabile per la tutela della salute di tutti.

 

Come è evidente le aree di competenza del Garante sono molteplici. Tale ampiezza discende dal mandato stesso, normativamente definito. Invece, oggi su un settimanale si è potuto leggere un attacco all’Istituzione del Garante nazionale e al suo presidente, in particolare, basato sulla supposta estensione arbitraria e “creativa” delle aree di monitoraggio e vigilanza. A queste si sono aggiunte valutazioni indefinibili quasi nella loro sciatteria riferite alla persona del presidente.

24 marzo 2020
IL GARANTE NAZIONALE NEI GIORNI DELL’EMERGENZA COVID-19

24 marzo

Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr)

I Cpr ospitano oggi 381 persone, tra cui 33 donne. Dal 12 marzo a oggi sono scesi di 44 unità.

Come già riportato nel diario dei giorni precedenti, il Garante ha sollevato una questione con il Ministro dell’interno ed è in attesa della relativa risposta. La questione riguarda la sensatezza della privazione della libertà in funzione del rimpatrio di persone che al momento non possono essere rimpatriate, data la chiusura dei confini e l’inesistenza di collegamenti aerei o navali con la gran maggioranza degli Stati.

Basta una semplice consultazione sul sito viaggiaresicuri.it del Ministero degli esteri per avere un’idea seppure approssimativa di quanti rimpatri si siano resi impossibili. Infatti, proprio su questa base, già tre Centri spagnoli sono stati chiusi.

Circola nei siti l’intervista a John Sandweg, ex direttore di un Centro statunitense di detenzione amministrativa per migranti, sintetizzabile nella sua frase «liberate i migranti dai Centri di detenzione o il Covid si diffonderà come un incendio». Nel nostro Paese non siamo in questa situazione anche perché i numeri non hanno quella connotazione di detenzione di massa propria degli Stati Uniti. Tuttavia, si pone il problema per coloro che presumibilmente dovranno essere rilasciati prima della fine di questa temperie epidemica e per i quali il periodo da ora ad allora rischia di essere una sottrazione di tempo e libertà, oltre che una esposizione accentuata al pericolo di contagio, conseguente a nulla e destinato a nulla.

Per capire l’entità della questione, per esempio, su 45 persone trattenute nel Centro di Gradisca d’Isonzo, a 13 scade entro due mesi il termine massimo di trattenimento e di questi otto sono nel Centro in base a un provvedimento meramente amministrativo.  

Il Garante sta completando la rilevazione dei profili di tutte le persone attualmente presenti in queste strutture.

Residenze per le misure di sicurezza (Rems)

Il Garante nazionale ha dovuto oggi sollecitare con lettera le Rems di Volterra, Mondragone, San Nicola Baronia, Vairano, Spinazzola, Capoterra, Santa Sofia d’Epiro, Pisticci e Maniago a fornire l’informazione circa i provvedimenti presi nella struttura relativamente alle visite e ai contatti telefonici, alle visite mediche esterne, alle uscite trattamentali e anche all’effettiva possibilità di passare del tempo in spazi all’aperto, quantunque inclusi nel perimetro della struttura. Con queste ultime informazioni sarà possibile delineare il quadro complessivo, secondo uno schema che il Garante ha già adottato, che aiuti a capire l’incidenza della situazione attuale nei percorsi di trattamento delle persone ospitate e nello sviluppo dei programmi specifici elaborati con i servizi territoriali.

Delle 21 Rems che hanno risposto, dieci hanno del tutto sospeso le visite con i familiari, mentre in cinque sono sospese salvo prevedere alcune particolari eccezioni e nelle rimanenti sono state ridotte e consentite con accorgimenti di prevenzione sanitaria.

Istituti penitenziari

Continua l’attenzione al mondo della detenzione secondo tre diversi sguardi: l’efficacia delle misure introdotte per ridurre i numeri della popolazione detenuta e il loro riflesso sulle molte positive iniziative che Garanti locali, Tribunali di Sorveglianza Provveditori e Direzioni stanno discutendo e promuovendo anche attraverso appositi tavoli; l’effettività di quanto assicurato in sostituzione dei colloqui visivi; gli esiti dei disordini delle scorse settimane sia rispetto all’agibilità degli spazi, sia rispetto alle inchieste sulle morti e su supposte violenze.

Relativamente all’efficacia delle misure, al momento di redigere questo diario le persone detenute presenti nelle camere di pernottamento sono 58.624: sono pertanto scese rispetto a ieri di 234 unità.

86 Istituti hanno allestito 123 reparti di isolamento sanitario precauzionale, per i casi di esigenze particolari all’ingresso o di necessaria separazione rispetto a chi presenti sintomi febbrili. Vi sono attualmente alloggiate 260 persone in attesa dello svolgersi delle necessarie giornate di quarantena. Il numero delle persone detenute contagiate si mantiene sempre molto basso. Tuttavia, continuano a susseguirsi voci non verificate circa nuovi casi di positività, che confondono l’isolamento precauzionale con il contagio vero e proprio.

Quanto alle forme di comunicazione alternative ai colloqui visivi, il Garante nazionale – anche sulla base delle preziose informazioni rese costantemente dei Garanti locali – segnala immediatamente le situazioni critiche al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, per sollecitarne la soluzione, come è avvenuto oggi relativamente alla Casa di reclusione di Saluzzo dove le comunicazioni a distanza sono ancora del tutto insufficienti.

Alcuni problemi sono emersi rispetto alle comunicazioni telefoniche con gli avvocati. In particolare, è dovuto intervenire l’Ordine degli avvocati di Milano per cercare di risolvere una situazione assolutamente non accettabile di impedimento di tali contatti nel carcere di Opera.

Continua, infine, l’interlocuzione del Garante nazionale con le Procure che stanno svolgendo indagini sugli eventi conseguenti ai disordini delle scorse settimane e in particolare sui decessi di 13 persone detenute.

23 marzo 2020
IL GARANTE NAZIONALE NEI GIORNI DELL’EMERGENZA COVID-19

23 marzo

Il Comitato per la prevenzione della tortura e dei trattamenti e pene inumani o degradanti (Cpt, Consiglio d’Europa) ha pubblicato i Principi relativi al trattamento delle persone private della libertà personale nell’ambito della pandemia del coronavirus (Covid-19). Dieci i principi evidenziati, a cominciare da quello fondamentale che così è enunciato: «Il principio di base deve essere quello di adottare ogni possibile misura per la protezione della salute e della sicurezza di tutte le persone private della libertà personale. L’adozione di tali misure contribuisce a preservare di conseguenza la salute e la sicurezza del personale».

Gli altri principi prevedono:

  • Il rispetto effettivo delle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità in tutti i luoghi di privazione della libertà personale
  • Il rafforzamento dello staff e l’adozione di misure di supporto e di protezione a tutto il personale
  • Il diritto a che ogni misura restrittiva adottata nei confronti delle persone private della libertà abbia una base legale e rispetti i criteri di necessità, proporzionalità, rispetto della dignità umana e limitazione temporale, nonché il diritto delle persone private della libertà a ricevere una informazione completa in una lingua a loro comprensibile
  • L’accentuazione del ricorso a forme alternative alla privazione della libertà in tutti i settori dove questa si realizza (penale, sanitario, amministrativo ...)
  • La particolare tutela delle persone detenute vulnerabili o a rischio, come le persone anziane o con patologie mediche preesistenti 
  • La irriducibilità di diritti fondamentali: diritto a mantenere un adeguato livello di igiene personale, il diritto all’attività all’aperto (almeno un’ora al giorno). Inoltre, compensazione della restrizione dei contatti con forme di comunicazione alternative
  • Garanzia di contatto umano quotidiano alle persone in isolamento sanitario
  • Conservazione delle tutele giuridiche fondamentali (l’accesso a un avvocato, l’accesso a un medico e la notifica della detenzione a una terza persona)
  • Pieno esercizio dei poteri degli organismi di monitoraggio (quale è per esempio il Garante nazionale) in tutti i luoghi di privazione della libertà personale, inclusi quelli in cui le persone vengono messe in quarantena.

[Il testo completo del documento del Cpt è pubblicato sul sito del Garante nazionale:  http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/

Accanto a queste indicazioni di un organismo che è – è bene ricordarlo - è espressione di un Trattato, altri strumenti internazionali di indirizzo in questa situazione sono stati pubblicati recentemente. Ne citiamo il più rilevante.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha pubblicato una guida sulla prevenzione e il controllo del virus Covid-19 in carcere e negli altri luoghi di detenzione penale, Preparedness, prevention and control of COVID-19 in prison and other places of detention.

Il documento parte dalla costatazione che le persone nei luoghi di detenzione sono tendenzialmente più esposte all’infezione rispetto alla popolazione generale a causa delle condizioni di ristrettezza e confinamento in cui vivono per periodi prolungati. Inoltre, l’esperienza mostra che le carceri, ove le persone vivono in stretta vicinanza può diventare fonti di diffusione dell’infezione al suo interno e nella collettività esterna. La Guida quindi fornisce delle linee di indirizzo su come contenere il rischio della diffusione, come mettere in atto misure di prevenzione, come trattare i casi sospetti e i casi confermati, come gestire l’informazione.

[Il testo completo del documento dell’Oms è rintracciabile al seguente link:

http://www.euro.who.int/__data/assets/pdf_file/0019/434026/Preparedness-prevention-and-control-of-COVID-19-in-prisons.pdf?ua=1]

Anche alcuni think tank internazionali stanno elaborando indicazioni e guide. Tra queste il Penal Reform International ha pubblicato una briefing note dal titolo Coronavirus: Healthcare and human rights of people in prison sull’impatto del fenomeno epidemico nell’ambiente carcere. Questo è il link: https://cdn.penalreform.org/wp-content/uploads/2020/03/FINAL-Briefing-Coronavirus.pdf

 

Istituti penitenziari

A momento di scrivere questo diario i detenuti presenti nelle camere di pernottamento sono 58.858. 91 Istituti hanno allestito 108 reparti di isolamento sanitario precauzionale, per i casi di esigenze particolari all’ingresso o di necessaria separazione rispetto a chi presenti sintomi febbrili. Vi sono attualmente alloggiate 281 persone in attesa dello svolgersi delle necessarie giornate di quarantena.

Come è noto, le condizioni più restrittive imposte ai movimenti delle persone hanno determinato l’impossibilità della prevista ripresa dei colloqui con i familiari. Il Garante nazionale, in collaborazione con il portavoce dei Garanti territoriali, ha inviato un messaggio di spiegazione alla popolazione detenuta (https://www.youtube.com/watch?v=jPjY6V2kf2M), assicurando l’impegno di tutti i Garanti a controllare che il promesso potenziamento di forme comunicative alternative, assicurato dall’Amministrazione penitenziaria (telefoni cellulari disponibili, videocomunicazione, aumento in numero e durata delle telefonata e loro gratuità, gratuità delle lavanderie, …) abbia effettivamente realizzazione.

I Garanti territoriali, in larga misura, hanno apprezzato l’invito a farsi partecipi del momento difficile – adoperandosi con la costante comunicazione con le Direzioni e in taluni casi con incontri diretti con rappresentanti della popolazione detenuta – per diminuire la criticità attuale vissuta da loro, dai loro familiari da coloro che lavorano in carcere, dalle associazioni che hanno progetti all’interno.

Tuttavia, in alcuni penitenziari la situazione è di estrema difficoltà; soprattutto negli Istituti dove sono stati trasferiti coloro che provenivano da strutture sedi dei recenti disordini. Alcuni detenuti sono giunti senza la cartella clinica personale al seguito e si è dovuto lavorare per recuperare il diario clinico. Il Garante nazionale sottolinea, anche a partire da questa contingenza, come da troppo tempo si stia parlando della digitalizzazione dell’informazione medica, tale da garantire la continuità del trattamento sanitario, senza che a tutt’oggi si sia giunti a quell’elemento di civiltà e coesione nazionale che è rappresentata da fascicolo sanitario digitalizzato e condiviso qualunque sia l’ambito regionale di appartenenza.

Permangono le difficoltà nell’utilizzo della piattaforma Skype, sia per la pochezza delle linee e del loro cablaggio, sia per l’esiguo numero di computer e cellulari necessari per i collegamenti. Il Garante nazionale sta seguendo la situazione e ha avuto notizia di ulteriori 1.500 telefoni cellulari che si aggiungeranno ai 1.600 già forniti da TIM.

Preoccupazione suscita tuttora la distribuzione dei dispositivi di protezione individuale al personale: l’Amministrazione penitenziaria ha assicurato un’accelerazione dell’impegno in tale senso, anche se sono giunte ancora oggi al Garante indicazioni di Istituti dove tale carenza sta determinando ansia tra gli operatori. Circolano troppo spesso informazioni non attendibili su presunti casi di positività che rischiano di alimentare tale ansia, confondendo spesso casi sospetti con casi accertati.

Residenze per persone con disabilità o anziane

Il Garante nazionale ha già espresso nei giorni scorsi forte preoccupazione per le persone ospitate in strutture residenziali chiuse o affette da gravi patologie neurologiche croniche o aventi specifiche disabilità, anche in considerazione del fatto che la maggiore concentrazione territoriale di questa tipologia di strutture è nel nord Italia dove l’epidemia è, al momento, maggiormente diffusa.

La ricerca annunciata venerdì scorso (bollettino 8) con l’Istituto superiore di sanità si è perfezionata nel suo disegno durante il fine settimana: riguarderà in una prima fase 1.983 residenze sanitarie assistite (Rsa) distribuite su tutto il territorio nazionale al fine di acquisire informazioni sulla gestione di eventuali casi di sospetto o conferma di positività al Covid-19 per adottare strategie di rafforzamento dei programmi di prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza e, parallelamente, di quelle criticità che potrebbero mettere a rischio l’esigibilità dei diritti fondamentali della persona. Il Garante nazionale invita fortemente le Rsa coinvolte nell’indagine a un forte senso di responsabilità garantendo una elevata partecipazione alla survey e risposte precise ed esaustive al questionario in tutte le sue parti.

Il Garante ha ricevuto alcune segnalazioni che sono indicative del rischio di estensione del contagio nelle Rsa un po’ in tutta la penisola. Per evitare ansie alle famiglie ritiene di non indicare specificatamente le strutture. Fa tuttavia presente che, per esempio, in un comune 12 dei complessivi 16 contagi registrati sono nella locale Rsa. Così come in un altro caso, 25 positività sono segnalate all’interno del totale di 35 ospiti. Nota del resto a tutti è la situazione dei monasteri di Grottaferrata e di via Casilina a Roma. Proprio per prevenire tale diffusione, alcune Case di riposo, seppure hanno un numero contenuto di persone contagiate, hanno isolato la struttura impedendo l’accesso da parte dei visitatori.

Quarantene

Oltre alle misure stringenti adottate a livello nazionale per contenere la diffusione del contagio, da nord a sud Governatori e Sindaci stanno ricorrendo allo strumento della quarantena, chiudendo interi territori istituendo delle zone rosse per impedire il diffondersi del contagio.

Dopo Medicine, comune di 16.000 abitanti in provincia di Bologna, analoghe misure sono state adottate, per citarne alcune, a Fondi (Lt) nel Lazio, Pozzilli, Venafro, Riccia e Montenero di Bisaccia nel Molise; numerosi anche i comuni della Campania, dell’Irpinia e della Calabria come Cutro (Kr), Montebello Jonico, San Lucido, Ariano Irpino, Sala Consilina, misure che sono poi state ulteriormente confermate a livello centrale dalle nuove disposizioni circa l’impossibilità, su tutto il territorio nazionale, di lasciare il comune ove ci si trovi.

23 marzo 2020
Il Cpt e il trattamento delle persone private della libertà di fronte al Covid-19

Consiglio d'Europa Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) CPT/Inf(2020)13
 
Principi relativi al trattamento delle persone private della libertà personale nell’ambito della pandemia del coronavirus (COVID-19) pubblicato il 20 marzo 2020
 
 
La pandemia del coronavirus (COVID-19) si è rivelata una prova di carattere eccezionale per le autorità degli Stati membri del Consiglio d’Europa. Ciò comporta una sfida specifica ed intensa per il personale che opera nei vari luoghi di privazione della libertà personale quali i commissariati di polizia, gli istituti penitenziari e i servizi psichiatrici, i centri di detenzione per migranti, le residenze per persone con disabilità o anziane cosìcome le zone di confinamento recentemente istituite per le persone poste in quarantena. Pur riconoscendo la chiara necessità di adottare misure decise per combattere il COVID-19, il CPT sente il dovere di rammentare a tutti gli attori coinvolti la natura assoluta e cogente del divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti. Le misure precauzionali adottate dalle autorità non devono mai giungere a configurare trattamenti inumani e degradanti delle persone private della libertà personale. Il CPT ritiene che tutte le autorità competenti nell’ambito del Consiglio d’Europa debbano attenersi ai seguenti principi:
 
1) Il principio di base deve essere quello di adottare ogni possibile misura per la protezione della salute e della sicurezza di tutte le persone private della libertà personale. L’adozione di tali misure contribuisce a preservare di conseguenza la salute e la sicurezza del personale.
 
2) Le linee guida dell’OMS sulla lotta contro la pandemia così come quelle emesse dalle autorità sanitarie nazionali e di natura clinica in ottemperanza con gli standard internazionali devono essere rispettate e pienamente messe in atto in tutti i luoghi di privazione della libertà personale.
 
3) La disponibilità di personale deve essere rinforzata e il personale stesso deve ricevere tutto il sostegno professionale possibile così come le misure protettive di salute e sicurezza nonché la formazione necessaria per continuare ad adempiere al proprio compito nei luoghi di privazione della libertà personale.
 
4) Ogni misura restrittiva adottata nei confronti di persone private della libertà personale atta a prevenire la diffusione del COVID-19 deve avere una base legale e rispettare i criteri di necessità, proporzionalità, rispetto della dignità umana e limitazione temporale. Le persone private della libertà personale devono ricevere un’informazione completa in una lingua a loro comprensibile a riguardo di tali misure.
 
5) Poiché lo stretto contatto personale contribuisce alla diffusione del virus, le autorità devono concentrare i propri sforzi sul ricorso a misure alternative alla privazione della libertà personale. Tale approccio assume una natura imperativa in particolare in situazioni di sovraffollamento carcerario. Inoltre, le autorità competenti dovrebbero esercitare un ricorso maggiore a misure non detentive quali le alternative alla custodia cautelare, la commutazione della pena, la liberazione condizionale e la messa alla prova; il riesame dei trattamenti sanitari obbligatori (TSO), la dimissione o sistemazione di residenti di strutture per persone con disabilità o anziane nella comunità esterna. Inoltre, occorre evitare per quanto possibile la detenzione dei migranti.
 
6) Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria, un’attenzione speciale viene richiesta nei confronti dei bisogni specifici delle persone detenute con un particolare riguardo verso quei gruppi vulnerabili o a rischio come le persone anziane e con patologie mediche preesistenti. Ciò include tra le altre cose, lo screening preventivo del COVID-19 e l’accesso ai reparti di terapia intensiva ove necessario. Inoltre, le persone detenute dovrebbero poter ricevere un’assistenza psicologica da parte del personale in tali circostanze.
 
7) Pur essendo legittimo e ragionevole sospendere le attività non essenziali, i diritti fondamentali delle persone private della libertà personale durante il periodo di pandemia devono essere pienamente rispettati. Ciò include in particolare il diritto di mantenere un adeguato livello d’igiene personale (incluso l’accesso all’acqua calda e ai detergenti personali) e il diritto d’esercizio all’aria aperta giornaliero (della durata di almeno un’ora). Inoltre, ogni restrizione ai contatti con il mondo esterno, inclusi i colloqui visivi, deve essere compensata da un accesso maggiore a forme di comunicazione alternative (come il telefono o Voce tramite protocollo internet o VoIP).
 
8) In caso d’isolamento sanitario o di messa in quarantena di una persona detenuta alla luce di un presunto o reale contagio al virus SARS-COV-2, alla persona in questione deve essere assicurato un contatto umano a livello personale su base giornaliera.
 
9) Le tutele giuridiche particolari per la prevenzione dei maltrattamenti di persone in custodia delle forze dell’ordine (l’accesso a un avvocato, l’accesso a un medico e la notifica delle detenzione a una terza persona) devono essere pienamente rispettate in ogni circostanza e momento. Misure di precauzione (come l’obbligo per persone sintomatiche di portare una mascherina) possono essere appropriate in tali circostanze.
 
10) Il monitoraggio dei luoghi di privazionde della libertà personale da parte di organi indipendenti, quali i meccanismi di prevenzione nazionale (NPM) e il CPT, rimane una tutela fondamentale per la prevenzione dei maltrattamenti. Gli Stati devono pertanto continuare a garantire l’accesso agli organi di monitoraggio in tutti i luoghi di privazione della libertà personale inclusi quelli in cui le persone vengono messe in quarantena. Spetta tuttavia agli organi di monitoraggio di adottare ogni precauzione in ottemperanza del principio “primum non nocere”, in particolare nei confronti di persone anziane o con patologie mediche preesistenti.